I Quiz della Domenica nr. 11

Tre piccoli quiz per una Buona Domenica:

Il primo: La corsa dei cavalli

Cinque cavalli a una gara. Fulmine non arriva primo. Saetta non è né primo né ultimo. Lampo arriva subito dopo Fulmine. Tuono non è secondo. Flash finisce la gara due posizioni dietro Tuono. Qual è l’ordine di arrivo?

Il secondo: Il cavetto

Dovete misurare con precisione il diametro di un sottilissimo filo metallico, ma non avete il calibro; disponete soltanto di un righello millimetrato. Come fare?

Il terzo: Fiat lux.

Una ragazza è sola in una casa abbandonata e buia. In tasca ha una scatola di fiammiferi con dentro un solo fiammifero. Davanti a se trova una candela, un caminetto e una lanterna…cosa accende per prima?

Le soluzioni a pag. 2 !!!!

Questi erano i quiz della scorsa settimana, con le soluzioni.

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Carpe Diem

Avevo vent’anni. A casa di una mia ricca zia, un giorno, incontrai casualmente un frate, uno di quelli con la lunga barba bianca, i piedi nudi con i sandali senza calze, il cordone a vita a cingere il saio. Avete in mente la figura di Frate Indovino? Ecco, lui era così. Parlava in dialetto, il piemontese, e diceva cose sensate, buone, tanto normali da parermi particolarmente sagge.

L’incontro durò pochi minuti ma rimasi colpito da quella figura semplice e carismatica, che ricordo ancora a distanza di tanti anni.

Qualche settimana dopo sentii la necessità di rivederlo. Non ricordo più il motivo preciso; probabilmente uno dei tanti problemi esistenziali che turbano i ragazzi di quell’età, uno di quelli riconducibili, in estrema sintesi, alla famosa domanda del “ chi sono io?”

Fu così che, una sera, presi la mia macchinina e lo raggiunsi in un paesino sperso tra le montagne, ad una quarantina di chilometri dalla città. Pioveva.

Non l’avevo avvisato del mio arrivo, ma fu gentile a ricevermi.

Non ricordo che cosa gli dissi e che cosa gli chiesi, ma ricordo che non ottenni nessuna risposta soddisfacente. Ne rimasi molto deluso. Capii che dietro quell’aria bonaria si nascondeva un furbacchione di frate, molto più interessato ai quattrini di mia zia, che ai miei problemi.

Pur tuttavia quel piccolo viaggio non fu inutile. Parlando di sé mi disse: «La vita non è una cosa complicata, bisogna viverla con semplicità, ed io, in particolare, devo soprattutto ringraziare il Signore per non avermi dato troppe tentazioni».

Già, la vita! Ce la complichiamo con le tentazioni.

“So resistere a tutto tranne che alle tentazioni”, diceva Oscar Wilde.

“Cogli l’attimo fuggente, carpe diem!”, ho sentito dire molte volte.

Dice Orazio (nelle Odi):

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum lliquesoquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino,
breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani

Carpe diem, letteralmente “Cogli il giorno“, spesso tradotta in “Cogli l’attimo“, anche se forse la traduzione più appropriata sarebbe “Vivi il presente” (non pensando al futuro)

Sì, vivi con semplicità ogni giorno del presente, costruendo sui tuoi valori, sulle tue conoscenze, sula tua professionalità, senza pensar troppo alle tentazioni. Forse è quello che mi ha insegnato tanti anni fa quel frate in una piovosa sera d’autunno.

Mi guardo intorno. Vedo quanto è cambiata la vita.

Allora era più facile, ma oggi è proprio tanto difficile?

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Amici 10 -Sabato 6 novembre. E se si mettessero d’accordo prima?

Ci risiamo: una puntata disastro, della quale ci è interessato ben poco.

Ed è stato un peccato perché i presupposti c’erano tutti. Avevamo anche la gioia di avere Marco Carta in studio, ospite inatteso e per questo ancor più gradito, anche se non ne era stata prevista un’esibizione canora.

Ha aperto Diana. Bene, la trasmissione ha bisogno della sua simpatia. Non mi entusiasma quando canta, ma mi piace. Poi, oltre a cantare, guadagna punti facendo fa un paio di siparietti con Marco e con Zerbi. I voti della commissione, comunque, la premiano: 7 ,7 e 7 per la stampa, 7, 7, 7, 7 e 7 per i discografici e 6 per Vessicchio. Wooow! (e wooow lo dice anche lei).

