I Quiz della Domenica nr. 10

Due quiz, non facilissimi ma abbordabili, e un bel giochino per questa vostra nuova Domenica.

Il primo: Le mele nelle scatole con l’etichetta errata

Hai tre scatole chiuse; in una ci sono le mele verdi, in un’altra le mele rosse e nell’ultima sia mele verdi che mele rosse.

Su ciascuna scatola c’è un’etichetta, che ne indica il contenuto, però tutte e tre le tre scatole hanno l’etichetta sbagliata.

Come puoi, aprendo un’unica scatola e prendendo un’unica mela (senza quindi osservare il resto del contenuto della scatola) etichettare correttamente tutte e tre le scatole?

Il secondo : Il pesce  che cambia direzione

Osservate la figura. Il pesce ha la testa a sinistra. Spostando solo tre fiammiferi e la moneta, sapreste rivolgere il pesce nella direzione opposta, con la testa a destra?

Il giochino. Mariembad


Il gioco è una variante dell’antichissimo gioco cinese del nim. L’ho visto per la prima volta quasi cinquant’anni fa (troppi, ahimè!) in un famoso film del 1961 di Alain Resnais con Giorgio Albertazzi, Delphine Seyrig, Françoise Bertine, Sacha Pitoëff :  “L’anno scorso a Mariembad” (qui ne potete vedere la sequenza).   Il film non lo ricordo, il gioco sì perché mi ci si ero scervellato parecchio per capire se c’è una strategia vincente (che c’è).

Lo potete trovare qui, provatelo sfidando il computer.

Le regole sono semplici:

–        Dovete togliere uno o più fiammiferi da una sola fila. Potete toglierli anche tutti.
–        Quando è il suo turno l’ avversario, deve fare la stessa cosa.
–        Chi prende l’ultimo fiammifero, perde la partita.

Volete sfidarmi? Ok, commentate questo post indicando la prima vostra mossa.

Le risposte a pag.2 Buona settimana !

PS – Questi erano i quiz dell’ ultima settimana, con le risposte.

Pubblicato in giochi, passatempi, rompicapi e quiz | Contrassegnato , , | 7 commenti

Alto tradimento, Fabio Fazio !!!

image

 

Ma Fabio, questo è alto tradimento !!!

La panna era montata sin da lunedì scorso.

Titolava «Il Riformista»:

MA A FABIO FAZIO CHI GLIEL’HA SCRITTE LE DOMANDE?

gli faceva eco «il Fatto Quotidiano»

DA FAZIO FA SEMPRE SERENO…

e non erano da meno altri titoli dello stesso tenore su certa stampa quotidiana.

E così, non contenti,  sono andati avanti per tutta la settimana.

Ma non bastava, ed oggi la rete di partito, che però pagan tutti, non ha trovato di meglio che rinnovare le stesse accuse anche in “TV Talk”, trasmissione che è andata in onda, anche se per pochi intimi, dalle 14,50 alle 16,20.

Ma Fabio, insomma!!!! Ce l’avevi per le mani quel marpione di Marchionne e te lo sei fatto sfuggire tra le dita. Non l’hai strizzato, spolpato, triturato. Solo qualche domandina e qualche faccina, e gli hai anche lasciato dire quel che voleva! Niente interruzioni al punto giusto, nessuna caciara di sfondo, nemmeno un cassaintegrato urlante con la bandiera in mano, niente pubblico plaudente, nessun Travaglio, nessun servizio di contorno. Insomma, l’hai anche ascoltato.

Ma Fabio!!!! Non t’ha insegnato nulla Sant’Oro?. Quelle sì che che sono interviste: gli ospiti si invitano perché la gente ascolti quel che ha da dire il conduttore, e mal glie ne incolga a chi si permette di ribattere: deve andare allora subito in onda la pubblicità!!!!

Fabio, Fabio, che giornalismo è mai quello ?

Che ti abbiam messo lì a fare.

Tradimento è stato: alto tradimento!!!!

Pubblicato in Disinformazone e faziosità, Economia | Contrassegnato , , , , , | 10 commenti

Amici 10 – Sabato 30 ottobre: lacrime di gioia e di delusione.

