Katjinga e Paulinchen

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Roland Adam, lavora in banca ed è il proprietario di una fattoria a Hoerstl, in Germania, dove insieme con la moglie Edit, tiene, liberi in campagna, una coppia di maialini vietnamiti da riproduzione. Sono pot-bellied pig, i maialini con la “pancia a tazza”.

Racconta che una sera vide che una maialina di appena un giorno, nata in una cucciolata di cinque, era stata abbandonata dalla mamma e si muoveva ormai a stento.

Sicuramente sarebbe stata aggredita da qualche volpe nella notte.

La portò a casa e la mostrò a Katjinga, la sua bellissima Rhodesian Ridgeback di 35 kg., che se ne innamorò immediatamente.

La leccò per pulirla e se la tenne accanto per riscaldarla.

Katjinga aveva da poco finito di allattare i suoi cuccioli ma ricominciò a produrre latte per la piccola Paulinchen, che si attaccava ai suoi capezzoli istintivamente.

Era diventata la sua mamma.

Un’altra bella storia ma, ne sono sicuro, è solo una delle tante belle storie nel mondo degli animali.

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Cassazione: commette reato la prof che dice “ignorante e presuntuoso”

Secondo una sentenza della quinta sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n.23693/2010) commette reato di ingiuria l’insegnante che in risposta a un alunno che si limita a criticare in modo corretto e pacato la sua condotta contestandole una mancanza di trasparenza nelle sue valutazioni, risponde pronunciando l’espressione “non sei una persona perbene, sei presuntuoso e ignorante“, parole che non solo violano norme deontologiche, ma anche norme di diritto penale.

Questo poiché dalle testimonianze esaminate non c’è stato modo di ricavare alcun comportamento offensivo da parte del ragazzo che, come rappresentante di classe, aveva legittimamente espresso una critica alla prof.

Concorso sul fatto che certe frasi non dovrebbero mai essere pronunciate.

Ma mi chiedo: E’ mai possibili che la prof. abbia perso le staffe per nulla? Mhhhhh…… E la Cassazione ha visto una foto o ha visto un film? Ed inoltre: è mai possibile che una vicenda simile vada a finire in Cassazione?

Ma tant’è.

Un tempo, “noi che se la maestra ci dava un ceffone, la mamma a casa ce ne dava due”, adesso vita dura per le insegnanti…. Ma la scuola ci ha guadagnato?

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Scuola: ancora sul test Invalsi.

Mi fa piacere segnalare questo articolo: “Test Invalsi: insegnanti sotto esame” a firma ANDREA GAVOSTO, Direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, per La Stampa di oggi, che ripropone i temi da me sollevati con questo precedente post.

A proposito del test, dice:

«Si tratta di un passaggio e di un segnale importanti per la scuola italiana. Le stesse prove vengono, infatti, proposte a tutti i ragazzi in contemporanea e la loro struttura permette valutazioni standardizzate, cioè, confrontabili in modo ragionevolmente oggettivo. È quindi possibile valutare i risultati di una singola classe all’interno della scuola, di un singolo istituto all’interno di un territorio, di una singola regione all’interno del Paese. In un’Italia in cui i divari territoriali negli apprendimenti sono drammatici, conoscere i punti di debolezza del sistema è il primo passo per correggerli.»

Ne approva il contenuto e la sostanza, dicendo:

«si vede come la grande maggioranza dei quesiti richieda la comprensione di un testo oppure la capacità di analizzare e risolvere un problema, spesso formulato nei termini della vita quotidiana (ad esempio, sapere leggere un grafico su un giornale). Per affrontarli con successo servono, dunque, null’altro se non una buona conoscenza delle regole base dell’italiano e dei rudimenti dell’algebra e della geometria, ciò che ci si dovrebbe potere attendere dopo otto anni o più di scuola. Ma, prima di tutto, serve un minimo di capacità logica. Spesso, infatti, le risposte sono – letteralmente – già contenute nelle domande: basta leggerle con attenzione e, appunto, ragionarvi sopra. Ma forse è proprio ciò che la scuola non abitua i nostri ragazzi a fare, limitandosi a un’accumulazione di nozioni, che – parafrasando il filosofo – senza il ragionamento sono cieche»

Però aggiunge

«Nel momento in cui le prove Invalsi diventano la consuetudine in tutte le scuole e in diversi snodi cruciali del percorso scolastico, è necessario garantirne l’effettiva oggettività e confrontabilità. Sappiamo dagli esperimenti passati che talvolta gli insegnanti – di nuovo, in maniera diversa a seconda dell’area geografica – tendono a aiutare i ragazzi, falsando così gli esiti delle prove standardizzate. Rafforzare il controllo esterno è necessario, anche se comporta costi non indifferenti.»

E’ così: con questo test sotto esame non sono gli allievi, ma la scuola, ogni singolo istituto all’interno di un territorio, di una singola regione all’interno del Paese.
E ogni singolo insegnante.

Ben venga dunque il test, come propone la Gelmini, anche per gli studenti all’esame di maturità. Anche se sono contrario a questo esame e preferirei che il test facesse storia a parte.

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La Nazionale e i Managers, secondo Gramellini

Tutti CT della Nazionale, ma c’è anche chi coglie la palla al balzo per far di peggio.

Ecco: due brutti pareggi e tutti pronti a saltare sul carro della peggior critica e tutti pronti a dire quale sarebbe stata la ricetta vincente. Tanto che c’è da perderci? Se anche la terza partita dell’Italia andrà male o se, passato il turno, sarà subito eliminata, si farà la bella figura di dire”Io l’avevo detto”. E se per caso andrà un po’ più avanti si sarà sempre in tempo a dire”Finalmente! E’ bastato cambiar qualcosa”.

