Domani è un altro giorno, sì vedrà.

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Un caro amico, Sergio, mi ricorda questo pezzo di Ornella Vanoni.

E’, per certo, uno dei più belli e toccantri degli ultimi cinquant’anni.

A voi ! E alzate il volume.

Domani è un altro giorno

E’ uno di quei giorni che ti prende la malinconia

che fino a sera non ti lascia più
la mia fede è troppo scossa ormai ma prego e penso fra di me
proviamo anche con dio non si sa mai
e non c’è niente di più triste in giornate come queste
che ricordare la felicità sapendo già che è inutile ripetere:
chissà ? Domani e’ un altro giorno si vedrà
è uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita
bilancio che non ho quadrato mai
posso dire d’ogni cosa che ho fatto a modo mio
ma con che risultati non saprei
e non mi sono servite a niente esperienze e delusioni
e se ho promesso non lo faccio più ho sempre detto in ultimo :
ho perso ancora ma domani è un altro giorno, si vedrà
è uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai
beato te si beato te
io di tutta un’esistenza spesa a dare,
dare, dare …. non ho salvato niente, neanche te
ma nonostante tutto io non rinuncio a credere
che tu potresti ritornare qui e come tanto tempo fa ripeto :
chi lo sa ? Domani è un altro giorno si vedrà
e oggi non m’importa della stagione morta
per cui rimpianti adesso non ho più
e come tanto tempo fa ripeto :
chi lo sa ? Domani e’ un altro giorno si vedrà
domani e’ un altro giorno si vedrà.

E che per tutti sia un giorno migliore

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Le Prime Comunioni. Il papà con la sua bambina.

15 Maggio 2011. E’ Domenica, ma è una Domenica speciale. E sì, alle 10 tutti in Chiesa per la Santa Messa dedicata alle Prime Comunioni.

Anche quella della mia Elena.

Che bello! Quante emozioni! Forse più per i grandi che per i bambini. Loro sono determinati, tutti compresi nel loro compito. Noi no. Nella nostra mente si rincorrono troppi ricordi e tanti desideri.

La Chiesa è al colmo della capienza. Nei primi banchi, a sinistra, i bambini, a destra i genitori ed i parenti. Tutti vestiti a festa. I grandi con l’abito migliore, le bambine con i loro piccoli abiti da sposa, i maschietti in giacchetta e calzoni lunghi. Non mi piace questa consuetudine per i bambini: vorrei vederli tutti, maschietti e femminucce, vestiti con uno stesso abito o saio, tipo quello da chierichetto.

Nel banco davanti a me, c’è un uomo di colore. E’ alto,  ben fatto, una bella figura. Segue la Santa Messa come tutti, ma è solo. Cerco di capire se possa essere il parente di qualche bambino. E’ un papà. Lo capirò solo alla fine della funzione quando, dopo la foto di gruppo, andrà a recuperare la sua piccola

Lei non ha l’abito da sposina, ha solo un bel golfino nuovo rosa intenso, indossato su una gonna bianca. Ha le sottili treccine tipiche africane e due occhi neri grandi, come solo i bambini di colore riescono ad avere. Nel cuore ha il suo Gesù, come tutti gli altri.

Dalla Chiesa escono per primi, il papà con la sua bambina.

Sorridono.

E li guardo allontanarsi, la mano nella mano,  soli,  su quel lungo marciapiede di periferia.

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Elezioni. Qualche commento, ma che scopole !

Non c’è che dire, visti i risultati di questo primo turno delle amministrative: che scopole ! Per Berlusconi, in primis, e per tutta la vecchia guardia in subordine.

Stupisce soprattutto Milano, dove le becca secche la Moratti (41%) ed è in grosso vantaggio Pisapia (48%); se non fosse stato che i grillini (4%) hanno sottratto voti al candidato di Vendola, più che del PD, questi avrebbe avuto la maggioranza sin dal primo turno. Piange il cuore veder Milano in mano a certi estremisti, ma se la son proprio cercata.