Puntata vivace e vera, oggi, con i ragazzi finalmente protagonisti con le loro ansie, paure, gioie ed emozioni.

Si parte , però, con le cattive notizie.

Deborah. Viene esclusa in diretta dalla scuola per problemi di apprendimento che hanno determinato, a parere dei prof, una crescita troppo lenta. Mi dispiace; era comunque molto più brava di molti ballerini degli scorsi anni. E anche carina. Peccato. Vedremo se chi subentrerà sarà migliore. La poverina si dispera, non se l’aspettava. Non mi piacciono, però queste crudeltà in diretta. Faranno audience ma abbiamo così poco bisogno, di questi tempi. A Michelle un abbraccio e arrivederci in giorni migliori. Auguri e a lei dedico la foto d’apertura..

Vito. Per lui grandi attese; tuttavia contro di lui sarà preso un provvedimento disciplinare per un suo comportamento irriguardoso nei confronti della Celentano e per certe resistenze ai ritmi di lavoro imposti dal programma.

E qui finiscono le tristezze.

E’ la volta di due esami per diventare titolari di un banco: il primo era previsto, quello di Diana Del Bufalo, 20 anni, da Roma, e il secondo a sorpresa per Alessandro Paparusso, 23 anni da Torino.


.

Diana sprizza gioia e simpatia. E’ un numero! Non so se passerà l’esame, non è eccezionale per come canta, ma per il programma sarebbe oro colato.



.

Alessandro è bravo anche se è, evidentemente, colto di sorpresa ed emozionato. Bene soprattutto nel secondo brano.

Voti:
Diana: Dondoni si, Laffranchi si, Giordano sì, Massara sì, Menci sì, Balestra sì, Brando sì, Alboni sì e Vessicchio sì. Wooow se lo merita !!!!!!
Alessandro: Dondoni sì, Giordano sì, Laffranchi sì, Massara sì, Menci sì, Balestra sì, Brando sì, Alboni sì e Vessicchio sì.

Bene. I due sprizzano gioia e felicità. Benvenuti ad entrambi.

Nel mezzo si sono viste le verifiche in diretta di due ballerini, entrambi su richiesta della Celentano.

Giulia è tesa; l’esclusione di Michelle la turba: era un’ amica. La sua esibizione non è eccezionale. La giudicano Francesca Bernabini 6, Anna Prina 7, e Lara Matelli, ex danzatrice moderna e ora insegnante a Berlino: anche per lei è un 6.

Andrea commette qualche errore ma fa bene. Voti: Bernabini 6, Prina 7 e Martelli 7.

Sono tutti sufficienti gli altri ballerini, valutati in base alle prove registrate.

Dei cantanti vedremo lunedì le valutazioni in diretta di Gabriella e Antonio.

Quella di Virginio la vediamo ancora negli ultimi minuti della puntata: bravo per me. I voti però li vedremo lunedì.

Per gli altri cantanti, valutati in base alle prove registrate, non dovrebbero esserci insufficienze, eccetto che per quella di Giorgia, secondo i discografici.

Ospite Laura. Brava e senza smancerie la sua presentazione.

Beh, nel complesso una puntata gradevole, con ritmo e senza troppo spazio per le stucchevoli polemiche dei prof.

C’è ancora da fare, ma la strada è quella giusta.

Martedì 2 novembre

Si conclude la “diretta” di Sabato,  con:

–        Antonio che si prende  un insufficienza da Vessicchio. E’ ancora primo nella classifica di gradimento ma rinuncia all’immunità, come aveva promesso.

–        Stefan che sostiene e vince la sfida con Giuseppe, che lascia la trasmissione. Aspettiamoci vendetta, tremenda vendetta da Grazia De Michele che vede così definitivamente bocciato il suo pupillo.

–        La farsa delle spiegazioni a Giorgia per l’ insufficienza datale dai  giornalisti. Balestra sostiene che ha eseguito il pezzo “copiando troppo” da Tina Turner. Per i giornalisti invece, i voti sarebbero stati alti anche se, per Laffranchi, “copia” un po’, sì, ma da Emma. Li capite voi? Io no.