Poi Giulia, che ha ballato con Francesco Mariottini (bentornato!). I voti: Prina 6, Martelli e Salas 6. Per me bravissima, ma per Giulia, lo confesso, ho un debole.

E la puntata è praticamente finita qui. Di qui in avanti il caos: Maria ha annunciato che sono fioccate le insufficienze per molti dei cantanti giudicati sul DVD della prova. In particolare:
– Giorgia Giornalisti 5,5 – Discografici 5 – Vessicchio 6
– Gabriella Giornalisti 6 – Discografici 5,5 – Vessicchio
– Insufficienze anche per Antonio, Stefan e Francesca
Su queste insufficienze si è aperta una discussione che, ha preso gli altri due terzi del rimanente di questa puntata e della quale non ce ne poteva fregar di meno.

Ne riferisco in sintesi: da un lato, Jurman in testa, si sostiene che se il cantante è bravo tecnicamente, merita di aver l’opportunità di stare nella scuola per essere formato e non si accetta che i voti dati ad un esibizione vista su cd, e valutata puramente in termini di “mi piace” o “non mi piace” possa pregiudicare la presenza nella scuola. Dall’altra i giornalisti e i discografici che sostengono che loro sono chiamati a giudicare della specifica esibizione del DVD e, sulla base dell’esperienza accumulata nel loro mestiere, valutano se l’esibizione è sufficiente o meno, soprattutto dal punto di vista emozionale. Jurman ribatte ancora che i giudizi discordanti sul “mi piace / non mi piace” non aiutano gli insegnati a capire su che cosa poi lavorare.

Insomma: si deve dar peso alle qualità tecniche oppure la capacità di esprimere quel qualcosa in più che sarà in grado di far mercato?

Io dico che dovrebbero mettersi d’accordo prima. Sarebbe così semplice. Discuterne in puntata è il peggio che possono fare. Lo ripeto: delle loro discussioni non ce ne può fregar di meno.

Ma non è bastato.

Altra discussione dello stesso tipo anche nell’ultimo terzo di puntata, per la danza.

Paolo, buon ballerino con tanti anni di scuola, viene messo in discussione da Portal (che era quello che più l’aveva voluto), proprio perche lo ritiene non espressivo. Gli fanno fare un’esibizione al volo, dopo che per tutta la settimana l’hanno tenuto fermo. A cosa sia servita solo Dio lo sa. E’ da un mese che Paolo è nella scuola: hanno bisogno di fargli fare una prova in diretta per valutarlo? Da non credere. Paolo resta: a suo favore Cannito e Garison, contro la Celentano e Portal.

Ma anche qui ci siamo sorbiti tutta una discussione sulla necessità di un ballerino della scuola di avere sin da subito la capacità di trasmettere quell’ emozione in più che va oltre la tecnica.

Cari signori, l’emozione in più che ci avete trasmesso oggi è che non sapete cosa siete li a fare.

Mettetevi d’accordo prima.

Aggiornamento di lunedì 8 novembre.

Vediamo velocemente le esibizioni in sala di:

Virginio:  7 , 7 e 6 come media voti rispettivamente della stampa, dei discografici e di Vessicchio.
Annalisa: 9 dalla stampa,  8.5 dai giornalisti e 7 da Vessicchio
Alessandro: 6 dalla stampa, 6 dai giornalisti ma solo 5 di Vessicchio (prima insufficienza)
Andrea: 6 per A.Prina. 7 per R. Salas e 8 Lara Martelli
Deborah: 6  per la Prina, 6 per Salas e 8 per la Martelli.

Non  ci è dato di sapere il perché di questi voti. Boh !!!

Poi a Vito viene inibito per tre settimane, una è stata questa, di esibirsi col pubblico per una “scema” detta parlando della Celentano. Ben gli sta.

Ed infine ci deliziano con le rimostranze di Giorgia e Gabriella per la seconda insufficienza ricevuta.  Nella discussione che segue, Gabriella viene quasi alle mani con Francesca. Io le caccerei tutte e tre. Sapranno anche cantar bene, ma che pena!

Peraltro sono anche da capire: questo meccanismo di valutazione è troppo arbitrario non può che portare a queste incomprensioni e a questi stati di tensione. E allora caccerei anche che se l’è inventato

Martedì 9 novembre

Prosegue la fiction dello sconforto e incazzatura per Gabriella e Giorgia. Dovranno sostenere un esame davanti alla commissione esterna per rimanere nel programa. La seconda sembra reagire più positivamente decidendo di cambiare anche look: da bionda coi capelli lunghi, orribili, a bruna con i capelli corti e un bel taglio moderno. Se non altro in questo ci ha guadagnato.