Scontati i successi PD di Fassino (56%) e Merola (51%) a Torino e Bologna, città da sempre rosse. Il primo di più ampie proporzioni, ma solo perché a Bologna i grillini hanno rubato un 10% dei voti al candidato del PD e a Torino il 5%.

Lettieri (PDL), col 38%, è in vantaggio a Napoli, ma qui ha per me dell’incredibile il 26% dei voti all’ex magistrato d’assalto De Magistris, che elimina dalla competizione il candidato PD,  Morcone (20%).

In generale fa acqua, questa volta, la Lega. Ed era ora!

Brilla, ma per nullità, il FLI di Fini e, con esso, rischia l’anonimato il terzo polo di Casini. Avrà peso, forse, ai ballottaggi, ma con chi si schiererà?

Insomma, per ora è un bel 2 a 0 che può anche diventare un 4 a 0. Ma il tutto troppo sulle ali della contestazione e  degli estemismi.

Date uno sguardo a questi due articoli di Sabato e Domenica. Uno è di Gianpaolo  Pansa –  Ieri Katanga, oggi NoGlobal. I brutti tempi rischiano di tornare  – per Libero, l’altro è di Pierluigi Battista –  La Sottile Differenza fra Dissenso e Intolleranza – per il Corriere.

Siete contenti di questi risultati? Io no.

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Meglio della Pippa?

Va di moda il bianco lungo per le Inglesine.

Lei è Cheryl Cole, cantante ed ex moglie del calciatore del Chelsea Ashley Cole.

Sfila sul Red Carpet di Cannes sfoggiando un decollete vertiginoso.

Riuscirà mai a farci dimenticare la Pippa?

Via: La Stampa

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Tennis – Le Foto della Settimana

Con un po’ di dispiacere per l’eliminazione della nostra Roberta  Francesca Schiavone, nei quarti di finale degli Internazionali di Tennis di Roma (troppo forte, questa volta l’australiana Samantha Stosur), mi godo questa foto, un po’ particolare,  scattata da Alessandro di Meo / EPA, che appare tra le foto della settimana del Los Angeles Times.

Lei è la serba Jelena Jankovic.

Anche questa settimana le foto pubblicate sono stupende. Non perdetevele.

Le trovate qui: The Week in Pictures from the Los Angeles Times.

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Evviva ! Per due giorni non ci romperanno più le p…..

Ragazzi, godiamoci questi due giorni. Saranno probabilmente gli unici due di tranquillità dopo una campagna elettorale che dura da mesi e che ha assunto toni sempre più da vomito, da tutte le parti, nessuna esclusa.

Ma, nonostante tutto, pur con la puzza sotto al naso, come diceva Indro Montanelli, andiamo lo stesso a votare. Facciamoci coraggio.

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Cresce la febbre del lotto: brutto segno.

Dal Corriere di oggi, a pag 6, leggo:

“La febbre del Lotto.  Il gettito cresce del 45%”

 Per le casse dello stato è «boom» da Lotto: i proventi per lo Stato derivanti da questo gioco, da sempre uno dei più popolari tra gli italiani in cerca di fortuna, sono aumentati nel primo trimestre del 45,4%. In particolare, si legge nel Bollettino delle entrate tributarie del Ministero dell’Economia, le entrate sono arrivate a 1.751 milioni con un aumento, rispetto allo stesso periodo del 2010, di 547 milioni.

Le entrate totali relative ai giochi sono risultate 3.578 milioni (+613 milioni, +20,7%); considerando solo le imposte indirette il gettito delle attività da gioco (lotto, lotterie e delle altre attività di gioco) è di 3.438 milioni (+625 milioni, pari al +22,2%).

Ora, è noto che il lotto e suoi derivati sono tra i giochi più iniqui che esitano sul mercato. C’è troppa sproporzione tra il valore della puntata e il premio in caso di vincita, nel senso che vincite non sono proporzionali alle probabilità di successo, anzi ne sono ben lontane.

La gente lo sa, eppure continua a giocare. E’ un brutto segno. Ci si affida sempre di più alla speranza e sempre di meno alla sostanza.

