Se almeno non ci raccontassero delle palle

Se c’è una cosa che non sopporto è che qualcuno pensi di potersi permettere di prendere impunemente il prossimo per scemo. Soprattutto quando le cose sono evidenti e non c’è motivo di nascondere la verità.

Leggo sul Corriere queste affermazioni di Bianca Berlinguer, direttore del Tg3, alle contestazioni del capo del Governo che ha definito il TG3 come il TG di Telekabul.

«Berlusconi continua a paragonarci a Telekabul. Ma io rispondo: per me è un onore essere paragonati al tg diretto da Sandro Curzi» e aggiunge: «Il Tg3 “di sinistra”? Io direi così: noi diamo tutte le notizie. Ma abbiamo molto pubblico di sinistra».

Poi rispondendo alla domanda: ma il Tg3 è un tg di lotta o di governo? dice «Risponderei che siamo un tg di lotta perché diamo tutte le notizie. Ed è bene che resti così. Quando siamo diventati un tg “di governo”, per il cambiamento di maggioranza; abbiamo perso ascolti».

Allora, che le faccia piacere essere paragonata a Sandro Curzi può benissimo affermarlo e non c’è niente di male. Affari suoi.

Che però neghi che il Tg3 sia di sinistra e sostenga che il Tg3 abbia  molto pubblico di sinistra “perché dà tutte le notizie” rasenta il ridicolo.

Un po’ di verità vien fuori dopo, quando afferma che è un tg di lotta ma, di nuovo, – dico io – non perché dà tutte le notizie, bensì perché le dà in un certo modo. E questo per un motivo ben preciso: fare ascolti a sinistra: tant’è che quando è “diventato un tg di governo” ha perso ascolti. E qui una domanda: quando è diventato un tg di governo le notizie non le dava più tutte?

Insomma nessuno le nega il diritto di fare un tg di opposizione, ma non ci racconti palle, lo dica apertamente, ne guadagna di credibilità.

Così come ne guadagnerebbero di credibilità Vieni via con me e i cosiddetti programmi di approfondimento politico.

Giù la maschera. Tutto qui.

Dal Corriere.it

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Ma buttatelo giù da lì

Il sigaro, naturalmente !!!

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Eutanasia e soffocamento delle opinioni

Lo prometto: per questa settimana no parlerò più di Vieni Via con me, della sua liturgia e della sua voluta faziosità, ma questa me la dovete ancora lasciar passare, se non altro per confermarvi che non tutti si uniscono al coro dei peana. In particolare chi da certi drammi è toccato da vicino.


Uno di questi è Antonio Socci, che sul suo blog, Lo Straniero, posta due toccanti articoli dei quali vi raccomando la lettura.

Il primo titola: “Notizie su Saviano e Caterina…”

E’ del 19 novembre e inizia così:

Caro Roberto,

vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina.

Ti accoglierò a braccia spalancate e se magari ne tirerai fuori l’idea per un articolo, potrai devolvere un po’ di diritti alle migliaia di bambini lebbrosi che sto aiutando tramite i miei amici missionari i quali li curano nel loro lebbrosario (lo trovate qui)

Il secondo titola: Serra e compagni: vergogna!

E’ del24 novembre 2010 e nel corpo dice:

Purtroppo ieri, lui che è uno degli autori di “Vieni via con me”, ha liquidato col ditino alzato la richiesta di molte persone affette da gravi malattie, che lottano per vivere e per vivere in condizioni migliori, di potersi raccontare in quel programma così come, nello stesso programma, è stata raccontata la storia di Welby e degli Englaro. (lo trovate qui)

Il tema dell’eutanasia è particolarmente delicato e non ho un idea ferma e precisa, anche se in certi casi mi sembra che non se ne possa precludere il diritto, tanto più che chi ne ha i mezzi basta che attraversi la frontiera.