Sconforto e incazzatura anche per il bell’Antonio,  che bello non è ma piace tanto alle ragazzine, se continua ad essere primo nella classifica di gradimento.

Tutti e tre i ragazzi si sentono far la critica, “non sei personale, sei bravo, ma anonimo”,  dai giornalisti. E’ vero, nessuno dei tre mi piace, ma loro che ne capiscono da una critica di questo tipo? Che ci possono fare? Boh! Vedremo se il look nuovo di Giorgia le porterà buono.

Dolenti note per la mia cocca:  Giulia. Nel cercare di far coraggio a Paolo, sabato, fuori onda e a tu per tu, gli ha detto:«fargliela vedere a questi prof di m….». Apriti cielo! I microfoni registrano tutto. Per molto meno Vito si è beccato la punizione. Due anni fa, per un giudizio di quel tipo,  Domenico venne sospeso dalla scuola per un mese.  Che faranno alla mia povera bella cinesina? Terranno conto che è stata detta la parolina in più non perché lo pensa, a differenza di Domenico,  ma solo per rincuorare un amico? Non lo so. Da “Amici” c’è da aspettarsi di tutto.


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Italia senza futuro

Leggo da un articolo di Daniele Manca per Il Correre di oggi, 4 novembre 2010, un dato che per la verità non mi sorprende, ma la dice lunga sulle prospettive del nostri Paese.

L’aricolo fa riferimento alla realtà della Scuola Galileiana di Studi Superiori di Padova (sito), nata dalla collaborazione tra il locale Ateneo e la Scuola Normale di Pisa.

La scuola è aperta agli studenti di tutte le Facoltà dell’Università di Padova e offre ogni anno a ventiquattro studenti l’opportunità di accedervi in base ad una rigorosa prova d’ammissione.

L’articolo titola:

CERVELLI IN FUGA (E SENZA RITORNO)
SE L’ITALIA CONDANNA L’ECCELLENZA

e dice

Fa parte di quelle strutture nazionali che ci vengono invidiate nel mondo. Prova ne sia il fatto che il 95% degli studenti diplomati nella classe scientifica della Scuola Galileiana sono stati chiamati o hanno deciso di continuare i loro studi fuori dai confini nazionali.

Ma c’e di piu. L’aggravante é che raramente queste eccellenze tornano indietro.

Aggiungo io: E fanno bene; l’Italia non condanna l’eccellenza per divertimento ma è che il nostro è un Paese senza futuro, morto e sepolto.

E non sono solo io che lo percepisco in questo modo, ma anche quei giovani. Purtroppo.

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Parlandone, invece, seriamente

Non è facile trovare in questi giorni un commento serio ed equilibrato sulla siituazione del Governo nel nostro Paese.

Questo lo è. E’ l’editoriale di Sergio Romano per Il Corriere di oggi.

“L’IMMAGINE DI UN PAESE”

“Il lettore troverà in altre parti del giornale le parole inaccettabili che il presidente del Consiglio ha pronunciato ieri alla Fiera di Milano. Posso quindi esimermi dall’obbligo di ripetere ciò che è stato detto sui gay e sui mezzi d’informazione. Ma non posso impedirmi di pensare che Berlusconi stia distruggendo ciò che è riuscito a fare in questi anni.

Conoscevamo il suo carattere, le sue debolezze, il suo conflitto d’interessi, le leggi ad personam e certi aspetti goliardici della sua personalità. Sapevamo che i suoi continui scontri con la magistratura rappresentavano un rischio per la tenuta delle istituzioni e l’equilibrio fra i poteri dello Stato. Ma non ho mai pensato, a differenza di altri, che i suoi governi fossero inetti e impotenti. Mi sarebbe sembrato assurdo ignorare i risultati della lotta contro la criminalità organizzata, la riforma universitaria del ministro dell’Istruzione, gli entusiastici furori riformatori del ministro della Funzione pubblica, i passi compiuti sulla strada del federalismo fiscale, le missioni militari all’estero, l’attenzione dedicata ai problemi dell’energia, il progetto sulla legislazione del lavoro, la maggiore sensibilità per le opere pubbliche, certi interventi della Protezione civile, il recupero dell’evasione fiscale, la prudenza e l’abilità con cui è stata affrontata la crisi del credito.

