I test Pisa-Invalsi: le competenze dei nostri quindicenni a confronto

E’ questo uno dei tre post che desidero pubblicare, per parlare un po’ di questa benedetta nostra scuola:

–        I test Pisa-Invalsi: le competenze dei nostri quindicenni a confronto
–        Perché le femmine vanno meglio a scuola (Link)
–        La scuola ha la febbre? Buttiamo via il termometro (Link)

E’ stato recentemente reso noto dall’Invalsi il rapporto “Le competenze in lettura, matematica e scienze degli studenti quindicenni italiani ” che, riferito al 2009, ci offre un incredibile quantità di dati e di informazioni sulla scuola, con confronti internazionali e nazionali piuttosto interessanti.

Ve ne propongo alcuni, per lo più riproducendo i grafici del rapporto, con qualche mio commento.

L’indagine, come detto, ha riguardato i quindicenni di molti Paesi e ha toccato i  tre punti fondamentali dell’insegnamento:

–         La Literacy in lettura ossia la capacità di comprendere e utilizzare testi scritti, riflettere su di essi e impegnarsi nella loro lettura (engaging with) al fine di raggiungere i propri obiettivi, di sviluppare le proprie conoscenze e le proprie potenzialità e di essere parte attiva della società.

–        La competenza matematica nel senso di «capacità di un individuo di individuare e comprendere il ruolo che la matematica gioca nel mondo reale, di operare valutazioni fondate e di utilizzare la matematica e confrontarsi con essa in modi che rispondono alle esigenze della vita di quell’individuo in quanto cittadino impegnato, cheriflette e che esercita un ruolo costruttivo»

–         La competenza scientifica, definita in termini di capacità di utilizzare le conoscenze scientifiche e i processi cognitivi connessi non soltanto per comprendere il mondo naturale, ma anche per prendere parte alle decisioni che possono avere un effetto su di esso.

Per l’Italia il test si è svolto su base campionaria toccando 1.097 scuole e 30.905 studenti:

Il campione utilizzato è ritenuto significativo per rappresentate l’intero universo della nostra scuola.

Ed ecco le Figure del rapporto Invalsi che ho selezionato e i miei commenti:

A) Lettura

La prima considerazione è che l’Italia, con un punteggio di 486, si colloca al di sotto della media dei paesi OCSE (493) e molto al di sotto dei Paesi in testa alla classifica: la Corea presenta il punteggio medio più elevato fra i paesi OCSE (539), non significativamente diverso da quello della Finlandia (536), mentre la media più alta in assoluto è quella conseguita dalla provincia cinese di Shanghai (556).

Hong Kong (533), Singapore (526), Canada (524), Nuova Zelanda (521) e Giappone (520) superano significativamente la media OCSE e anche Australia, Paesi Bassi, Belgio, Norvegia, Estonia, Svizzera, Polonia, Islanda e Liechtenstein ottengono un punteggio superiore alla media.

Da tener presente che una differenza di 39 punti corrisponde a un anno scolastico.

Insomma, non siamo gli ultimi, ma dovremmo far meglio e sappiamo da chi dovremmo imparare.

La seconda considerazione è che, tanto per cambiare, i punteggi dell’Italia del Nord sono significativamente superiori alla media OCSE e che l’Italia è trascinata in basso dalle disastrose performances di Sud e Isole.

Senza far polemica aggiungo che ben diversi sarebbero i risultati se si prendessero invece in considerazione i voti in pagella e quelli della maturità del Sud, ma sappiamo bene quanto valgono.

La terza considerazione è che  i ragazzi iscritti ai nostri Licei (non dimentichiamo che stiamo parlando di quindicenni) presentano una preparazione mediamente nettamente superiore a quella degli iscritti ad altri istituti, su valori simili a quelli medi dei migliori Paesi.

La quarta considerazione è che, in lettura, le nostre femmine battono i maschi, meno nei licei, ma alla grande nelle altre scuole. I maschi si rifaranno, in parte, in matematica e nelle materie scientifiche.

La cosa non sorprende. A 15 anni lo sviluppo delle femmine è nettamente superiore rispetto a quello dei maschi e, per di più la scuola pare essere, in tutto il mondo, “tarata” più per le femmine che per i maschi (vedi questo post)

La quinta considerazione è che l’immigrazione ha un ovvio certo peso sulle performance in lettura, ma questo vale per molti Paesi.

La sesta considerazione è che la stragrande maggioranza dei bambini ha frequentato la scuola dell’infanzia. Il ché smentirebbe la tanto sbandierata necessità delle donne di abbandonare il lavoro per l’assenza di asili, che è stata oggetto di altro post in questo blog.