Dove l’idea ben precisa ce l’ho è sul soffocamento. Quello delle idee che chiedono spazio a chi non lo vuol dare, ma ne ha parlato. E qui Antonio Socci ha certamente tutte le ragioni.

(la foto riproduce la copertina di un suo libro, credo che mi autorizzi a farlo, grazie)

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C’è messa e messa

 

In altro post sono stato accusato di “sberleffo al coraggio” per aver attribuito a Roberto Saviano gli appellativi di‘Sommo Narratore’, ‘Sommo Predicatore’ o più semplicemente di ‘don Roberto’.Sono anche stato in parte frainteso pensando che quel ‘don’ volesse individuarlo come “persona di rispetto”.Non è così. Con quegli appellativi volevo semplicemente richiamare il clima liturgico che aleggia in quel di “Vieni via con me”.

Molto meglio di me descrive questo clima Aldo Grasso sul Corriere del 24 novembre, che vi propongo (questo in ogni caso il link):

“«Vieni via con me»: un po’ come a messa”

“Non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica”

“[..]«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis. L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis.”

“E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita.”

Il pezzo di Aldo Grasso ha, ovviamente, attirato i commenti di molti lettori, 432 per la precisione, commenti che trovate col link che sopra ho citato. Molti a favore e molti contro. Ne cito due per tutti: “Complimenti per l’analisi del programma. Approvo in pieno la similitudine. E’ proprio vero i due “sacerdoti” si sentono i custodi di tutte le Verità del mondo” e “Preferisco questa messa perché parla di argomenti che interessano tutti e ne sa parlare, perché lui vuole che ogni singola persona che lo ascolta lo capisca. Una boccata d’aria fresca caro signor Grasso”.

Ora, ognuno è libero di respirare l’aria fresca della funzione liturgica che meglio crede, purché sia chiaro che di “messa” si tratta con abbondante spargimento di incenso, tutto di un stesso odore e  colore.

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I figli non sono mobili d’arredo.

A volte mi trovo un po’ perplesso di fronte a qualche sentenza della nostra Corte di Cassazione.

Questa volta no.

La sentenza 41142 del 22 novembre 2010 ha respinto il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti ai danni della moglie e dei figli.

L’imputato aveva proposto appello avverso la condanna nella parte relativa ai maltrattamenti sui figli poiché i piccoli non erano stati direttamente vittime ma si sarebbero limitati ad assistere alle violenza dell’uomo.

L a Corte rigettando la tesi dell’imputato, ha ricordato che “ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 572 del codice penale “ lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo, ma può derivare anche da un clima generalmente instaurato all’interno di una comunità in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi, i quali ne siano tutti consapevoli, a prescindere dall’entità numerica degli atti vessatori e dalla loro riferibilità ad uno qualsiasi dei soggetti passivi.”

Fin qui la sentenza.

Il riferimento che mi pare chiaro è quello degli atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi, in questo caso il coniuge, ma mi chiedo se, ad esempio, frequenti violente liti tra coniugi non configurino una responsabilità degli stessi per la sofferenza inflitta ai minori costretti ad assistervi.

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Toh! Allora non ci sono solo i preti pedofili.

Toh! Allora non ci sono solo i preti pedofili, non c’è solo la Chiesa dalle ingiustizie sociali, quella che concede i funerali religiosi ai potenti e non a Piergiorgio Welby, quella dei servi della gleba, dei proprietari terrieri schiavisti, che hanno sempre potuto accostarsi ai Sacramenti, c’è anche quella di don Giacomo Panizza e del suo Progetto Sud per raccogliere e far lavorare disabili e handicappati.

Un grazie, allora, questa volta, a Roberto Saviano.

E per chi ne abbia interesse questo è il sito del Progetto Sud.

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Qualsiasi cosa facciano le donne…..

 

Qualsiasi cosa facciano le donne, la devono fare due volte meglio degli uomini per essere considerate valide la metà. Fortunatamente ciò non è difficile“.