Vediamo poi ancora in onda Giorgia che smoccola perché non capisce cosa deve fare. La supporta Annalisa che si sente ripetere di essere troppo fredda. Entrambe se la prendono con Diana “cabarettista” che non sa cantare. C’era da aspettarselo! O no?

Pubblicato in "Amici" | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Una bella iniziativa de La Stampa

image

La segnalo soprattutto per chi non è abituale lettore di questo grande quotidiano.

La Stampa mette on line il suo archivio digitale della cronaca italiana e internazionale di un secolo e mezzo di storia, dal 1867 ad oggi.

Raccoglie un milione 761 pagine, oltre 5 milioni di articoli di giornale e 4,5 milioni fra fotografie e negativi.

Il servizio è accessibile a tutti, gratuitamente, all’indirizzo www.archiviolastampa.it.

L’archivio storico de La Stampa è stato dichiarato dalla Sovrintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta di notevole interesse storico ed è stato sottoposto alla disciplina della legge di tutela di tali beni.

Il progetto è considerato il primo in Italia di questa rilevanza e si allinea con gli archivi dei grandi quotidiani di tutto il mondo, come il Times e il New York Times.

Un numero straordinario de La Stampa sarà in edicola Domenica 31 ottobre: la grafica della prima pagina sarà quella di 100 anni fa; all’interno alcune delle più significative prime pagine di questo secolo e mezzo

Grazie e complimenti a questo nostro caro grande quotidiano.

 

Via: La Stampa

Pubblicato in Emozioni, pensieri, riflessioni e ricordi | Contrassegnato | Lascia un commento

Ed ecco le visite mediche da casa via internet

image

La notizia:  In Francia le visite mediche si potranno fare comodamente da casa via web, tramite una connessione internet.

Niente più code in sala d’attesa.

Basterà infatti una webcam, un computer e la capacità di chattare, ed il gioco è fatto.

Una tele-visita non potrà diagnosticare quelle condizioni che hanno bisogno dell’auscultazione del cuore o della palpazione della zona dolorante, ma permetterà di velocizzare i consulti, le visite in cui basta un’occhiata per capire la situazione come guardare una lastra o delle analisi, e soprattutto per tranquillizzare i “malati immaginari” che vanno ad intasare il calendario degli appuntamenti del medico.

La Francia non è il primo Paese al mondo ad adottare questa iniziativa, visto che già negli Stati Uniti ed in alcuni Paesi europei come la Danimarca

Che dire? Non mi sembra una cattiva idea. Può essere utile  ad esempio anche per chi sta in campagna lontano da un medico, o per fissare un successivo appuntamento.

Per come visitano certi medici della mutua in ambulatorio,  non vedo cosa ci sarebbe da perdere.

Per non parlare, poi, dei pediatri, che tanto a casa non ci vengono nemmeno col cannone, fanno le visite per telefono e occorre portare da loro i bimbi con 40 di febbre.

 

Via: Corriere della Sera

Pubblicato in In Italia questo e altro | Contrassegnato | 10 commenti

La Cina: grandi opere e grandi orrori

Ho ricevuto in questi ultimi giorni alcune presentazioni in formato pps, che testimoniano di alcune grandi opere realizzate in Cina: ne allego un paio in calce a questo post Le potete scaricare, ne valgono la pena. La prima ci propone  le foto dei grandi ponti cinesi, la seconda il Teatro dell’Opera di Pechino denominato “The Baroque Pearl On The Water”,  costruito in vetro e titanio, circondato da una laghetto artificiale, lungo 212 metri, largo 143 e alto 46. Può ospitare 6.500 persone.

Non sono le sole opere grandiose che sono state realizzate. A queste  associo, ad esempio,  le ultime Olimpiadi di Pechino, nel 2008: le meglio organizzate e le più spettacolari da sempre. Difficilmente Londra 2012 le potrà superare.

Sono manifestazioni di un Paese in forte crescita, con una economia che si situa ormai al secondo posto nel mondo e con la quale non possiamo far a meno di confrontarci ogni giorno.

Ma sono, purtroppo, anche i biglietti da vista di un triste regime.