B) Matematica



Per quanto concerne le competenze in matematica i confronti internazionali vedono che  la Corea, con un media di 546 ha la media più alta tra i Paesi OCSE. Shangai (600), e Singapore (562), hanno un punteggio medio che è circa un livello di competenza sopra la media OCSE. Altri paesi dell’OCSE con punteggi superiori alla media includono Finlandia (541), Svizzera (534), Giappone (529), Canada (527), Paesi Bassi (526), Nuova Zelanda (519), Belgio (515), Australia (514), Germania (513), Estonia (512), Islanda (507), Danimarca (503) e Slovenia (501).

L’Italia, con un punteggio di 483 punti, pur collocandosi al di sotto della media OCSE (496), ottiene un risultato migliore rispetto a PISA 2006 in cui aveva una media di 462 e a PISA 2003 in cui aveva una media di 466.

Anche per la matematica le regioni del Nord propongono risultati migliori rispetto alla madia OCSE, e il Sud trascina l’Italia al ribasso. Peraltro il Sud appare in netta ripresa rispetto alle passate rilevazioni: segno che se si vuole, qualcosa si può fare.

Non sto a tediarvi con ulteriori dati sulla struttura delle competenze in matematica se non per accennarvi che i maschi si prendono la rivincita per le femmine, mentre tutti gli altri dati sono simili a quelli delle competenze in lettura.

Del pari non mi dilungo sulle competenze scientifiche, che presentano risultati simili a quelli della matematica

C) Tendenze

Meritano ancora un cenno le linee di tendenza di questi anni.

In lettura presentano netti miglioramenti le scuole del Sud, mentre il Centro Est sembra stentare a mantenere le posizioni di eccellenza. Colpa del immigrati? Forse.

E’ piuttosto da rilevare come i buoni siano sempre buoni e i cattivi sempre cattivi.

La stessa cosa sui buoni e cattivi si può dire per le competenze in Matematica.

(Il rapporto e tutte le tabelle sono disponibili sul sito INVALSI – Posso comunque fornirveli a richiesta)

Pubblicato in Scuola | Contrassegnato , , , , | 4 commenti

L’abbraccio

Dal Buongiorno di oggi:

Per una donna, l’abito più elegante è l’abbraccio dell’uomo che ama.

(Yves Saint Laurent)

Bella, vero?. Mi piace, fa iniziare bene una nuova giornata.

(PS. vale anche per gli uomini)

Pubblicato in Aforismi, pillole di saggezza e detti popolari, Emozioni, pensieri, riflessioni e ricordi | Contrassegnato , , | 6 commenti

I nostri nonni, povera gente

Sì, queste sono le nostre storie:

CARI STUDENTI CHE SOGNATE “MA LAVORATE”

Lettera aperta ai ragazzi che non hanno voglia di faticare sui libri: ci sono troppe università
che vendono solo fumo, se non scegliete una professione sicura diventerete i poveri di domani

Di Gianpoalo Pansa

Ricordati che possiamo sempre ritornare poveri!

Di solito rispondo così ai ragazzi e alle ragazze che, per telefono o per lettera, mi chiedono di aiutarli a fare il giornalista. Prima gli domando che cosa fanno oggi. Loro mi spiegano che vanno all’università. Chiedo: in quale ateneo? Così scopro che esistono sedi universitarie che non ho mai sentito nominare. Con strani corsi di laurea. Tutti creati allo scopo di offrire uno stipendio a docenti spesso improvvisati. Quelli di giornalismo sono colleghi ancora in attività o in pensione, saranno anche bravi, però non ricordo un articolo scritto da loro.

A quel punto chiedo al ragazzo o alla ragazza: lo sai che in Italia i giornalisti sono troppi e molti editori stanno sfoltendo le redazioni, anche in testate importanti? No, non lo sanno. Allora domando: perché vuoi fare il giornalista? Risposta: perché mi piace scrivere, e al liceo avevo ottimi voti in italiano. Altra domanda: la tua famiglia è ricca? Risposta: per niente, anche se riesce a pagarmi l’università. Nuova domanda: perché non scegli un’altra professione, ad esempio l’infermiere, il paramedico, la badante?

Alla parola badante, sento che un brivido di orrore scuote la ragazza o il ragazzo: perché proprio la badante? Risposta: perché la società italiana invecchia e ci sarà sempre più bisogno che gli anziani vengano assistiti in casa. Saranno necessari infermieri, che oggi ci arrivano da centoquaranta paesi stranieri, e con loro fisioterapeuti, massaggiatori, addetti alla riabilitazione, governanti di case… Avverto un altro brivido di orrore.