Devo aver già citato questa frase tra gli aforismi che ogni tanto pubblico.

Pone in evidenza, purtroppo, una sacrosanta verità.

L’ha citata, facendola sua, ieri sera Emma Bonino leggendo la sua lista a Vieni via con me, senza però citar l’autore.

Io lo faccio sempre. E’ di Charlotte Whilton.

 

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La spazzatura di Roberto Saviano

Ho capito.

Napoli s’era inventata fin dal 1832 la raccolta differenziata, poi per colpa di non si sa bene chi, probabilmente degli invasori piemontesi, e di che cosa, se ne è “scurdata”. Me ce l’ha detto ieri sera Roberto Saviano che ci “ha imparato” che l’inventore della raccolta differenziata è stato nientemeno che Ferdinando II di Borbone, anno Domini 1832, monarca che invitò i concittadini a tenere separati «i frammenti di cristallo e vetro» pena l’arresto.

«Non siamo predisposti alla monnezza» ci ha detto don Roberto. Peccato che si sia dimenticato, ad esempio, la diffusione del colera, a Napoli, nel 1973.

Poi ci “ha imparato” anche altre cose. Ad esempio che è tutta colpa del Nord se in Campania non c’è più un centimetro libero per i rifiuti. Già, è per questo che a quei poveri 960mila abitanti di Napoli non resta che  scaraventare sulle strade non solo scatoloni di carta o rifiuti non deperibili, che potrebbero essere temporaneamente conservati in casa o in cantina, ma anche materassi sfondati, vecchie poltrone, lavatrici e frigoriferi rotti, mobili inservibili e chi più ne ha più ne metta, magari anche la suocera.

Mi chiedo, tra l’altro, dove vada a finire la spazzatura degli altri 5 milioni di abitanti della regione Campania per i quali i casi sono due: o hanno trovato un angolino nel quale risolvere il loro problema o vanno a Napoli per gettare i loro rifiuti.

Tutta colpa del Nord mi “ha imparato”. Già perché quelli che hanno visto arrivare tutto il pattume in casa propria, o che hanno contribuito a trasportarcelo, di colpe non ne hanno? Se qualcuno viene a casa vostra col sacchetto della sua spazzatura, voi lasciate che ne lo versi sul tavolo in cucina?

Poi, certo, ci “ha imparato” che è tutta colpa di Berlusconi e Bertolaso se da sedici anni a Napoli esiste l’emergenza rifiuti. Ma questo lo sapevamo già. Eggià, perché Napoli loro l’avevano ripulita un anno fa, ma la promessa di tenerla pulita non l’hanno mantenuta. Loro no, ma gli altri?

Un po’ d’autocritica sig, Saviano non le parrebbe opportuna? O i torti, come sempre stanno tutti da una sola parte?

Leggo, oggi, un redazionale che dice:

“No, Saviano, non è cosa e’ niente. Ho sentito i camion scaricare di notte pattumiere di veleni nella mia terra. Ho visto troppa gente nel mio paese morire di malattie nuove e misteriose. Il mio cimitero è una Spoon River di fanghi tossici e tra quei nomi c’è anche mia madre. Ho letto le carte delle Asl che parlano di valori anomali per tumori e leucemie. Ho toccato la rassegnazione di chi vive a Sud del Liri, lì dove un tempo correva la nostra Mason&Dixon, la linea che divide il Nord dal Sud. Ho sentito la puzza della camorra bussare ai confini della mia valle. Non è cosa e’ niente.
Solo che nel 2010 non possiamo continuare a tirare fuori la vecchia scusa. Sono stati i piemontesi, i Savoia, i fascisti, i lùmbard, i veneziani, i barbari, gli yankee, i marziani. Tutti tranne che noi.”