Di questi biglietti ne vedo un ultimo sul sito de La Stampa.it. Si tratta di “un treno superveloce che percorre 200 km in 45 minuti. È stato inaugurato a Hangzhou il treno CRH380 che tocca la velocità di 420 chilometri orari, record mondiale di velocità. Il costo è di circa 32,5 miliardi di dollari ed è pensato per la tratta Pechino-Shanghai.La Cina sta progettando la realizzazione di una rete ferroviaria di circa 13mila chilometri entro il 2012. Ma gli ingegneri cinesi non sembrano ancora soddisfatti e stanno progettando un treno che arrivi addirittura a 500 chilometri orari

Il treno è un simbolo che da sempre ha affascinato tutti i regimi. Mi ricorda quello del nostro periodo fascista quando Mussolini volle, fortissimamente volle, un treno da sbattere in faccia al mondo. E lo ottenne: era un ETR 200 e stabilì il record del mondo nel 1939, coprendo il tragitto Firenze-Milano ad una media di 165 km/h con una punta di 203 km/h.

Della  Cina  critichiamo soprattutto la mancanza di democrazia. E’ vero, però, che non capiamo molto del mondo orientale e di quello cinese in particolare. « In Cina, come del resto in tutto il continente asiatico salvo rare eccezioni – dice Giorgio a commento di un altro mio postil concetto occidentale di democrazia non c’è mai stato. D’altronde vi è una differenza fondamentale, in materia di “humus” culturale: di solito da noi viene messo al centro l’individuo, da loro il gruppo (famiglia, etnia, azienda, casta, Stato…).Ciò fa sì che da noi si parli di diritti umani (sempre del singolo individuo), da loro di diritto della collettività (anche a scapito dell’individuo) e che la democrazia come la intendiamo noi, secondo me, è difficile che possa attecchire a breve».

Ha ragione e io mi permetto di aggiungere che forse c’è anche un po’ di nostra presunzione nel ritenere più valido il nostro modello.

Tuttavia non possiamo chiudere gli occhi davanti agli orrori di quel regime. Per tutti ne cito uno del quale ho già parlato in altro post: 1720 criminali condannati a morte nel 2008, secondo le stime di Amnesty International. 1720 disgraziati i cui organi, in molti casi, sono stati  pure destinati ad un turpe commercio.

Il treno di Mussolini non ha portato fortuna a quel regime; l’auspicio è che anche questo treno possa porre presto fine a certe nefandezze di questo regime.

Bridges Of China Teatro dell’Opera di Pechino

Pubblicato in 06 Foto: belle e curiose, Fatti e notixie dall'estero | Contrassegnato , , , , | 3 commenti

Il Cavaliere, per Beppe Severgnini

 
severgnini
 
Beppe Severgnini non ha certo bisogno di presentazioni. Scrittore, editorialista e articolista del Corriere della Sera, dove tiene anche la rubrica/forum Italians; non certo un fans di Berlusconi e pure interista.

Ha scritto «La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri», che è in libreria. Il Corriere ne curerà una presentazione  in diretta video lunedì 15 novembre alle 21 su Corriere.it; ieri ne ha pubblicato  l’introduzione. E’ una delle più azzeccate rappresentazioni della figura del Cavaliere che mi è mai capitato di leggere: «Ci somiglia – dice-  è uno di noi [..] vuole bene ai figli, parla della mamma, capisce di calcio, sa fare i soldi, ama le case nuove, detesta le regole, racconta le barzellette, dice le parolacce, adora le donne, le feste e la buona compagnia».

Ve la propongo, non perdetevela.

“COSA PENSA LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI? «È UNO DI NOI». E CHI NON LO PENSA, LO TEME”

“Il Cavaliere spiegato ai posteri. Dieci motivi per 20 anni di «regno»”

“Spiegare Silvio Berlusconi agli italiani è una perdita di tempo. Ciascuno di noi ha un’idea, raffinata in anni di indulgenza o idiosincrasia, e non la cambierà. Ogni italiano si ritiene depositario dell’interpretazione autentica: discuterla è inutile. Utile è invece provare a spiegare il personaggio ai posteri e, perché no?, agli stranieri. I primi non ci sono ancora, ma si chiederanno cos’è successo in Italia. I secondi non capiscono, e vorrebbero. Qualcosa del genere, infatti, potrebbe accadere anche a loro. Com’è possibile che Berlusconi – d’ora in poi, per brevità, B. – sia stato votato (1994), rivotato (2001), votato ancora (2008) e rischi di vincere anche le prossime elezioni? Qual è il segreto della sua longevità politica? Perché la maggioranza degli italiani lo ha appoggiato e/o sopportato per tanti anni? Non ne vede gli appetiti, i limiti e i metodi? Risposta: li vede eccome. Se B. ha dominato la vita pubblica italiana per quasi vent’anni, c’è un motivo. Anzi, ce ne sono dieci.