A quel punto concludo la conversazione con una profezia: se non capisci come gira il mondo, preparati a diventare di nuovo povero. Come forse lo erano i tuoi nonni o i tuoi bisnonni. Sai qualcosa della loro vita? No, non sanno nulla. Io invece lo so. Perché non sono più di primo pelo. E di tre poveri conosco tutto. Erano i miei nonni paterni e mio padre.

Mio nonno Giovanni Eusebio Pansa era nato nel 1863 a Pezzana, nel Vercellese, un paese di duemila abitanti, sul confine orientale della pianura che guarda il fiume Sesia e la Lomellina. L’unità d’Italia, quella che si celebra oggi, risaliva a due anni prima, ma lui non ne era stato informato. Sapeva soltanto di essere un povero strapelato, uno dei tantissimi del suo paese natale. Un luogo sempre affogato nella nebbia. Un posto di risaie, cascinali isolati, pochi padroni e tanti contadini senza terra.

Di abbondante c’era soltanto la malaria. Ci dava dentro ogni mese dell’anno perché non veniva curata a dovere. Il chinino non era ancora gratuito e costava caro come il fuoco. Chi si ammalava, di solito andava al creatore. Per deperimento organico, ossia per la fame. Per le tumefazioni della milza. Per le cirrosi epatiche malariche.

I ragazzi cominciavano a lavorare molto presto, fra i 10 e gli 11 anni. I maschi venivano portati alla fiera di Vercelli, che si svolgeva il 2 febbraio alla ricorrenza della Madonna Siriola e il 1° agosto. Qui arrivavano i proprietari delle terre che affittavano i bambini per sei mesi. I primi a essere scelti erano “i fioroni”, gli alti di statura, poi i più piccoli. Diventavano i loro servi, quasi sempre addetti a fare “al vachè”, il ragazzo di stalla, comandato a guardare le mucche dall’alba al tramonto.

Questo fece mio nonno, sino ai 19 anni. Poi nel 1882 venne arruolato nel nuovo esercito dell’Italia unita. Stava nella fanteria, dove la ferma triennale era stata ridotta di un anno. Giovanni era analfabeta, ma incaserma i maestri militari gli insegnarono a leggere e a scrivere. Alla conclusione della ferma, il soldato doveva affrontare l’esame di scrittura e lettura. Se non ce la faceva, era obbligato a sciropparsi altri sei mesi di servizio militare. Se non superava neppure il secondo esame, altri sei mesi da soldato. Poi il Re lo mandava a casa comunque, con un calcio nel sedere.

Anche mia nonna Caterina Zaffiro, nata a Caresana nel 1869, siamo sempre nella pianura di Vercelli, era analfabeta e tale rimase sino alla morte, nel 1947. Lei e Giovanni si sposarono nell’agosto 1888, quando lui aveva 25 anni e lei appena 19. Unirono due miserie. Mangiavano pane e appetito. Oppure polenta e coltello. Però la polenta non sempre c’era. Per averla, bisognava rubarla. Ricordo di aver sentito mia nonna recitare, in dialetto, una filastrocca: «Polenta, polentata, è più buona se l’hai rubata».

Giovanni e Caterina misero al mondo sei figli. Ma non conosco se altri siano morti subito dopo la nascita. Mio padre Ernesto fu il quinto, nato il 6 ottobre 1898. Quell’anno, in Piemonte, i bambini che non superavano i primi dodici mesi di vita erano ancora diciassette su cento. Le madri erano denutrite. Il loro latte era povero. Ai neonati offrivano una poltiglia di pane grattato e farina. Oppure bocconi di polenta e di minestra già masticati dalla mamma. Anche mio padre venne nutrito così. E fu tanto fortunato da sopravvivere alle malattie intestinali, al rachitismo, al morbillo, alla scarlattina e alla difterite, tutte mortali tra i poveri.

Giovanni Eusebio, contadino senza terra, morì all’improvviso, mentre zappava il campo di un padrone. Era il 2 maggio 1902 e aveva appena 38 anni e mezzo. Una fine molto precoce, visto che allora l’età media dei maschi era di sessant’anni. E di solito smettevano di lavorare a 55, perché erano sfiniti dalla fatica. Mia nonna Caterina, rimasta vedova a 33 anni, rifiutò di affidare i figli alla carità pubblica. E li allevò da sola, nella miseria più nera. Un giorno mi disse: «Ho fatto tanti mestieri, compresa la ladra. Tranne uno: la slandrona». Voleva dire la puttana.

