Sono pochi? Allora prendeteveli.

Dal Corriere di oggi (LINK):

L’Europa boccia la linea italiana sugli immigrati. E’ «prematuro» decidere l’attivazione della direttiva 55 del 2001 sulla protezione temporanea per i profughi dai paesi del Nord Africa: la proposta italiana di attivarla per far fronte all’emergenza immigrazione è stata respinta dal Consiglio Ue, come ha confermato la Commissaria per gli Affari Interni, Cecilia Malmstrom. «La maggioranza dei Paesi ritiene che la direttiva può essere utilizzata ma che non siamo ancora al punto di farlo». Condizione necessaria è infatti che ci sia una fortissima pressione di migranti da Paesi in conflitto: «Non ci troviamo ancora in una situazione tale da far scattare il meccanismo» ha ribadito Malmstrom.

In parole povere: non sarebbero validi i permessi temporanei rilasciati dall’Italia ai migranti, che consentirebbero loro di recarsi liberamente negli altri Paesi europei, perché per il momento sono troppo pochi.

La domanda è: ma se sono così pochi, che problema c’è, per ciascun Paese,  a prendersene qualcuno?

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Ecco perché mi piacciono le ballerine

Me lo spiegano Luca Francesco Ticini, del Max Planck Institute for human cognitive and brain sciences di Lipsia (Germania),  ed Emily Cross, del Dipartimento di Psicologia sociale e culturale della Radboud Universiteit di Nijmegen (Olanda), in un articolo apparso sulla rivista Phenomenology and the Cognitive Sciences, e lo riporta Danilo Di Diodoro sul Corriere di ieri.

L’articolo si occupa di ricerche in quel settore delle neuroscienze che ha preso il nome di “neuroestetica” e dice:

“Perché è tanto piacevole guardare le evoluzioni dei bravi ballerini.”

Chi assiste a uno spettacolo di danza resta immobile sulla sedia, ma è come se danzasse anche lui, all’interno del cervello. Il piacere che si prova guardando ballare è il risultato di una complessa sinergia tra varie aree cerebrali. Osservare una ballerina non attiva solo le aree percettive, per esempio quelle coinvolte nella percezione uditiva o visiva, ma anche le aree motorie (che si «accendono» quando eseguiamo un movimento). Questa corrispondenza fra osservatore e opera artistica, e quindi la capacità d’immedesimarsi nei movimenti osservati, sembra essere un fattore determinante del piacere che si può provare assistendo a una performance di danza.”

Quando guardo una ballerina, a me si “accende” di tutto e adesso so il perché.  Ma sarà proprio così?


Battutine a parte, l’articolo completo lo trovate a pag.2.

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I Quiz della Domenica – Nr. 32


Cinque piccoli problemini, oggi, per questa vostra calda Domenica di Primavera.

I sacchettini coi fagioli


Hai 151 fagioli e li devi disporre in sacchettini, facendo in modo che qualunque sia il numero di fagioli che ti chiederò di avere, da 1  a 151 compresi, tu me li potrai dare consegnandomi alcuni dei sacchettini sigillati che hai preparato, senza aprirne nessuno.

La domanda è? Qual è il numero minimo di sacchettini che devi preparare?

Maledetti cubetti



Hai un parallelepipedo di legno con che misura cm. 5 x 9 x 11. Tutte e sei le facce sono dipinte di rosa. Se il blocco di legno viene tagliato in cubetti di cm. 1 x 1 x 1, quanti  di questi avranno almeno un lato con la vernice rosa? (NB- se vuoi essere preciso-a: quanti con tre lati rosa, quanti con due lati rosa e quanti con un solo lato rosa?)

Le cinque monete


Hai 5 monete uguali tra di loro. Sai disporle in modo che ognuna tocchi le altre quattro?

E ora le 10 monete


E ora le monete sono 10 e sono disposte come le vedi nella figura qui sopra. Devi disporle in modo che il triangolo che formano abbia la punta rivolta verso il basso. Qual è il numero minimo di monete che devi spostare?