1) Fattore umano
Cosa pensa la maggioranza degli italiani? «Ci somiglia, è uno di noi». E chi non lo pensa, lo teme. B. vuole bene ai figli, parla della mamma, capisce di calcio, sa fare i soldi, ama le case nuove, detesta le regole, racconta le barzellette, dice le parolacce, adora le donne, le feste e la buona compagnia. È un uomo dalla memoria lunga capace di amnesie tattiche. È arrivato lontano alternando autostrade e scorciatoie. È un anticonformista consapevole dell’importanza del conformismo. Loda la Chiesa al mattino, i valori della famiglia al pomeriggio e la sera si porta a casa le ragazze. L’uomo è spettacolare, e riesce a farsi perdonare molto. Tanti italiani non si curano dei conflitti d’interesse (chi non ne ha?), dei guai giudiziari (meglio gli imputati dei magistrati), delle battute inopportune (è così spontaneo!). Promesse mancate, mezze verità, confusione tra ruolo pubblico e faccende private? C’è chi s’arrabbia e chi fa finta di niente. I secondi, apparentemente, sono più dei primi.

2) Fattore divino
B. ha capito che molti italiani applaudono la Chiesa per sentirsi meno colpevoli quando non vanno in chiesa, ignorano regolarmente sette comandamenti su dieci. La coerenza tra dichiarazioni e comportamenti non è una qualità che pretendiamo dai nostri leader. L’indignazione privata davanti all’incoerenza pubblica è il movente del voto in molte democrazie. Non in Italia. B. ha capito con chi ha a che fare: una nazione che, per evitare delusioni, non si fa illusioni. In Vaticano – non nelle parrocchie – si accontentano di una legislazione favorevole, e non si preoccupano dei cattivi esempi. Movimenti di ispirazione religiosa come Comunione e Liberazione preferiscono concentrarsi sui fini – futuri, quindi mutevoli e opinabili – invece che sui metodi utilizzati da amici e alleati. Per B. quest’impostazione escatologica è musica. Significa spostare il discorso dai comportamenti alle intenzioni.

3) Fattore Robinson
Ogni italiano si sente solo contro il mondo. Be’, se non proprio contro il mondo, contro i vicini di casa. La sopravvivenza – personale, familiare, sociale, economica – è motivo di orgoglio e prova d’ingegno. Molto è stato scritto sull’individualismo nazionale, le sue risorse, i suoi limiti e le sue conseguenze. B. è partito da qui: prima ha costruito la sua fortuna, accreditandosi come un uomo che s’è fatto da sé; poi ha costruito sulla sfiducia verso ciò che è condiviso, sull’insofferenza verso le regole, sulla soddisfazione intima nel trovare una soluzione privata a un problema pubblico. In Italia non si chiede – insieme e con forza – un nuovo sistema fiscale, più giusto e più equo. Si aggira quello esistente. Ognuno di noi si sente un Robinson Crusoe, naufrago in una penisola affollata.

4) Fattore Truman
Quanti quotidiani si vendono ogni giorno in Italia, se escludiamo quelli sportivi? Cinque milioni. Quanti italiani entrano regolarmente in libreria? Cinque milioni. Quanti sono i visitatori dei siti d’informazione? Cinque milioni. Quanti seguono Sky Tg24 e Tg La7? Cinque milioni. Quanti guardano i programmi televisivi d’approfondimento in seconda serata? Cinque milioni, di ogni opinione politica. Il sospetto è che siano sempre gli stessi. Chiamiamolo Five Million Club. È importante? Certo, ma non decide le elezioni. La televisione – tutta, non solo i notiziari – resta fondamentale per i personaggi che crea, per i messaggi che lancia, per le suggestioni che lascia, per le cose che dice e soprattutto per quelle che tace. E chi possiede la Tv privata e controlla la Tv pubblica, in Italia? Come nel Truman Show, il capolavoro di Peter Weir, qualcuno ci ha aiutato a pensare.