Alla morte del padre, Ernesto, mio papà, aveva tre anni e mezzo. L’ultimo dei suoi fratelli, mio zio Francesco, un anno. Quanto fosse immensa la loro miseria, lo compresi molto tempo dopo. Il giorno che chiesi a Ernesto come si fosse trovato durante la prima guerra mondiale, da soldato del genio. Arruolato nel febbraio 1917, a 18 anni e quattro mesi.E mandato subito al fronte nella Terza Armata.

Gli domandai: «Sei stato bene sotto le armi?». Lui mi rispose: «Non bene: benissimo! L’esercito mi ha dato il primo cappotto della mia vita, non ne avevo mai avuto nessuno, mi difendevo dal freddo con una vecchia mantella. Poi un paio di scarponi nuovi, al posto delle scarpe di terza mano, sempre sfondate. Poi due pasti al giorno, e in uno c’era sempre un po’ di carne, mentre a casa la vedevamo soltanto a Natale. Ho assaggiato per la prima volta la cioccolata. Ho fumato la prima sigaretta. E ho conosciuto le donne nei bordelli della Terza Armata. Che per volere del Duca d’Aosta erano i migliori dell’intero esercito italiano».

Anche approdato a tempi più fortunati, Ernesto non dimenticò mai che cosa aveva passato. La sua lezione, rivolta a me, era sempre la stessa: «Ricordati che possiamo diventare di nuovo poveri.

Studia, ma soprattutto datti da fare. Il piatto di minestra non te lo regala nessuno!»

(Via: Libero del 10 marzo 2011)

Pubblicato in Emozioni, pensieri, riflessioni e ricordi | Contrassegnato , , , | 4 commenti

All’asilo di Alice per il Carnevale

Una mascherina e una storiellinaa per la mia nipotina, Alice, di 4 anni, all’asilo, quest’anno.

Provate a recitarla a voce alta e a ritornar bambine. Vi intenerirà.

Il paese di gnam gnam

Un giorno un bambino piccino e leggero fu alzato nel cielo da uno sparviero …
Volando volando l’uccello ormai stanco lasciò cadere il pupetto in una pozza di fango.
Ma insomma! Non sono maniere! Disse il bambino e si mise a sedere.
Guardandosi attorno vide un paesello di case e giardini, che posto è mai quello?
Così stupito ed ansioso si avviò di gran lena senza un po’ di riposo.
Arrivò più vicino e con gran sorpresa vide che di zucchero era la chiesa, 
le case di pasta, di caramelle i tetti, di torrone i camini ma fatto a cubetti. 
Poi una novità da togliere il fiato! Incontrò una bambina di cioccolato. 
Le disse: amica mi chiamo Gigetto mi presti un ditino che ci faccio un pranzetto? 
Rispose la bimba: no mi rincresce, sono assai buona ma mica ricresce ….
mi chiamo Granella diventiamo amici ,così i lunghi giorni trascorreran felici? 
Certo carina, mi va benone, andiamo in cucina a far colazione? 
Ma sorse il sole e con gran spavento Granella vide che si stava sciogliendo.
Gigetto la prese e senza tante scuse con piglio sicuro nel frigo la chiuse. 
Poi giunta la sera e la dolce frescura fece uscire l’amica che aveva un po’ di paura. 
Granella ormai salva e tanto stanca baciò Gigetto sulla guancia;
gli disse: ti voglio bene assai, grazie per avermi tolta dai guai! 
E mentre nel cielo la luna d’argento spuntava Gigetto sentì che il suo cuore danzava.

T e s o r i !!!!!
 

Pubblicato in Racconti. poesie, tradizioni, favole e leggende | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Don Roberto Saviano, il novello predicatore, e la TV.

Bibì e Bibò vanno strettamente a braccetto e, così, in attesa di deliziarci con Vieni via con me Due, don Roberto, il novello predicatore, si è presentato sul piccolo schermo del suo amico guanti di velluto Fazio, per sponsorizzare il suo nuovo libro edito da Feltrinelli.

Che don Roberto si sia montato un po’ la testa  con la popolarità della televisione è più che normale; capita a tante veline, perché non dovrebbe essere capitato anche a lui? E così ne parla Aldo Grasso, sul Corriere di ieri (LINK), in un articolo che titola:

Saviano innamorato del successo tv

Del monologo, come del maiale, non si butta via niente. Roberto Saviano si è presentato nel salotto di Fazio per promuovere il libro ricavato dalla trasmissione che aveva fatto con lo stesso Fazio: benvenuto fra noi, faticoni della tastiera, zappaterra della zona grigia, dove engagement e business amano confondersi («Che tempo che fa», Raitre, domenica, ore 20.10).