E per finire….


Sai disegnare un rettangolo con tre linee rette? Io sì, sono un furbettoooo….!!!!

Buon divertimento e, per le soluzioni, a pag. 2.

I precedenti Quiz della Domenica li trovate —> QUI

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I narcisi e la bambina – Le foto della settimana

 

 

Sono veramente straordinarie le Foto di questa Settimana del Los Angeles Times.

Ho scelto questa, anche come doveroso tributo alle anticipate fioriture di quete spendide e calde giornate di Primavera.

Lei è Elizabeth Joliffe,  ha appena un anno, e vive a Londra.

Splendida.

Non perdetevi le altre: The Week in Pictures from the Los Angeles Times. Fotografo: Eddie Keogh Reuters

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Credevate d’aver visto tutto?

Credevate d’aver visto tutto, dopo le intemperanze dell’altra settimana alla Camera?

Invece no.  Questa è l’esibizione di Pierfelice Zazzera,  deputato dell’Italia dei Valori,  nei confronti del Ministro Maroni che sta riferendo in merito alla sciagura che ha colpito in mare un barcone di migranti.

Non pensate che questa sarà l’ultima. Ne vedremo altre presto.

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Luciana Littizzetto & C. – Ovvero: da che pulpito vien la predica.

Ovvero, ancora: quando le bambine, per essere spiritose a tutti i costi, finiscono col fare la pipì fuori da vasino.

Mi scuso se, a distanza di un sol giorno, affronto ancora un tema politico, ma prometto che per un po’ di tempo, poi, me ne asterrò. Chi non ama questo tipo d’argomenti salti pure questo post, tranquillamente.

Il fatto è che non posso sopportare che certe cose passino sotto silenzio e, magari, pure col sorriso stampato sulla faccia di qualcuno.

Far ridere a tutti i costi, lo capisco, è un mestiere difficile, ma qualche volta si finisce col fare la pipì fuori dal vasino. E’ capitato questa volta a Luciana Littizzetto che, domenica sera a “Che tempo che fa”,  si è scagliata,  e non è neanche la prima volta, contro la Chiesa, accusandola di scarso interesse per il problema dei poveracci che stanno sbarcando sul nostro Paese.

Premetto che non sono un cattolico praticante, non sono un bigotto, so benissimo che molte sono state in passato e altre sono tutt’ora le colpe della Chiesa, ma se c’è una cosa che le riconosco è proprio quella di adoperarsi per dar soccorso ed aiuto ai poveracci.

Vi riporto quindi i passi principali di un articolo di oggi, a firma Antonio Socci. che così commenta l’intervento della Littizzetto.

Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che – fra le altre cose, insieme ad altri – si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, “barboni” e tossicodipendenti.

[…]Domenica, parlando di Lampedusa, a un certo punto – senza che c’entrasse nulla – la Luciana si è lanciata in un attacco congestionato contro la Chiesa, a proposito dell’arrivo dei clandestini tunisini, e ha urlato ai vescovi «dicano qualcosa su questa questione». I vescovi, a suo parere, stanno sempre a rompere «e adesso stanno zitti… fate qualcosa! Cosa fanno?».

[..]Il quotidiano dei vescovi, “Avvenire”, ieri ha sommessamente obiettato alla Littizzetto che la Chiesa non ha taciuto affatto e che proprio la scorsa settimana il segretario generale della Cei, monsignor Crociata ha convocato una conferenza stampa per informare che 93 diocesi hanno messo a disposizione strutture capaci di ospitare 2500 immigrati, caricando sulla Chiesa tutte le spese.

Ma questa risposta di “Avvenire” è uscita in ultima pagina, sussurrata e con un tono benevolo, sotto il titolo: “Chissà se Lucianina chiede scusa”.  Fatto sta che attacchi come quelli della Littizzetto sono stati visti e ascoltati da milioni di telespettatori e ben pochi avranno letto la documentata risposta di “Avvenire”. [..]