5) Fattore Hoover
La Hoover, fondata nel 1908 a New Berlin, oggi Canton, Ohio (Usa), è la marca d’aspirapolveri per antonomasia, al punto da essere diventata un nome comune: in inglese, «passare l’aspirapolvere» si dice to hoover. I suoi rappresentanti (door-to-door salesmen) erano leggendari: tenaci, esperti, abili psicologi, collocatori implacabili della propria merce. B. possiede una capacità di seduzione commerciale che ha ereditato dalle precedenti professioni – edilizia, pubblicità, televisione – e ha applicato alla politica. La consapevolezza che il messaggio dev’essere semplice, gradevole e rassicurante. La convinzione che la ripetitività paga. La certezza che l’aspetto esteriore, in un Paese ossessionato dall’estetica, resta fondamentale (tra una bella figura e un buon comportamento, in Italia non c’è partita).

6) Fattore Zelig
Immedesimarsi negli interlocutori: una qualità necessaria a ogni politico. La capacità di trasformarsi in loro è più rara. Il desiderio di essere gradito ha insegnato a B. tecniche degne di Zelig, camaleontico protagonista del film di Woody Allen. Padre di famiglia coi figli (e le due mogli, finché è durata). Donnaiolo con le donne. Giovane tra i giovani. Saggio con gli anziani. Nottambulo tra i nottambuli. Lavoratore tra gli operai. Imprenditore tra gli imprenditori. Tifoso tra i tifosi. Milanista tra i milanisti. Milanese con i milanesi. Lombardo tra i lombardi. Italiano tra i meridionali. Napoletano tra i napoletani (con musica). Andasse a una partita di basket, potrebbe uscirne più alto.

7) Fattore harem
L’ossessione femminile, ben nota in azienda e poi nel mondo politico romano, è diventata di pubblico dominio nel 2009, dopo l’apparizione al compleanno della diciottenne Noemi Letizia e le testimonianze sulle feste a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli. B. dapprima ha negato, poi ha abbozzato («Sono fedele? Frequentemente»), alla fine ha accettato la reputazione («Non sono un santo»). Le rivelazioni non l’hanno danneggiato: ha perso la moglie, ma non i voti. Molti italiani preferiscono l’autoindulgenza all’autodisciplina; e non negano che lui, in fondo, fa ciò che loro sognano. Non c’è solo l’aspetto erotico: la gioventù è contagiosa, lo sapevano anche nell’antica Grecia (dove veline e velini, però, ne approfittavano per imparare). Un collaboratore sessantenne, fedele della prima ora, descrive l’insofferenza di B. durante le lunghe riunioni: «È chiaro: teme che gli attacchiamo la vecchiaia».

8) Fattore Medici
La Signoria – insieme al Comune – è l’unica creazione politica originale degli italiani. Tutte le altre – dal feudalesimo alla monarchia, dal totalitarismo al federalismo fino alla democrazia parlamentare – sono importate (dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Spagna o dagli Stati Uniti). In Italia mostrano sempre qualcosa di artificiale: dalla goffaggine del fascismo alla rassegnazione del Parlamento attuale. La Signoria risveglia, invece, automatismi antichi. L’atteggiamento di tanti italiani di oggi verso B. ricorda quello degli italiani di ieri verso il Signore: sappiamo che pensa alla sua gloria, alla sua famiglia e ai suoi interessi; speriamo pensi un po’ anche a noi. «Dall’essere costretti a condurre vita tanto difficile», scriveva Giuseppe Prezzolini, «i Signori impararono a essere profondi osservatori degli uomini». Si dice che Cosimo de’ Medici, fondatore della dinastia fiorentina, fosse circospetto e riuscisse a leggere il carattere di uno sconosciuto con uno sguardo. Anche B. è considerato un formidabile studioso degli uomini. Ai quali chiede di ammirarlo e non criticarlo; adularlo e non tradirlo; amarlo e non giudicarlo.

