Quella maglietta del c………

Guardateli bene, Uno è un campione, l’altro è Marco Materazzi.

Uno indossa la maglietta dell’Inter con la quale ha fatto vincere alla sua squadra la Champions League, l’altro indossa una maglietta personale che si è fatto confezionare per l’occasione per far lo spiritoso.

Le cronache dicono che quella maglietta sia stata la causa scatenante della follia che ha portato ad una lite tra due tifosi che è sfociata nell’assassinio di uno dei due.

Evito di farvi gli elenchi del passato, ma Materazzi non è nuovo a queste tipo di sceneggiate. E, purtroppo, non è nemmeno il solo.

Di certo non pensava che quella maglietta potesse essere collegata ad una tragedia e non so se per davvero lo sia stata.

Mi chiedo però se un professionista serio non dovrebbe astenersi da gesti provocatori che, nel clima d’odio e rancore che circonda il nostro calcio, e non solo quello, possono far perdere la testa a qualche imbecille.

Calma, dunque, ragazzi ! I tifosi facciano i tifosi e i calciatori facciano i calciatori, se ancora ne sono capaci.

Fonti: Il Messaggero (LINK) e Tuttosport (LINK)

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Rompere i coglioni

E’ il nuovo Verbo di Pier Luigi Bersani.

Soprattutto se pronunciato nei confronti di una donna, la Maria Stella Gelmini.

All’assemblea del Pd, ha infatti dichiarato:

«Io sono per fare uscire da questa assemblea una figura eroica, i veri eroi moderni, gli insegnanti che inseguono il disagio sociale in periferia, lottano contro la dispersione mentre la Gelmini gli rompe i coglioni».

Quelle finesse, monsieur le Secretaire !!!

Fonte: IL MESSAGGERO (LINK)

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Milito 2 – Bayern 0

E’ l’anno del rosicamento.

Pazienza.

Onore all’ Inter !

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Ma povera cagnolina !!!

Mamma bassotta abbaia e guaisce per due giorni, finché intervengono i vigili del fuoco e salvano il cucciolo che era rimasto intrappolato in un buco sulle rive dell’Arno, tra alcuni massi e un groviglio di fili di ferro.

Riporta la notizia l’Adnkronos (LINK) precisando che mamma e cucciolo sono stati affidati al personale veterinario della Asl, poiché che erano privi di medaglietta di riconoscimento.

Con l’augurio che trovino presto un padrone che ne abbia cura.

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Gramellini: tifo contro e tifo di rimbalzo

Ecco un altro interessantissimo articolo di Massimo Gramellini nel suo Buongiorno di oggi per La Stampa. Titola:

“L’Italia che tifa contro”.
(LINK)

Argomenta diffusamente sulle motivazioni per cui, questa sera, molti non interisti, “i nemici”, tiferanno Bayern di Monaco, contro l’Inter per l’appunto, e alcuni altri non interisti tiferanno comunque Inter poiché “nemici dei nemici” e «il nemico del mio nemico è mio amico».

Il primo è il classico “tifo contro”, il secondo lo ha argutamente definito “tifo di rimbalzo”. Così – dice – « I cuori di Lazio e Toro, per esempio, batteranno all’unisono con quelli interisti al solo scopo di guastare la serata a romanisti e juventini».

Io, da buon juventino, tiferò “contro”. Lo confesso.

E Massimo? Da buon torinista tiferà “di rimbalzo”. Lo confessi pure lui.

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Un po’ di razzismo, Massimo Gramellini?

Massimo Gramellini, nota ed apprezzata firma e vice direttore de La Stampa, scrive ieri, con l’abituale ironia, un corsivo dal titolo “Il prezzo della Mercedes” (LINK).

Nel suo bel pezzo rimprovera a Mercedes Bresso di aver «ritirato il ricorso contro la vittoria del suo rivale Roberto Cota nelle recenti elezioni del Piemonte, dopo aver strillato al complotto, alla truffa, al pericolo per la democrazia», mentre, « In cambio la Lega si è limitata a togliere il veto alla conferma della signora nel prestigioso incarico di presidente del Comitato delle Regioni europee»

Giusto. I baratti fanno un po’ ribrezzo se chi li fa si professa cavaliere senza macchia e senza paura.

Poi, però, Massimo Gramellini aggiunge:

«Abbiamo smesso da tempo di credere che chi fa politica sia dotato di una spina dorsale più solida di quella di noi comuni mortali. Ci accontenteremmo che appagasse le sue ambizioni personali senza sovrapporle ai destini della democrazia. Una precauzione che dovrebbe valere soprattutto per coloro che chiedono il voto agli elettori di sinistra, ergendosi a paladini degli ultimi.»

Eh, no! Cosa vuol dire con quel «soprattutto per coloro che chiedono il voto agli elettori di sinistra»?

Cos’è un nuovo tipo di razzismo?

Da quando in qua la democrazia è patrimonio solo degli uomini di sinistra? I “puri”, i “bellli” e i “buoni” stanno tutti da una parte?

Ce lo spieghi, per favore.

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Spot in UK: pro-aborto o pro-bidet?

Quando ho letto questo titolo (LINK):

«Inghilterra, il primo spot pro aborto»

per reazione istintiva, forse un po’ volgare, me ne scuso, ho pensato:
Ma non sarebbe bene che, invece, gli inglesi facessero finalmente

«uno spot pro bidet»?

Le due cose, ovviamente, non sono in relazione, ma col bidet almeno l’igiene e la pulizia avrebbero tutto da guadagnarci.