C’è chi vorrebbe pretendere le scuse del direttore di Rai 3 e, soprattutto, il diritto di replica in nome dei tantissimi sacerdoti, suore e cattolici laici che in questo Paese da sempre, 24 ore al giorno, sputano sangue per servire i più poveri ed emarginati e che poi si vedono le Littizzetto e tutta la congrega di intellettualini e giornalisti dei salotti progressisti che, dagli schermi tv, impartiscono loro lezioni di solidarietà.

[..] Visto che sia la Littizzetto che Fazio – il quale ha assistito a questa filippica sugli immigrati senza obiettare, facendo ancora la spalla – mi risulta siano ben retribuiti e non vivano affatto nell’indigenza, vorrei sapere, da loro due, di quanti immigrati si fanno personalmente carico. Quanti ne ospitano a casa loro?

Quanto danno o sono disposti a dare, dei loro redditi, per accogliere e spesare tunisini, libici e altri clandestini?

Considerata l’invettiva della Littizzetto e il suo pretendere che altri (la Chiesa) ospitino gli immigrati a casa loro, non posso credere che lei per prima non faccia altrettanto. Sarebbe veramente una spudoratezza inaccettabile. Vorrebbe allora – gentile signora Luciana – mostrarci la sua bella casa piena di tunisini che lei avrà sicuramente ospitato?

La Chiesa non ha certo bisogno delle lezioni di “Che tempo che fa” per spalancare le sue braccia a chi non ha niente. Lo fa da duemila anni. E dà pure per scontato che il mondo non se ne accorga e neanche la ringrazi. Ma che addirittura debba essere bersagliata dalle lezioncine è inaccettabile, soprattutto poi se a farle fossero persone che non muovono dito per i più poveri.

Intellettuali, comici e giornalisti dei salotti progressisti che spesso schifano l’italiano medio (e anzitutto i cattolici), che stanno sempre sul pulpito, col ditino alzato, a impartire lezioni di morale, di solito non vivono nell’indigenza. Molti di loro trascorrono le giornate fra gli agi, in belle case e al riparo di cospicui conti in banca. Qualcuno – come si è saputo di recente – si avventura pure in investimenti sbagliati. Temerari.

Io non so come vivano loro la solidarietà. Ma a me personalmente non è mai capitato di trovarne uno che fosse disposto a coinvolgersi in iniziative di solidarietà e di carità verso i più infelici quando le ho proposte loro. Ce ne saranno, ma io non ne ho mai trovati. Prima di impancarsi a maestri e censori degli altri, non sarebbe il caso che anzitutto testimoniassero ciò che fanno loro personalmente?Noi cattolici educhiamo i nostri figli alla carità come dimensione vera della vita. Mio figlio di 14 anni trascorre il sabato mattina con altri coetanei, insieme a don Andrea, a portare generi alimentari a barboni e famiglie indigenti. E a far loro compagnia. Don Andrea educa i suoi ragazzi portandoli anche con le suore di Madre Teresa che vanno a cercare i clochard, se ne prendono cura, li lavano, li medicano, li rifocillano.

Io non ho mai visto un solo intellettuale di sinistra lavare un barbone. Invece i preti, le suore e i cattolici che lo fanno sono tantissimi. Sono persone che fin da giovani hanno deciso di donare totalmente la loro vita, per amore di Gesù Cristo. Hanno rinunciato a una propria famiglia, vivono nella povertà (i preti, titolati con studi ben superiori alla media, vivono con 800 euro al mese) e servono l’umanità per portare a tutti la carezza del Nazareno.

La Chiesa sono questi uomini e queste donne. È di questi che straparlano spesso certi intellettuali da salotto. Non so quanto se ne rendano conto, soddisfatti e compiaciuti come sono di se stessi. Non so se sono ancora in grado di provare un po’ di vergogna. Ma so che questa sinistra intellettuale (quella – per capirci – che se la prende con i crocifissi e che sta sempre contro la Chiesa) fa davvero pena, fa tristezza. Certamente è quanto ci sia di più lontano dai cristiani.