9) Fattore T.I.N.A.
T.I.N.A., There Is No Alternative. L’acronimo, coniato da Margaret Thatcher, spiega la condizione di molti elettori. L’alternativa di centrosinistra s’è rivelata poco appetitosa: coalizioni rissose, proposte vaghe, comportamenti ipocriti. L’ascendenza comunista del Partito democratico è indiscutibile, e B. non manca di farla presente. Il doppio, sospetto e simmetrico fallimento di Romano Prodi – eletto nel 1996 e 2006, silurato nel 1998 e 2008 – ha un suo garbo estetico, ma si è rivelato un’eredità pesante. Gli italiani sono realisti. Prima di scegliere ciò che ritengono giusto, prendono quello che sembra utile. Alcune iniziative di B. piacciono (o almeno dispiacciono meno dell’alternativa): abolizione dell’Ici sulla prima casa, contrasto all’immigrazione clandestina, lotta alla criminalità organizzata, riforma del codice della strada. Se queste iniziative si dimostrano un successo, molti media provvedono a ricordarlo. Se si rivelano un fallimento, c’è chi s’incarica di farlo dimenticare. Non solo: il centrodestra unito rassicura, almeno quanto il centrosinistra diviso irrita. Se l’unico modo per tenere insieme un’alleanza politica è possederla, B. ne ha presto calcolato il costo (economico, politico, nervoso). Senza conoscerlo, ha seguito il consiglio del presidente Lyndon B. Johnson il quale, parlando del direttore dell’Fbi J. Edgar Hoover, sbottò: «It’s probably better to have him inside the tent pissing out, than outside the tent pissing in», probabilmente è meglio averlo dentro la tenda che piscia fuori, piuttosto di averlo fuori che piscia dentro. Così si spiega l’espulsione e il disprezzo verso Gianfranco Fini, cofondatore del Popolo della libertà. Nel 2010, dopo sedici anni, l’alleato ha osato uscire dalla tenda: e non è ben chiaro quali intenzioni abbia.

10) Fattore Palio
Conoscete il Palio di Siena? Vincerlo, per una contrada, è una gioia immensa. Ma esiste una gioia altrettanto grande: assistere alla sconfitta della contrada rivale. Funzionano così molte cose, in Italia: dalla geografia all’industria, dalla cultura all’amministrazione, dalle professioni allo sport (i tifosi della Lazio felici di perdere con l’Inter pur di evitare lo scudetto alla Roma). La politica non poteva fare eccezione: il tribalismo non è una tattica, è un istinto. Pur di tener fuori la sinistra, giudicata inaffidabile, molti italiani avrebbero votato il demonio. E B. sa essere diabolico. Ma il diavolo, diciamolo, ha un altro stile”.

Via: Il Corriere.it

Pubblicato in Politica, vita quotidina | Contrassegnato , , | 4 commenti

Solo perché non ci prendano tutti per fessi



Sulla notizia che la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione della pratica relativa alla vendita della famosa Casa di Montecarlo, ho letto proclami di esultanza per la dimostrata innocenza di Gianfranco Fini.

Premetto che io non ho mai dato grande peso a questa faccenda. Non perché non possa essere di per sé un fatto grave, bensì perché penso che in questo mondo di furbetti siano in molti quelli che hanno dato, danno e continueranno a dare la scalata alle posizioni di potere per farsi gli affari propri.

Ma quando i furbetti vengono pizzicati, sarebbe giusto che fossero riconosciuti come tali, anche senza stupircene troppo e anche se sembrano quasi dei ladri di galline.

Ciò detto, in questo caso che cosa è emerso?

– Che quella casa è stata verosimilmente venduta ad un valore di molto inferiore a quello di mercato,
– e che forse l’acquirente è stato il cognato di Fini, Giancarlo Tulliani.

Dico ‘verosimilmente di molto inferiore’ perché è stata ufficialmente venduta a 300mila euro a fronte di una stima di circa 820 mila euro della Chambre Immobiliere Monegasque. Pare che ci fossero dei lavori di ristrutturazione da fare; ma quanto volete che possa essere “fatiscente” un appartamento sito in una bella casa nel centro di Montecarlo? Dello stato di fatiscenza nessuno pare essersi occupato, ma con 90-100 mila euro non è forse vero che qualunque appartamento di 60 metri quadri può essere rimesso a posto? Se sì, ne deriverebbe che è stato venduto nemmeno per la metà del suo valore.