Con quella faccia da Cristo pasoliniano, Saviano si sta innamorando dei brividi che il successo tv sa procurare. Lo si capisce dalla prefazione al libro, dove scrive frasi del tipo «Arrivare a così tante persone ti cambia la vita. Ogni giorno mi giungevano migliaia di lettere e messaggi di persone che mi davano la loro vicinanza, solidarietà». E più avanti: «In quelle ore ciò che mi pervadeva davvero, nonostante le critiche, era sentire in ogni parte di me che attraverso la televisione, strumento che spesso sembra inutile, talvolta considerato una macchina per oscurare le menti, si stava accogliendo una voglia di trasformare, di cambiare, di dire comunque la si pensasse politicamente, che il Paese è diverso da come viene rappresentato…». Roba da Paolo Bonolis, quando si occupa del «Senso della vita».

Lo scrivo con rammarico e anche con affetto: Saviano si vive, con autocompiacimento, come «scrittore», come guru, e ora anche come uomo di tv, ma quando si rinuncia allo stile (come in questa prefazione, sciatta, da origliante, e in parte nei monologhi di «Vieni via con me»), si rimane prigionieri del ricatto del contenuto. Per essere credibile, Saviano dovrà sempre di più alzare la posta in gioco dei suoi argomenti (camorra, macchina del fango, ogni altro possibile cancro sociale…), assumere il ruolo del salvatore, di testimonial del Bene. Gli avevamo consigliato di stare un po’ all’estero, pareva dovesse andarci, ma poi ha preferito la tv. Così rischia di restare solo un professionista del savianismo, privo di dubbi, uno scrittore che si inebria dell’abbraccio della folla e della tv.

Concordo con Aldo Grasso, e preciso che i grassetti sono suoi, non miei. Tuttavia, poiché mi guarderò bene dal comprare il libro, in fondo, di questa presentazione su Rai 3, non me ne importa nulla. Così come non mi importerà nulla di quel che ci propineranno con il nuovo Vieni via con me, per il quale userò il telecomando.

Quello che m’ importa è solo che il nuovo Vieni via con me non venga un’altra volta ancora contrabbandato come il programma che diffonde il Verbo della verità, magari dopo avergli tirato per settimane la volata con assurde polemiche su censure inesistenti.

Non è così. E’ stato e sarà un programma di sinistra, fatto e pensato dall’intellighentia ”au caviar” della sinistra, per diffondere le opinioni di sinistra. E solo quelle.

Nulla di male in tutto ciò. Purché lo si dichiari apertamente. Siamo in un paese libero e tutti hanno diritto di pensiero e di parola. Lo facciano pure. Ma alzando in alto e mettendo ben in vista i vessilli dei partiti che rappresentano. Poi chi ha piacere che se ne bei pure.

Insomma, che se la suonino, se la ballino e se la cantino tutto come gli pare. Ma tra di loro. O con chi avrà il piacere di unirsi alla loro compagnia, ma una volta che saprà di che compagnia si tratta.

(Qui gli altri miei precedenti post sull’argomento)

Pubblicato in Disinformazone e faziosità, Politica | Contrassegnato , , , , | 5 commenti

8 marzo 2011 – .. e quello di Beppe Severgnini


 

Quando si vuol fare della demagogia facile si inizia un articolo in questo modo:

Quando non riescono ad accettare i cambiamenti, gli uomini – intesi come maschi – offrono complimenti. Quando non sanno imporsi rinunce, espongono buone intenzioni. La giornata di oggi, 8 marzo, vedrà un turbinìo di eventi, iniziative, congratulazioni e riconoscimenti del ruolo della donna. Ma le donne – intese come femmine – ormai l’hanno capito. Basta scostare le mimose, e il panorama retrostante è spoglio.

Per dire che cosa? Ecco qua:

Il Corriere ieri citava la recente indagine Eurostat: siamo in coda tra i Paesi dell’Unione Europea. L’occupazione femminile diminuisce dopo il primo figlio, crolla dopo il secondo. Solo Malta è messa peggio di noi. Lo suggerisce l’osservazione, lo conferma uno studio dell’università Bocconi: senza il reticolo familiare poche nostre connazionali potrebbero lavorare. L’aiuto quotidiano dei nonni è indispensabile per trenta italiane su cento. Le danesi e le svedesi costrette a chiedere aiuto ai genitori per badare ai figli? Due su cento. Sorpresi? Probabilmente no. Chi non ha sperimentato le carriere che si bloccano alla prima gravidanza (part time e telelavoro sono temi buoni per i convegni) conosce una donna che s’è trovata in quella condizione.