Questo il link per l’intero articolo
Questo un mio precedente post su un altro articolo dello stesso Socci

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Un figlio a cinquant’anni


 

Marisa Moles tocca, nel suo blog, questo è il link,  un tema d’attualità, che può essere di un certo interesse anche per i miei lettori: “FARE UN FIGLIO A CINQUANT’ANNI: GIUSTO O SBAGLIATO?

Questo il mio commento.

Cara Marisa,

Tocchi un tema molto delicato, al quale ognuno può rispondere secondo la propria coscienza, ma non prima di aver attentamente preso in considerazione alcuni dati oggettivi.

I figli hanno bisogno di crescere in un ambiente che, per un lungo periodo che spesso va ben oltre i 20-25 anni, garantisca loro il futuro, sotto il profilo economico, sotto l’aspetto educativo e, ancor più sotto l’aspetto affettivo.

Se non si è in grado di ragionevolmente garantire queste tre cose sarebbe meglio pensare ad altro.

Ora, quando si è sulla soglia dei 50 anni, la speranza di vita, che pure si è negli ultimi anni di molto allungata, è molto minore rispetto a quando si è sotto la trentina e le probabilità di lasciare al proprio destino una creatura sono assai superiori. Così come sono assai superiori le probabilità di essere colpiti da gravi malanni che riducono l’uomo a poco più di una larva umana.

Se, a fronte di questi rischi, possono trovare soluzione gli aspetti economici, non è così per gli aspetti educativi ed affettivi ai quali, morte e gravi malattie troncano ogni possibilità di provvedere.

E la cosa è tanto più rischiosa quando si è single. Al di là del rischio salute, qui, però, subentrano altre considerazioni. Una volta si diceva: «voglio che tu sia la madre (o il padre) dei miei figli». Adesso pare che tutto questo sia superato e che l’irrefrenabile desiderio di maternità (o di paternità) possa essere tranquillamente sostituito da un’anonima banca del seme o da un utero preso in affitto in qualche parte del mondo.

Non è così. L’uomo e la donna,  meglio farei a dire la famiglia, anche se questa istituzione parrebbe essere ormai cosa d’altri tempi, hanno ruoli ben precisi per l’educazione e la crescita dei figli. Ruoli insostituibili, complementari che possono essere surrogati né essere trascurati.

Da ultimo voglio parlare della voglia di giocare. I bambini ne hanno un disperato bisogno e non è colmabile con ore passate davanti alla TV. A 55-60 anni la voglia di giocare di un adulto, per giovanile che sia, o per quanta salute abbia, non è più la stessa di un 30-35enne. Così come troppi salti generazionali, nel periodo dell’ adolescenza, non possono non portare che ad acuire quelli che già sono i grossi problemi di un solo salto di generazione.

Ovviamente, intorno a noi ci sono moltissime valide eccezioni di figli ben cresciuti, anche in mancanza di qualcuno dei presupposti accennati. Ma mettere al mondo dei figli è, prima di tutto, una grossa responsabilità e ci penserei bene prima di decidere che saremo un’eccezione.

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Una domanda: la faccia del porco è diversa da uno all’altro?

Dal “Cucù” di Marcello Veneziani sul Giornale (LINK), oggi leggo:

Escort e scandali spiegati a un tredicenne

Provate voi a spiegare la vicenda Ruby a un ragazzo sveglio di tredici anni. Ti chiede se la denuncia è partita da qualcuno che si sente danneggiato, la ragazza stessa, i suoi familiari, il fidanzato o altre vittime. E tu dici di no, non c’è nessuna denuncia, non c’è una vera parte lesa. Ti chiede poi se c’è stata violenza o danni alla ragazza, presa contro la sua volontà, istigata a prostituirsi, e tu dici di no, era già escort prima, e lui del resto la vede in tv giuliva, florida e arricchita. Ti chiede se è stata pagata con i soldi di noi contribuenti, e tu devi rispondere di no, lui è ricco di suo e fa regalie di tasca sua. Ti chiede allora se è stato beccato sul fatto, perché è brutto vedere un vecchio fare sesso con una ragazzina, e tu dici di no, nessuno li ha visti, negano ambedue, non ci sono prove.