So che il bilancio deve tenere conto anche delle molte cose promesse e non fatte o fatte male. Ma se mi guardo attorno e confronto la politica italiana con quella di altri Paesi dell’Unione europea, non mi sembra che l’Italia, quando la partita si gioca sulle
cose fatte e da fare, sia rimasta indietro. E guardandomi attorno non vedo altro Paese dell’Unione europea in cui lo stile di vita del premier, spesso per sua deliberata volontà, sia divenuto il tema centrale della politica nazionale.

Berlusconi non sembra rendersi conto che questa pubblica rivendicazione delle sue debolezze private sta divertendo il mondo, riaccendendo tutti i più triti pregiudizi sul carattere degli italiani e soprattutto oscurando quello che il governo è riuscito a fare in questi momenti difficili.

Non credo che il presidente del Consiglio possa continuare a polemizzare con tutti, a braccio e nelle occasioni più disparate, senza neppure calcolare gli effetti delle sue parole su coloro che non gli sono pregiudizialmente ostili.

Voglio sperare invece che Berlusconi possa ancora, se lo vuole, lasciare la tribuna delle dichiarazioni improvvisate per tornare a Palazzo Chigi dove lo aspettano molte cose da fare e molti problemi da risolvere.

Se vi è ancora spazio per un accordo con Fini, tanto meglio. Il Paese non ha bisogno di una crisi che rischierebbe di frantumare il quadro politico nazionale con conseguenze forse devastanti.
La nazione ha il diritto di essere rappresentata autorevolmente nelle sedi in cui si sta disegnando il nuovo profilo della finanza internazionale e soprattutto a Bruxelles, dove nei prossimi mesi si deciderà, tra l’altro, la politica fiscale dell’Europa. Ma se la prospettiva razionale non fosse praticabile, è meglio tornare alle urne senza la scorciatoia di improbabili governi tecnici. Temo che dalle elezioni anticipate possano uscire equilibri ancora più traballanti degli attuali. Ma niente è più grave di questo continuo stillicidio di picche e ripicche, questa sciagurata confusione di pubblico e privato.

Gli italiani non lo meritano.

Il Corriere

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A proposito di belle ragazze, escort, tappi e gay.

Vista la rilevanza che certe notizie hanno assunto su tutti i quotidiani, credo proprio che l’unica cosa da fare sia riderci su.

Due, in particolare, mi stuzzicano la fantasia.

La prima riguarda quella alquanto infelice (*) uscita del nostro Premier che ha dichiarato:  ‘Meglio guardare le belle ragazze che essere gay’.  Ha scatenato un putiferio. Il mondo gay è in rivolta e quelli che gay non sono si sono incazzati pure loro perché, evidentemente, preferirebbero essere gay piuttosto che guardare le belle ragazze.

E sono tanti, tantissimi. Aveva ragione quel tale che un giorno mi ha chiesto: “ma tu sei normale o anche tu guardi le belle ragazze?”.  Cavolo! Mi ha fatto sentire un discriminato: le guardo, le guardo eccome !!!

La seconda riguarda sempre il nostro  Premier accusato (**) di aver dato alla nuova escort di turno, una busta con 5.000 euro per una sua prestazione. Massì !!! Lo dichiara proprio lei, la 28enne Nadia Macrì, peraltro una bella gnocca, evidentemente in cerca di popolarità (eh sì, Patrizia docet!!). Il punto è che la bella Nadia sostiene di aver avuto in precedenza un rapporto sessuale anche con l’attuale ministro Renato Brunetta, però in cambio di soli 300 euro!!!!!!!, Dicono che Brunetta, a sentir queste cifre,  si sia incazzato da morire. Ma come? Brunetta trattato come un poveraccio?

Note

(*) se infelice non vi piace,  usate pure l’aggettivo che più vi aggrada

(**) e qui usate pure il verbo che più vi aggrada.

 

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Una lapide tutta speciale

rino

E’ quella che si è fatta preparare per la tomba di famiglia l’83enne Caterino Bertollo, tutt’ora in attesa di passare a miglior vita. Sulla lapide, come data di morte, ha incollato un foglio di carta con su scritto: «M. Attendo. O decido. Rino B.». Come dire: mi affido al destino, oppure vedrò di darci da solo una mano.

Personaggio, a quanto dicono, anticonformista, ateo, anticlericale, piuttosto estroso e bizzarro,  è rimasto solo due ani fa, l’11 Aprile 2008, quando al moglie Flavia di 82 anni, lo lasciò, morendo.

Non entrò allora in chiesa al funerale, ma pianse a lungo fuori dalla porta vicino al carro funebre. Tuttavia un qualche sassolino nelle scarpe deve pur avercelo avuto, se sulla lapide  ha voluto precisare di non perdonare alla povera Flavia di avergli riservato una “sofferta vita sessuale”.