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Una democrazia in mancanza di meglio

Ho pubblicato, qualche giorno fa, un post dal titolo “Le lezioni degli altri”. Lamentavo la scarsa attitudine del nostro Paese ad essere una vera Nazione.

Molto meglio di quanto ho saputo fare io, tratta dello stesso argomento Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 9 Maggio in un articolo dal titolo.

LO STILE DI UN PAESE SENZA IDENTITA’

Fa riferimento alle nozze reali di William e Kate e alla folla americana in festa dopo l’annuncio dell’uccisione di Bin Laden e commenta il significato comune, per noi interessante, che hanno racchiuso le immagini dei due avvenimenti.

“Nel caso del Royal Wedding non si tratta della cerimonia in quanto tale (analoga a tante altre di quel tipo) ma di un suo  particolare. Il fatto cioè che tutto il suo corso è stato punteggiato dal canto di inni religiosi  a cantare i quali — e qui sta il punto— non era solo il coro ufficiale della cattedrale o il clero, bensì la grande massa degli spettatori. Che  però, come si sa, non erano spettatori qualsiasi: erano né più né meno che i ranghi compatti della classe dirigente inglese. Ebbene: l’immagine che suggeriva quel canto comune, a cui tutti partecipavano convinti, e di cui tutti sembravano in effetti conoscere le parole (pochissimi erano coloro che le leggevano) era quella di un gruppo sociale straordinariamente compatto e unito nei valori di fondo. È presumibile che anche lì increduli e miscredenti non mancassero, naturalmente, e di sicuro c’erano conservatori e laburisti, ma lo spettacolo offerto testimoniava di qualcosa capace di superare ogni diversità d’idee: e cioè la conoscenza e l’identificazione in una storia divenuta tradizione. Una tradizione costruita a partire da cose ormai spaventosamente fuori moda come Dio e il Re (o la Regina), ma che ancora dura e si mostra a suo modo vitale servendo a dare identità, a tenere insieme, a fornire il necessario sfondo simbolico a questo stare insieme, a dargli un’adeguata consistenza stilistica insegnando ai suoi membri i comportamenti ogni volta adeguati.

Per capire quel che significhi tutto ciò basta ricordare lo spettacolo che solitamente offre l’élite italiana (politica ma non solo) allorché è obbligata ad assistere a una qualunque cerimonia pubblica. Nessuna forma, nessuna etichetta, noia trattenuta ma evidentissima sul volto di tutti, nessuno sa che cosa deve fare, come deve muoversi, e se magari ci si trova in chiesa per un funerale di Stato, nessuno, neppure i cattolici, osa aprire bocca in una preghiera; dovunque, infine, molti non si trattengono mai dallo sbirciare gli sms sul cellulare, e tutti, in ogni circostanza, mostrano chiaramente di non vedere l’ora che sia finita per poter tornarsene agli affari propri. Il ritratto perfetto, insomma, di un Paese che fatica moltissimo a trovarsi unito in un sentire collettivo, che non poggia su alcun patrimonio ricevuto di ritualità e di forme pubbliche consacrate, la cui classe dirigente non si considera vincolata a nessuna regola, muovendosi così sempre sull’orlo della catastrofe stilistica: tra la fuga a Pescara e i quadri nascosti in cantina del cavalier Tanzi.

E vengo alla seconda immagine di questi giorni: gli americani in festa per la morte di Bin Laden. È l’immagine eloquente di una società che non si fa scrupolo di cercare con ogni mezzo la vendetta, quando la vendetta è su chi aggredisce a tradimento i suoi cittadini con il proposito di farne strage. Di una società orgogliosamente sicura di sé e della bontà dei suoi principi, che ha l’audacia di rallegrarsi apertamente della morte dei propri nemici.

Ancora una volta, che differenza rispetto a noi. Rispetto alla cautela perbenistica del nostro discorso pubblico, alla nostra ostentazione di umanitarismo legalitario ogni piè sospinto, alla nostra eterna incertezza morale nel riconoscere il bene e il male sulla scena del mondo. Il sistema politico è lo stesso, certo, ma qui da noi la democrazia è costretta a vivere priva di una classe dirigente tenuta insieme da valori comuni; si mostra incapace di suscitare qualunque sentimento forte d’identità e d’appartenenza in grado, per esempio, di misurarsi anche con l’ostilità assoluta; è l’espressione in una società civile che perlopiù non crede in nulla e si vergogna del proprio  Paese, ed è retta da un sistema di partiti che oltre le elezioni e Montecitorio non riescono a pensare e a trasmettere più nulla.