Ti chiede se era minorenne o no, se lui sapeva o no che fosse minorenne, e poi quella storia della nipote di Mubarak, e tu dici che ci sono versioni opposte, ma certo è brutta quella telefonata in questura e così quella falsa parentela con Mubarak, quegli amici Mora&Fede e quel troiaio. E quando lui ti obietta che da sempre i potenti intervengono per i loro protetti, tu ammetti di sì ma aggiungi che però non chiamano direttamente loro, incaricano altri. Allora ti chiede se il bunga bunga è un rito osceno per circuire e poi abusare e tu spieghi che è una barzelletta vecchiotta raccontata da decenni e per voi era il ciupa ciupa. Lui incalza: ma questa vicenda ha danneggiato l’Italia nel mondo? E tu dici di si, è stato un danno all’immagine e alla credibilità dell’Italia e del suo governo.

Ma poi ti chiede se è stato lui a esibire al mondo questa brutta storiella privata; no, devi rispondere, l’ha resa pubblica chi ha intercettato, impegnando tanta gente e tanti soldi per spiarlo, e chi poi l’ha sputtanato ogni giorno sui giornali e in tv. E lui: ma si può bocciare un governo per la condotta in casa, mica a scuola; e buttarci, come dici tu, in una crisi al buio? E insiste:ma che c’entrano i giudici,il par lamento e i partiti, non è una faccenda per preti, famigliari e psicologi? E allora tu dici, però ora basta, vai a scuola…

Così l’articolo, che espone certamente una visione faziosa della vicenda. C’è, tuttavia, un tema di fondo sul quale vorrei soffermarmi.

Questa mattina, intorno alle 12, su Radiomontecarlo è andata in onda una piccola indagine rivolta agli ascoltatori con la domanda: ”E’ giusto che il Premier sia stato indagato e rinviato a processo per i due reati imputatigli: la prostituzione minorile e la concussione?”.

Mi soffermo su quello di prostituzione minorile; a mio parere il più facile da capire per tutti ed anche, credo, il più grave.

Le risposta dei favorevoli sono così raggruppabili. C’è chi ha detto: “Sì perché è un porco e non è degno di rappresentare gli italiani” e chi ha puntualizzato: “Sì, è giusto come per tutti i comuni cittadini, Premier o non Premier che sia”.

Diciamo subito che la prima delle due risposte può essere condivisa sotto il profilo etico o morale, ma non mi sembra un motivo giuridicamente valido per un’azione penale.

La seconda, indubbiamente lo è. E, se l’accusa sarà provata, sarà giusta una condanna.

Si dice, in proposito, che la magistratura deve intervenire quando c’è un fumus di reato tanto grave, anche se non c’è alcuna denuncia. Deve farlo nei confronti di chiunque, senza guardar in faccia nessuno. E che bene ha fatto a ricorrere alle intercettazioni delle comunicazioni telefoniche della bella Ruby.

Giusto.

Ma Ruby, la minorenne, faceva abitualmente uso del suo corpo, vero? Allora avrà avuto chissà quanti contatti telefonici con clienti vari.

Eppure nessun altro mi risulta indagato. Io lo trovo strano. O la faccia di qualcuno è più porca, ammesso che lo sia, di quelle di qualcun altro?