Questo, dunque il capo d’accusa: le donne sarebbero meno occupate degli uomini perché mancano gli asili nido. Fantastico. Non perché manca il lavoro in Italia in generale, ed in quella del Sud, in particolare, come ho cercato di dimostrare con questo precedente articolo (Non prendiamole solo in giro, queste povere donne). Nell’Italia del Nord i livelli occupazionali delle donne non sono troppo dissimili da quelli dei principali Paesi Europei. Sono invece un disastro dove il lavoro non c’è per nessuno e gli asili nido non servirebbero a nulla.

La realtà è che i posti di lavoro mancano, e che poco importa se quei pochi sono occupati da uomini o donne. Probabilmente lo sono più da uomini perché meglio si adattano alle loro caratteristiche. Inoltre, dato che una vita di lavoro dura circa quarant’anni e che, quindi, solo un quarantesimo degli occupati lascia ogni anno il lavoro, anche ammesso che in certi casi sia cosa buona e giusta, c’è una grossa isteresi nel processo di occupare donne e disoccupare uomini.

Ma l’indomito Beppe prosegue:

La buona notizia? La carovana dei grandi Paesi occidentali s’è rimessa in moto. Cerchiamo di capire dov’è il gancio da traino. Negli Stati Uniti il presidente Obama approva il Lilly Ledbetter Fair Pay Act contro la discriminazione salariale. In Gran Bretagna il rapporto Davis chiede di portare al 25% la quota di donne nei consigli di amministrazione entro il 2015. La Francia approva una legge che porterà al 40% le donne ai vertici delle società quotate entro il 2017. In Germania, Angela Merkel ha annunciato di voler imporre quote rosa del 40% in tutte le grandi aziende.

Non ci sto. Nella mia vita di lavoro ho assunto dieci più volte donne che uomini, le ho nominate quadri, le ho fatte diventare Dirigenti Industriali. Non perché me lo imponeva una legge, ma perché se lo meritavano. Tutto, qui. Molto più semplice di quel che si vuol far credere e il tutto senza avventure da letto.

Già, le avventure da letto. Non manca di farne cenno il buon Beppe:

Nessuno di questi Paesi ha avuto un caso Ruby che spingesse le donne in piazza.

Lasci perdere, per favore. Le donne non sono state spinte in piazza dal caso Ruby, ma dai burattinai che le hanno spinte per tutt’altri motivi. E nei letti alcune, certo non tutte, si sono spinte da sole, come hanno fatto da sempre.

Dice ancora:

Tutti hanno capito però che, in tempi incerti, bisogna sfruttare le risorse a disposizione. E le donne sono una risorsa immensa.

Giusto. Ma, ma mi rifiuto di considerare che le donne siano “brave per legge”. Sono brave, molto più degli uomini quando sono occupate in mestieri che sfruttano le loro caratteristiche e in questi devo trovare maggior spazio. Ma lo ripeto fino alla nausea: il problema è che non c’è lavoro, che l’Italia è un Paese decotto e senza futuro, che i posti di lavoro non sono destinati a crescere e che l’Italia non è un Paese “bradipo” per scelta culturale dei maschi, ma per le scelte politiche che sono state fatte negli ultimi quarant’anni.

Qui tralascio gli ultimi due paragrafi dell’articolo di Severgnini (che trovate comunque qui), ma quando, riferendosi agli uomini, alla fine dice….

Una festa che scivolava pericolosamente verso il romanticismo commerciale – l’8 marzo come un 14 febbraio per ritardatari – conosce quest’anno un improvviso risveglio. Cerchiamo di dimostrare che è una nuova stagione anche per noi.

…..non posso che ripetere: sì, e allora incominciamo a non prenderle in giro.

(L’articolo del Corriere: Il Fattore Donne e il Paese)

Pubblicato in Donne | Contrassegnato , | 6 commenti

8 marzo 2011 – Il pensiero di Elisabetta

Mi scrive Elisabetta, a commento del post precedente:

«Per la donna anch’io voglio proporre una poesia… è di Madre Teresa di Calcutta:»

Donna

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!

Madre Teresa di Calcutta

«Tutto ciò, indipendente dall’8 marzo….
La donna non ha bisogno di un giorno per festeggiare una vita».

… e, a parte, aggiunge:

«8 marzo… festa della donna… sai che ti dico?… non mi piace… non mi piace pensare che si debba per forza fare festa…
Ogni donna ha la sua festa e dovrebbe essere una festa personale e individuale… Questa promiscuità non mi piace e poi ho notato che per festeggiare la festa della donna, le donne diventano troppo aggressive, invadenti e anche volgari…. La loro femminilità si manifesta spesso in raduni, cene e locali dove si vogliono mettere alla pari con gli uomini assistendo a spogliarelli maschili…. Che squallore!!!!