È in tutto ciò che stanno le ragioni per cui alla fine l’Italia si ritrova sospinta sempre più ai margini, conta sempre meno, suscita sempre minore fiducia e ormai, mi pare, anche sempre minore simpatia. Ogni giorno di più diamo l’impressione di non sapere che cosa ci stiamo a fare, non riusciamo a consistere più in nulla. Incapaci di rappresentare una vera democrazia del popolo, delle élite e dei valori, ci stiamo rassegnando ad essere, miserevolmente, una «democrazia in mancanza di meglio».”

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Le favole dei super dietrologi.

Riporto questo bell’articolo di Gianpaolo Pansa e mi unisco alla sua considerazione di fondo: «C’è gente che senza complotti non si diverte».

Adoro la semplicità di nonna Caterina.

Ho dei fieri dubbi, invece sull’opportunità di pubblicare le foto del cadavere. E’ vero l’umanità è abituata agli orrori, ma se anche gliene si risparmia qualcuno….

Morte Osama, zittiti gli scettici. “Ma così non mi diverto”

“Anch’io nel mio piccolo ho una certa esperienza di complotti inesistenti e delle bugie che servono a costruirli. Nel 2003, quando uscì il mio “Sangue dei vinti”, le sinistre sostennero che era il frutto di una cospirazione. Gli scopi erano tanti e tutti nefandi. Avevo scritto quel libro per obbedire a un ordine di Silvio Berlusconi. Per diffamare la Resistenza. Per fare un sacco di soldi. Perché i reduci della Repubblica sociale mi avevano commissionato il lavoro, pagandomi una cifra iperbolica. Infine mio nonno era un fascista, pur essendo morto nel 1902.

C’è sempre qualcuno pronto a credere alle fantasie che gli fanno comodo. E s’immagina di continuo favole per spiegare vicende che non gli piacciono o fanno a pugni con le sue convinzioni. Si tratta di gente che senza complotti non si diverte. È una specie umana che abbonda in tutto il mondo e dunque anche in Italia. Lo si è visto ancora una volta dopo l’uccisione di Osama Bin Laden. La malattia del complottismo è riemersa con la prepotenza delle invenzioni più stolte che servono a illudere quanti credono di essere i più furbi. E sono orgogliosi di poter gridare che loro non si fanno ingannare dalle falsità che i potenti della terra spacciano per tanti motivi oscuri. A cominciare da quello di soggiogare l’umanità ai loro sporchi interessi. Me ne sono reso conto la sera di giovedì 5 maggio quando ho partecipato come ospite a una puntata di “Matrix” , il programma di Canale 5 guidato da Alessandro Banfi e condotto in studio da Alessio Vinci. Lì sono state passate in rassegna alcune  delle tante fantasie che i tifosi del complottismo raccontano di continuo. Confesso che in gran parte non le conoscevo. E sono rimasto colpito nel sentirle sciorinare da altri ospiti, con la certezza di chi le ritiene verità a prova di bomba.

Ne volete un piccolo campionario? L’11 settembre 2001 le Torri Gemelle non sono state abbattute dai due aerei di Al Qaeda, bensì dal governo degli Stati Uniti, non si sa per quale ragione. Bin Laden non è stato ucciso nell’incursione dei commandos americani poiché aveva già tirato le cuoia anni prima: il cadavere era stato ibernato e nel bunker pakistano viveva un sosia. L’assalto a quel fortino non è mai avvenuto. Il governo di Barack Obama si è inventato tutto. Anche la fotografia ormai famosa della Situation Room, dove il presidente Usa e i suoi collaboratori attendono con ansia l’esito dell’operazione, è un trucco: un set cinematografico ideato per gabbare il mondo. Questa è soltanto una minima parte delle favole che circolano su internet. Una  bolla fantastica che, tuttavia, ha un difettuccio. Manca di una spiegazione del perché le cose si sarebbero svolte in quel modo. E non come sostengono, con molte prove, le versioni assai più accettabili.