Intendiamoci: non è l’unico Paese nel quale il bidet è uno sconosciuto. Francia e Usa non sono da meno, ma da qualche parte questa forma di civilizzazione dovrà pur iniziare.

Poi ho letto il corpo della notizia e ho visto che di questo spot, per ora, al di là dello slogan «Are you late?» -Sei in ritardo?-, si sa ben poco: salvo ripensamenti conseguenti alle polemiche che si sono scatenate sarà trasmesso lunedì prossimo, alle 10.10, sulla tv inglese Channel Four e solo allora potremo capire esattamente di cosa si tratta.

Dicono che ha l’obiettivo di offrire informazioni su dove rivolgersi in caso di una gravidanza non desiderata ed i rappresentanti di Marie Stopes, l’organizzazione no-profit britannica che ne è lo sponsor e che si occupa di interruzioni di gravidanza, contraccezione e salute sessuale, hanno dichiarato: «Quasi la metà dei cittadini britannici, il 46%, non saprebbe da chi andare in caso di una gravidanza non voluta».

Beh, ho pensato, forse, allora, è una cosa utile.

Poi ho visto che in UK si registra uno dei più alti numeri di aborti, soprattutto nella fascia di età fino ai 20 anni: nel 2007 in Italia il tasso di abortività per donne con meno di 20 anni è stato di 7,5 per 1000, contro il 25 per 1000 in Inghilterra nello stesso anno, il 16,4 in Francia nel 2006, il 20,5 negli Usa nel 2004.

E allora ho pensato che il problema non è quello di dove andare “When she’s late”(cosa che, secondo i dati di cui sopra, le “she” scoprono benissimo), ma di insegnar loro come fare per non mettersi in condizione di dover abortire e poi, se del caso, di come verificare se questi aborti sono proprio necessari.

E tornando a quel famoso accessorio del bagno, devo dire che qualche bidet in più, NON PRIMA, NON DOPO, MA “INVECE”, forse non farebbe del tutto male all’Inghilterra.

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Galeotta fu propio la bolletta telefonica?

Lei, Gabriella Nagy, 37 anni, fa le corna al marito, seppur per «una storia breve, brevissima».

Lui la scopre dalla bolletta telefonica, che prima la compagnia telefonica, la canadese Rogers Communications, mandava all’ufficio della mogliettina infedele, e che, di propria iniziativa, ha invece mandato all’abitazione dei due, in un conto unico, avendo il marito modificato l’abbonamento con l’ aggiunta di altri servizi.

Ne consegue la separazione dei due.

Adesso, però lei chiede 600mila dollari di danni alla Rogers Comunication, sostenendo tutto sarebbe andato sarebbe andato liscio se solo non avessero inviato quella bolletta galeotta.

Come dire: il diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi.

Come andrà a finire questa storia?

Fonte: Il Messaggero (LINK)

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E’ solo la ‘buonauscita’ che fa scandalo?

Da sempre protesto contro i cosiddetti “programmi di approfondimento informativo”, Annozero in testa, ma nessuno escluso, qualunque ne sia il colore politico che li ispira.

Li ritengo veri e proprie trasmissioni di pura faziosa propaganda, nei quali il “bravo presentatore” sa bene come organizzare le cose per menare la danza nella direzione politica che più gli aggrada.

Non ne chiedo l’abolizione. Chiedo semplicemente che i partiti li etichettino col loro nome e simbolo e che se li finanzino, traendone, se del caso, e perché no, pure gli utili.

Adesso siamo di fronte all’accordo per la buonuscita del ‘dipendente’ Michele Santoro della RAI. Per togliercelo dalla palle, si parla di “un contratto di collaborazione di 24 mesi con due annualità di buonuscita (due milioni di euro), dieci docufiction in prima serata e due miniserie Tv da 1 milione e duecento euro l’una, per un totale di circa 16 milioni di euro

Fonte: “ Santoro e la buonuscita” di Flavia Amabile per La Stampa”. (LINK)

Tutti a gridare allo scandalo. Anche quelli a cui Santoro ha fatto tanto comodo in questi anni. Leggo: «In un contesto di crisi economica, nazionale e aziendale, e alla vigilia di un piano industriale Rai, che preannuncia ’lacrime e sangue’ – si parla di almeno 800 esuberi – l’azienda etc, etc……)

Ricordo a tutti che “Annozero” è condotto in prima serata su Ra 2 da Michele Santoro a partire dall’autunno 2006. Nell’annata 2009/2010 si è trattato di una trentina di trasmissioni con share di 4/5 milioni di spettatori a serata.

Oltre al compenso di Santoro la RAI ha dedicato ad Annozero una quantità di risorse senza uguali, non riscontrabile in qualsiasi altro programma del genere.

Ora io mi chiedo: qual è stato il bilancio economico della trasmissione? Qual è stato il ritorno economico per la RAI? E qual’è stato per gli altri programmi del genere?

Mi piacerebbe saperlo, visto che pago regolarmente il canone.

E del “ritorno politico” non me ne può fregar di meno.

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E per una volta: brava Carlà

Ne ho parlato spesso in modo piuttosto critico, non mi sta simpatica.

Questa volta. però. la Première Dame offre la sua immagine a sostegno di una campagna nobile: un video che invita fare di tutto affinché nel mondo non nascano più bambini sieropositivi.

La campagna, in 10 paesi, è denoinata «Born Hiv Free» e si propone di raccogliere fondi via web a favore della missione del Fondo Globale. «È impressionante – dice Carlà – che ogni anno nascano oltre 400.000 bambini già affetti dall’Hiv nonostante disponiamo dei mezzi medici e dell’esperienza necessari ad impedirlo»

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