Beh… passerà anche l’8 marzo e tutto quello che le donne oggi vorranno fare….»

Condivido

Pubblicato in Donne | Contrassegnato , , , | 6 commenti

8 Marzo 2011 – Dedicato a Voi

L’anno scorso qualche simpatico aforisma (lo ritrovate qui), quest’anno la splendida canzone della Mannoia.

Quello che le donne non dicono

Ci fanno compagnia
certe lettere d’amore parole che restano con noi
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola:
lo sentiremo poi
Abbiamo troppa fantasia
e se diciamo una bugia
è una mancata verità
che prima o poi succederà
Cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un pò
è per la voglia di piacere
a chi c’è già o potrà arrivare
a stare con noi
Siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare lascia stare
tanto ci potrai trovare qui
con le nostre notti bianche
ma non saremo stanche neanche quando
ti diremo ancora un altro si

In fretta vanno via
delle giornate senza fine
silenzi: che familiarità
E lasciano una scia
le frasi da bambine
che tornano
ma chi le ascolterà?


.

Per Voi, care amiche di questo blog.!

Frz

Pubblicato in Donne | Contrassegnato , , , , | 6 commenti

Amici 10 – Vincono Denny e Virginio. La critica premia Annalisa

 

Gran parterre de roi per la finale di Amici, ieri sera ed applausi ai due vincitori Delly Lody e Virginio Simonelli.

Non erano i miei preferiti ma, mentre trovo che la vittoria di Denny sia stata meritata, non altrettanto mi sembra di poter dire di quella di Virginio.

A Denny avrei preferito Giulia Pauselli, la mia cinesina, per quel suo volto dolce e malizioso e per la bellezza dei sui vent’anni anni. Arrivata come danzatrice classica, si è innamorata del contemporaneo e ci ha regalato le cose migliori     soprattutto nella seconda disciplina. Ieri sera, onestamente, non è stata un granché. Eccetto che per i suoi cavalli di battaglia è stata costretta dal programma a subire sempre il confronto, più che con Denny, con Anbeta e per lei è stata notte fonda. Deliziosa solo nell’ultimo passo a due con Stefano su coreografia di Garrison. Ha messo anche da parte la frangetta che le ha sempre incorniciato lo splendido volto, per un ridicolo codino. Peccato. Il futuro, comunque, è dalla sua parte a condizione di riuscire a non bruciarsi con scelte premature, alle quali certi giudizi eccessivamente positivi potrebbero, sin da subito, indurla.

Denny si è dimostrato più completo nel classico e molto aperto verso le cose nuove del contemporaneo. Complimenti a lui. Credo che sua la vittoria sia stata ampiamente meritata sia sotto il profilo tecnico che per quello comportamentale. Disciplinato, mai polemico, mai una parola di troppo. Ha venticinque anni ed è arrivato ad Amici come ultima spiaggia, dopo qualche delusione nel mondo della danza. Ha ritrovato la voglia di fare, qualche bel soldino e un buon contratto. Un po’ esile, forse, come ballerino, ma per mettere su un paio di chili e gonfiare ancora un po’ i muscoli ha tutto il tempo necessario. Non so come s’era trovato Stefano con i Complexions, ma mi sembra che il suo ritorno ad Amici sia stato anticipato rispetto alla prevista durata del contratto. Di certo l’hanno fatto lavorare non poco ed è ritornato nettamente migliorato. L’augurio è che la stessa cosa possa accadere anche a Denny.

Il terzo finalista del ballo era Vito Conversano. Fisico eccezionalmente bello e dotato,  ventitre anni, ha fatto bene ieri sera, ma nel corso del programma è apparso un gradino sotto rispetto agli altri due. Svogliato, lagnoso ed indolente nella fase scuola, insolente e poco umile nel corso del serale, ha trovato il modo di entrare quasi da subito in rotta di collisione con la Celentano, che ha fatto di tutto per fargliela pagare. Che questa  Vito se la leghi al dito come lezione di vita. Per le grandi potenzialità si è guadagnato il contratto con l’English National Ballet: ne tragga profitto e il futuro sarà suo. I mezzi li possiede.