Le critiche sono ormai tutte uguali; tanto uguali da non avere nemmeno il merito della fantasia. Tutti certi che con quella ricetta le cose sarebbero andate molto meglio, nessuno che dubita che potevano andare anche peggio. Nessuno capace di guardare con obiettività alla realtà del nostro calcio, dove se una nostra squadra è riuscita a far bene in Europa, dopo tanti anni, è perché è stata formata da 10 o 11 stranieri sugli undici in campo, e dove quasi tutti i nostri migliori calciatori sono solo più le controfigure di quel che erano quattro anni fa.

E così piovono le critiche facili.

Capisco che queste possano essere le chiacchiere da bar dei tifosi, comuni mortali delusi; capisco anche che i giornalisti sportivi debbano acquisire facili meriti e far vendere le proprie testate; non lo capisco quando sono altre le firme che si mettono ad occuparsi di cose che forse immaginano, ma non fanno parte del loro mestiere. O forse invece lo capisco quando vedo un Massimo Gramellini che scrive che in nostro CT avrebbe

«assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri»

Esattamente così come sarebbero usi fare

«Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti (sic! QUASI TUTTI, leggete bene, scrive proprio : QUASI TUTTI) coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.»

E prosegue:

«L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince»

Poi entra nel tecnico e dice:

« Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l’imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l’età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.

C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli»

Seguono le lodi a Balotelli e pure il riferimento al colore della sua pelle (applauso!), ma poi ritorna ai Managers e ai Capi Ufficio concludendo con

« Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita».

Non so quanto Gramellini ne sappia dei poveri Iaquinta, Pepe e Di Natale, che tanto bistratta, o dell’«imbarazzante Cannavaro», ma non riesco a capire quanto ne sappia dei Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» colpevoli da privilegiare, sul lavoro, “gli smunti replicanti” ai fuoriclasse.

Però capisco che il populismo fa premio. Che tira applausi. Che farebbe vincere al televoto.

Complimenti Massimo Gramellini !

QUESTO l’articolo citato

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Lippi, dopo la seconda partita…

Dicono di averlo visto così… !

Eh, eh …. !!! 🙂 🙂 🙂

Post mortem: e non è bastato. Dopo la terza, tutti a casa.

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Piove.

Splendida! Le parole non servono.

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Quiz: qual’è Carlà?

Carla Bruni e Sarah Cameron si sono incontrate a Londra, con i rispettivi mariti, per la commemorazione del 70° anniversario dell’appello radiofonico del generale Charles De Gaulle ai francesi, in cui li esortava a resistere agli invasori nazisti.

Sul sito de La Stampa vedo questa curiosa foto.

Carlà è quella a destra o quella a sinistra?

Niente di speciale, mi pare, per entrambe, in ogni caso.

La soluzione del quiz a pag 2

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Quel vecchio prof aveva capito tutto

Racconta Massimo Gramellini in questo su occhiello, “La truffa morale” per La Stampa, di un apparentemente integerrimo professore di Italiano e Latino che, in punto di morte, confessò alla figlia di aver aiutato i suoi allievi all’esame di maturità.

Ma in che modo?

“A turno i maturandi uscivano dall’aula per recarsi in bagno. E in un angolo buio del corridoio trovavano lui, che consegnava a ciascuno la versione già tradotta. Ma non la stessa per tutti. Una versione personalizzata e con l’handicap. I meritevoli ricevevano un testo impeccabile. I meno bravi uno sporcato da un paio di errori, che per gli scarsi salivano a quattro e per i pelandroni a cinque: al di sotto della sufficienza. Il professore comunicava a ogni ragazzo il numero di errori presenti, così anche il peggiore avrebbe potuto salvarsi, se fosse stato abbastanza bravo da trovarli.”

“Ha spiegato che negli esami l’emotività gioca brutti scherzi, mentre con il suo metodo venivano riconosciuti i meriti e i demeriti accumulati durante l’anno.”

«Una parte di me condanna quel professore – dice Massimo Gramellini – Ma dev’essere una parte norvegese o austro-ungarica, non fateci caso.»

Io, invece, non devo avere in me proprio nulla di norvegese o austro-ungarico.

Quel prof faceva benissimo. Aveva capito tutto.

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I Piombi di una volta

«Mal che vada torno in galera; in fondo non si deve star troppo male nelle carceri di Santa Maria Maggiore, a Venezia.»

E’ quel che deve aver pensato C.M., un quarantenne veneziano, C.M., che appena mezz’ora dopo essere tornato in libertà, è stato di nuovo pescato dagli stessi agenti del Commissariato di San Marco, che lo avevano già arrestato due anni prima, ad aver eseguito un borseggio.

Ma sì: questi, in fondo, sono reati minori che fanno anche un po’ sorridere.

Da un lato c’è da dire “poverino, doveva averne anche proprio bisogno, di quei quattro soldi del borsello”

Dall’altro forse, è proprio vero che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Ma è certo che le carceri di Venezia, oggi, non sono più i Piombi di una volta.

Via IL MESSAGGERO

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Don Gelmini. Perchè il processo tra quasi un anno?

La notizia: Don Gelmini,accusato di avere molestato sessualmente 12 giovani quando erano ospiti della Comunità Incontro, è stato rinviato a giudizio. Così ha deciso il giudice per l’udienza preliminare di Terni Pierluigi Panariello.

Non entro nel merito della decisione anche se il mio cuore sta dalla parte di chi ha fatto del bene combattendo contro la tossicodipendenza.

Il processo comincerà il 29 marzo 2011.

E adesso una domanda: perchè solo il 29 marzo 2011? Che Paese è questo? Che giustizia è questa?

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