Lo scrive Vittorio Macioce per Il Giornale. Se vi fa schifo questo quotidiano fermatevi pure qui, se no continuate a pag.2

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Nicola Gratteri a “Niente di Personale “

Non so chi di Voi abbia visto ieri sera l’intervista di Antonello Piroso al dott. Nicola Gratteri a Niente di Personale del La7, ma se qualcuno vuol capire qualcosa di ‘ndrangheta e mafia, gli consiglio di andarsela a cercare. Credo che La7.it pubblicherà il video, probabilmente con questo link.

Nicola Gratteri è il Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, da 25 anni combatte la ‘ndrandgheta. Ha fatto arrestare in questi anni circa 3.000 mafiosi, vive una vita difficile, sempre sotto scorta, lontano dai figli e dalla sua famiglia per motivi di prudenza, non va a vedere un film in un locale pubblico dal 1977, per non mettere in ulteriore pericolo gli uomini della scorta e gli spettatori.

Vi riporto alcune delle cose che ha detto, scusandomi se per il momento vado a braccio e commetterò qualche imprecisione.

“La ‘ndrangheta è una fede, ha regole ferree che, per tutti, valgono fino alla morte. Si entra con vincolo di sangue, non se ne esce. Chi ci prova viene “potato”. Non c’è paragone tra la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni mafiose coma la camorra o cosa nostra”

“La ‘ndrangheta controlla tutto il commercio di cocaina in Europa.  In Italia si è estesa in tutte le regioni in cui gira molto denaro: non solo la Lombardia, dunque, ma anche Piemonte e Liguria, in particolare.”

“Le nostre forze di polizia giudiziaria, finanza e carabinieri sono le più avanzate al mondo e quelle che più sacrificano gli affari personali ad dovere. Solo a loro è da attribuire  il merito degli arresti di questi ultimi anni; non all’attuale Governo, né ai precedenti. Stiamo arrestando persone per indagini avviate anni fa. Ci vogliono mediamente quattro anni, due per le indagini e due per le autorizzazioni per arrestare un boss o un affiliato. L’attuale Governo, peraltro, ha il merito di aver reso sequestrabili i beni lasciati in eredità dai mafiosi (e di un altro  provvedimento che non ricordo)”

“Troppi parlano e scrivono di ‘ndrangheta e mafia solo per aver sentito dire; per averne una vera conoscenza occorre viverci dentro.”

Di Nicola Gratteri si erano già occupati:

Le Iene. Questo è il link

Che tempo che fa. Questi sono i link (parte1), (parte2),(parte3)

Ha pubblicato nel 2006 Fratelli di Sangue

 

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Cultura dove sei?

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Image via Wikipedia

Il Corriere pubblica oggi questo bel pezzo di Francesco Alberoni.

Se i grandi uomini sono muti la società s’imbarbarisce

Dice:

“Sono stanco di veder additare a modello miliardari che ostentano la loro ricchezza, imbroglioni che vivono sul pettegolezzo, ignoranti che la gente prende come modelli di sapere e di saggezza, politici che gridano, e non fanno una analisi politico-sociale rigorosa. E di non sentire mai parlare e in modo approfondito i grandi studiosi, i grandi intellettuali.”

“Fino a non molto tempo fa la gente aveva rispetto per l’alta cultura, per il grande filosofo, il grande scienziato, il grande studioso.”

“Oggi non è più così. C’è un circolo mediatico formato da persone che si invitano fra di loro, si elogiano e fanno loro commemorazioni.” [..]

“L’élite del sapere ha rinunciato a educare il pubblico a riflettere e scegliere.” [..]

“Sono convinto che, se la società va male, è anche per questa perdita di spessore, di serietà intellettuale e morale, per questo incialtronimento. Mi sembra giunta l’ora che le élite culturali di destra o di sinistra si sveglino, riprendano il loro ruolo, il loro compito educativo e pongano un freno al degrado.”

Condivido il pensiero di Francesco Alberoni al cento per cento, e vi rimando alla lettura dell’intero articolo; lo trovate qui.

 

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