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Contro le piazzate organizzate

Sui cannoni di un tempo si leggeva spesso, scolpita nel bronzo, la frase «ultima ratio regum». Significava che le armi erano l’ultimo, decisivo argomento di cui i re si sarebbero serviti per far valere le loro ragioni. Sui cannoni della moderna democrazia italiana dovrebbe leggersi invece che l’ultima ratio del governo, dell’opposizione e più generalmente di qualsiasi movimento politico, è la piazza, vale a dire una folla di cittadini radunati per sostenere il potere o per abbatterlo.

E’ queso l’incipit dell’editoriale odierno di Sergio Romano, per Il Corriere:

“Contino le aule non le piazze”

Attenzione. Le grandi manifestazioni popolari appartengono alla storia delle democrazie. […] servono soprattutto a protestare contro una legge particolare, a chiedere la revoca di un provvedimento, un salario decoroso, un migliore contratto di lavoro. Nella seconda repubblica italiana la ratio è diversa. La grande manifestazione è una specie di artifizio teatrale che trasforma la piazza in un grande studio televisivo. [..]

Quando è usata dall’opposizione e soprattutto dal governo, la piazza è davvero un’ultima ratio e presenta almeno tre gravi inconvenienti.

In primo luogo dimostra che ciascuno dei due maggiori pilastri della democrazia rappresentativa ha smesso di contestare l’avversario nei luoghi deputati della politica nazionale e ha deciso che il miglior modo per sopraffarlo è quello di sparare i suoi cannoni mediatici nelle piazze del Paese.

In secondo luogo deprezza il valore della rappresentanza democratica conquistata nelle urne. Per governare o battersi contro le leggi dell’esecutivo, la maggioranza e l’opposizione non hanno bisogno di portare la gente nelle piazze. Se lo fanno esercitano un loro sacrosanto diritto, ma dimostrano di non credere né all’utilità del confronto né alla propria legittimità democratica.

E in terzo luogo, infine, le piazze mediatiche trasmettono alla società il sentimento che il sistema non è più in grado di risolvere con gli strumenti della democrazia i problemi del Paese. Se centomila italiani scendono nelle strade per rispondere all’appello del loro schieramento preferito, altri italiani, molto più numerosi, giungeranno alla conclusione che le elezioni sono inutili e che il Parlamento, come è accaduto negli scorsi giorni, è soltanto un’altra piazza italiana, vale a dire un luogo dove si grida invece di parlare. Il governo e l’opposizione non si sorprendano quindi se non potranno più contare sulla fiducia e sulla stima del Paese.

via: Contino le aule non le piazze – Corriere della Sera.

Fin qui Sergio Romano.

Io ne aggiungo un quarto: ISTIGANO ALLA VIOLENA e penso con terrore a quel che succederà quando avremo “piazza contro piazza”. Lo vedremo presto, non manca molto.

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Il mio fedele e splendido amaryllis

Ho un debito di riconoscenza verso il mio amaryllis. E’ da circa quindici anni che mi sorride puntuale all’ inizio di ogni primavera.

E allora ve lo presento. Eccolo.

Ha una canna di 70 cm. e il diametro di ognuno dei quattro fiori alla sua cima è di 18 cm.

Glie ne ho fatte di tutti i colori.

Lo tengo in un piccolo vaso, poco più grande del bulbo che è alla sua base. Quando d’estate vado in vacanza non lo bagno per settimane. Ma lui d’acqua ne vuole davvero poco, anche quando è in piena fioritura.

Raccomandano di togliere il bulbo dal vaso prima dell’estate per rimetterlo a dimora in tardo autunno. L’ho fatto per i primi anni, poi una volta, me lo son dimenticato in cantina per tre anni di seguito. Ma è sopravvissuto.

E’ originario del SudAfrica, può essere di vari colori dall’arancio al rosa al rosso. Che non vi venga però mai in mente di mangiare il bulbo in insalata: è velenoso, all’uomo provoca vomito, e le popolazioni indigene africane lo utilizzavano per avvelenare la punta delle loro frecce.

il suo nome deriva dal greco e amaryllis significa splendore. E lui splendido lo è davvero.

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