Tutta la baracca mi ha riportato all’infanzia. Quando ero bambino, mia nonna Caterina ci raccontava che nella notte fra il 1° e il 2 novembre i morti venivano a far visita a noi vivi. Per questo bisognava accoglierli con amicizia. Mettendo sulla ringhiera di casa nostra due piatti di castagne bollite e due bicchieri di vinello. La mattina successiva piatti e bicchieri erano vuoti, poiché i morti avevano mangiato e bevuto.  La nonna mi diceva, raggiante: «Hai visto che avevo ragione?». Subito dopo, però, entrava in crisi davanti alla domanda che da bambino curioso le rivolgevo: «Perché i morti vengono a trovarci?». A quel punto, lei non sapeva rispondere e mi strillava, incavolata: «Vuoi sempre sapere troppo, Giampa. Vai a insaccare il fumo!». Un modo di dire dialettale rivolto al rompiscatole per incitarlo a dedicarsi a un’altra impresa inutile.

Eppure quella domandina, «perché?», svela il lato debole del complottismo. Già, perché le tragedie mondiali dovrebbero essersi svolte come sostengono le favole dei super dietrologi? Per quale motivo il governo degli Stati Uniti avrebbe deciso di abbattere le Torri Gemelle, ammazzando qualche migliaio di cittadini americani? Una spiegazione convincente non ci viene mai offerta. E questo obbliga le persone normali, come il sottoscritto e tanti altri, a tentare qualche riflessione. Qui mi limiterò a una soltanto. Il potere, comunque si manifesti, suscita sempre diffidenza. Quando viene esercitato da qualche colosso mondiale, il non credere a ciò che dice è un atteggiamento diffuso. Non sempre negativo, perché la diffidenza è anche un modo per difendersi da una forza troppo più grande del cittadino qualunque. Ma tutto ha un limite. Lo debbono avere le menzogne di Stato, ma pure l’esercizio della dietrologia fantastica. Opporre grandi favole a grandi bugie non conduce a niente di positivo.

Se poi la faccenda riguarda gli Stati Uniti, entra in gioco un negazionismo intriso di ostilità politica. Anche governata dai democratici e da un presidente come Barack Obama, l’America resta per molti l’Impero del Male. Capace di qualsiasi nefandezza. Non a caso i complottisti più tenaci li trovi nella sinistra archeologica. Quella che, in passato, ha sempre tifato per l’Impero del Bene, l’Unione Sovietica.  Mi sbaglio? Penso di no. Comunque ritengo che il presidente Obama dovrebbe mostrare al mondo le fotografie di Bin Laden ucciso. L’umanità è abituata agli orrori. Per quanto mi riguarda, se ripenso al terribile 11 settembre 2001, niente mi sembrerà pari all’angoscia che ho provato quel giorno. Quando vidi alla televisione tanti esseri umani gettarsi dalle Torri Gemelle. Per non bruciare vivi nell’incendio appiccato dagli aerei mandati su New York dal capo di Al Qaeda.”

via: Morte Osama, zittiti gli scettici. “Ma così non mi diverto” Giampaolo Pansa, Bestiario, Libero – Libero-News.it.

La foto (Reuters) è una di quelle dal The Week in Pictures del Los Angeles Times.  Ci arriva dalla spiaggia di Puri, in India e ritrae un venditore che passa accanto ad una scultura sulla sabbia realizzata da Sudarshan Pastnaik.

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Un aquilone a Kabul – Le Foto della Settimana

E’ una foto della speranza quella che ho scelto tra le molte del Los Angeles Times.

Il bimbo cerca di far volare il suo aquilone dalla cima di un edificio distrutto dalle macerie.

La foto ci arriva da Kabul

Via: The Week in Pictures  from the Los Angeles Times.

Fotografo: Manan Vatsyayana / AFP

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