Ne dà notizia Il Mattino di Padova che aggiunge: «Sabato sera – racconta un compaesano – c’erano centinaia di persone. E’ un’offesa alla povera moglie Flavia, una donna meravigliosa, che gestiva una bottega di taglia e cuci in paese. Una donna buona, brava e molto bella, semmai la vita sessuale sofferta ce l’ha avuta lei».

Rino vive con il figlio, la nuora e due nipoti. In famiglia, forse, manca qualche venerdì se è vero che, come qualcuno dice, hanno visto la nuora sistemare dei fiori sulla lapide del suocero. Tuttavia, che dire? Grazie per averci regalato un sorriso in questo triste e piovoso Giorno dei Morti.

E, per tutti, una preghiera !

2 Novembre 2010.

Via: Il Mattino di Padova, per consultare l’intero articolo, da quale ho tratto anche la foto qui sopra.

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Le foto che parlano da sole

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Munte, Indonesia – Markus, questo il suo nome, stringe a sé la sorella Lisna dopo aver visto la madre uccisa dal recente tsunami. Foto Achmad Ibrahim / Associated Press

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Zurigo, Sizzera – Pausa pranzo per due ragazze, al parco di Zurigo . Foto Alesandro della Bella / EPA

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Navotas. Filippine – Un ragazzo pone una candela accesa sulla lapide di un suo caro. Foto Bullit Marquez /Associated Press

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Rawalpindi – Pakistan – Un bimbo col suo palloncino. Soto Carl De Souza /AFP/ Getty Images

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Manila – Un po’ di pulizia per le tombe dei soldati. Foto Romeo Ranoco / Reuters

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Kabul – Aghanistan – Una ragazza afghana di etnia Kuchi si copre il volto davanti alle rovine del Palace Aman Darul. Foto Shah Marai/ AFP/ Getty Images

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Islamabad, Pakistan – Una ragazzina e altre donne in un povero quartiere. Foto Muhammed Muheisen / Associated Press

Sono alcune delle stupende foto che questa settimana pubblica il Los Angeles Times in questo servizio, The Week in Pictures | Oct. 25-31, 2010. Non perdetevelo.

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Quel sano parlar di niente delle donne

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Leggo sul Corriere di oggi un interessante articolo, “Avere una sorella ci rende più felici”, a firma di Maria Laura Rodotà.

Riferisce di un mini-saggio della linguista Deborah Tannen pubblicato con grande successo sul sito del New York Times.

E’ vero – dice – che ci sono molti luoghi comuni sulle sorelle:

Sono da sempre considerate un fattore a rischio dalla maschilista cultura latina («mandami tua sorella», «dillo a quella x di tua sorella», «a soreta »; ecc.). Sono spesso malviste da scrittori e registi (certi profondi asti sororali sono alle base di celebri trame). Nella vita reale possono essere dichiaratamente poco amate: c’è chi (maschi e femmine) racconta allo psicoterapeuta di aver sofferto in gioventù causa sorella bella/sadica/impicciona; ci sono quelle (femmine) che quando diventano più anziane litigano sui gioielli della povera mamma; e cose del genere”.

Ma sono spesso solo luoghi comuni.

E allora, secondo Tannen, «avere delle sorelle rende più felici sia uomini che donne non per il tipo di discorsi che si fanno, ma per il fatto di parlare », e il tutto si potrebbe riassumere nel più famoso tra gli slogan pubblicitari ferilliani: «Quanto ce piace chiacchierà…»

Quei continui scambi di informazioni minimaliste («ho visto dei collant in saldo», «stasera ho cucinato un pollo alla diavola», più infinite variazioni evolute e attuali, dalla quotidianità lavorativa alle previsioni sulla durata del governo) di scarso interesse, ma di enorme importanza: «Sono conversazioni apparentemente inutili; ma confortanti per molte donne quanto le conversazioni sui loro problemi».

E per gli uomini? Che ne dite?

Di collant e polli alla diavola ci interessa ben poco, ma sentir le sane chiacchiere di cose inutili delle nostre dolci metà, non piace forse anche a noi?

Ecco l’articolo completo sul Corriere

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Piegare una T-Shirt

e

Siete frustrati perché non riuscite mai a piegar bene una maglietta?

Eccovi due metodi che fanno al caso vostro.

Il primo arriva dal Giappone ed è adatto per le T-Shirt

Il secondo, ehm!, diciamo che è un po’ più complicato, ma funziona.

Provare per credere.

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