Parlando di danza non si può non spendere una parola sulla Celentano. Quest’anno, per la prima volta non mi è piaciuta. E’ giusto essere esigenti coi ragazzi, ma è sbagliato essere vendicativi. E lei lo è stata. Do ragione a Cannito: i ragazzi vanno valorizzati per quel che via-via hanno imparato  e per quel che meglio sanno fare. Soprattutto in una finale. Quella Coda del Cigno Nero, ieri sera è stata una vera carognata. Ha sbagliato Denny, ha fatto brutta figura Giulia (e questo forse le è costato caro, rovinandole la serata), ma al trentesimo foittée (non è arrivata a trentadue) pure Anbeta ha rischiato di finire per le terre, alla seconda esibizione. Non si fa così, Alessandra: questa è solo dimostrazione di piccolezza.

Virginio ha vinto ma non mi ha mai entusiasmato. Venticinque anni, un improvvisa popolarità con Sanremo di cinque anni fa, poi porte chiuse e il dimenticatoio. Arrivato a quest’ultima spiaggia ha fatto leva sulle sue disgrazie per intenerire il televoto, ma ha saputo anche fare scelte coraggiose  come quella di mandare a quel paese Rudi Zerbi, che certo non gli insegnava nulla e non lo aiutava, e anche uno stizzoso Jurman, col quale era ormai troppo tardi per iniziare un percorso, con tutti contro. Bravo, non bravissimo, ha un viso con un brutto tratto espressivo, brutta bocca, occhi grandi ma tristi che spesso me l’hanno fatto trovare deprimente. L’augurio è che questo successo gli serva da trampolino per ritrovare un po’ di gioia e di serenità. Ne abbiamo tanto bisogno in questo mondo triste.

Se non ha aiutato Virginio, Rudi Zerbi è stato certamente di poco aiuto anche per Annalisa Scarrone, venticinque anni. E, d’altra parte, non si vede quali meriti avesse per far parte del un gruppo insegnanti. E così Annalisa non è riuscita ad uscire da quell’empasse del “non mi arriva”, che le sarebbe stato utile. Ma lei è bravissima e ha una voce di grande qualità. Troppo chiara e precisa, forse, per i gusti del mercato che oggi premiano di più le Alessandre o le Emme, a proposito delle quali c’è certamente da dire che sono tecnicamente molto migliorate, ma esteticamente disastrate. La prima è apparse con una capigliatura degna degli spot Wind di Aldo, Giovanni e Giacomo ed un corto abitino che la ingoffava non poco; la seconda mettendo in mostra due gambe da mediano di mischia degli All Blacks con una gonnellina da “Lili Marlene”. Non credo che Annalisa si acconcerà mai in quel modo e farà benissimo. A lei è andato il premio della critica. Meritatamente, ma avrebbe dovuto vincere.

Una parola anche per Francesca Nicoli, alla quale è andata una borsa di studio alla scuola Renée Grant-Williams. L’augurio è che ne  sappia far tesoro e che nessuno se ne penta.

“Amici 10” chiude qui, con due grandi meriti: quello di averci fatti vivere e condividere le emozioni di questi ragazzi e quella di aver aperto le porte al mondo della danza di qualità. Non è poco.

Grazie, Amici !

(E qui trovate i precedenti post)

 

Pubblicato in "Amici" | Contrassegnato , , , , , , , , , | 2 commenti

Ladri sul tetto? Non proprio….

Era da qualche tempo che la Treviso stuzzichina non mi offriva una notizia piccantina da pubblicare, ma ecco l’ultima:

Strani rumori sul tetto: chiama la polizia e scopre l’amante della moglie

Chiama la polizia perché insospettito da strani rumori sul tetto: dopo le verifiche del caso gli agenti scoprono che a passeggio sulle tegole non c’era un Arsenio Lupin qualunque, bensì l’amante della moglie.

È accaduto a un trevigiano che,rientrato di notte in casa prima del previsto, si è allarmato per movimenti anomali sullo spiovente del tetto accanto a una finestra. I poliziotti, individuato l’uomo intrappolato a parecchi metri da terra, hanno alla fine ottenuto un’ammissione imbarazzante. Si trattava infatti di un vicino di casa che, sorpreso dall’arrivo del marito della donna con cui si stava intrattenendo, non aveva trovato di meglio, per nascondersi, che tentare di scalare il tetto più vicino.

Beh! A saperlo scommetto che l’avrebbbe lasciato lì, al freddo, tutta la notte. 🙂

Strani rumori sul tetto: chiama la polizia e scopre l’amante della moglie – Il Messaggero.

Altri fatti di cronaca dalla “Treviso stuzzichina”   —-> QUI

Pubblicato in Fatti e notizie dall'Italia, Stuzzichini e curiosità | Contrassegnato , , | 4 commenti