Ora quando si amministrano beni di una comunità, diligenza vorrebbe che per vendere un immobile si dia incarico ad un’agenzia specializzata, si raccolgano più offerte e il tutto venga sottoposto ad un approvazione formale di un comitato istituito ad hoc.

Così non mi risulta che sia stato.

Ma c’è di più. Quando l’acquirente è persona che risulta in conflitto d’interesse con chi vende, perché, ad esempio, è lo stesso amministratore che da un lato vende e dall’altro acquista, oppure è persona della sua famiglia, c’è un articolo del Codice Civile, il 2634, che, per le società di capitali, prevede che “Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori, che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale, sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni

Ora, la richiesta d’archiviazione riguarda le sole responsabilità penali per le quali, secondo gli inquirenti non c’è stata «nessuna truffa per difetto assoluto di uno degli elementi costitutivi del reato» e ove «trattandosi di associazione non riconosciuta,(un partito politico, n.d.r.) non era neanche ipotizzabile l’ipotesi delittuosa prevista dall’articolo 2634 del codice civile, prevista esclusivamente per gli amministratori di società».

In termini più espliciti: il nostro codice prevederebbe sanzioni penali solo per gli amministratori dei beni di una società e non anche per quelli di un partito.

Che sia giusto o sbagliato non sta a noi dirlo. Ma a noi del penale, in fondo, che ce ne importa?

La domanda vera è: Ha fregato o no i compagni di partito? E se lo ha fatto, lo ha fatto da furbetto favorendo un membro della sua famiglia?

Questa é la sostanza. E per questo va giudicato.

Se lo chiedono forse anche gli stessi magistrati, che aggiungono «la doglianza sulla vendita a prezzo inferiore non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile»

E allora coi tempi della giustizia civile campa cavallo……

E ce lo dicano: così è la nostra giustizia; ma, per favore, non ci prendano tutti per fessi.

Pubblicato in Disinformazone e faziosità, Politica, Toghe e giustizia di casa nostra | Contrassegnato | 6 commenti

Made in Italy: vero o tarocco?

 

made-in-italy

Che ne dite di questa sentenza della Corte di Cassazione?

Si al “made in Italy” sui prodotti realizzati all’estero con materiali italiani

E’ di lunedì, 25 Ottobre 2010 e dice:

Legittimo il made in Italy anche se il prodotto, realizzato con materiali italiani, è stato di fatto confezionato all’estero.

Leggo che la sentenza si riferisce ad un imprenditore fermato nel porto di Genova con un carico di portafogli confezionati in Cina con impressa la dicitura ‘Vera Pelle Italy’ e, in un angolo, un piccolo bollino adesivo con la scritta ‘Made in P.R.C.’.

La Cassazione osserva che, in base alle norme vigenti “non esiste alcun obbligo per l’imprenditore di indicare il luogo di fabbricazione del prodotto”. Attualmente – prosegue la Cassazione – esiste un “obbligo di indicazione dell’origine estera del prodotto solo nell’ipotesi di uso del marchio con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia di origine italiana. Ma anche in questo caso non è indispensabile l’indicazione del Paese di fabbricazione, essendo sufficienti altre informazioni sulla effettiva origine estera del prodotto”.

Come dire che in un  prodotto, in questo caso di delicata pelletteria, il trattamento, la lavorazione ed il confezionamento non contano nulla.

Vi sentite tutelati?

 

Via Bliz Quotidiano.it

Pubblicato in Fatti e notizie dall'Italia, In Italia questo e altro | Contrassegnato , , | 27 commenti

Stati d’animo della vita di oggi: sogni e realtà

sognare

 

Vi propongo questo interessante articolo:

Noi, schiavi dell’immaginazione al potere

di Marcello Veneziani per Il Giornale del 26 ottobre

Invece di fare i conti con la realtà, ci rifugiamo nelle illusioni del consumismo e nei mondi virtuali E quando c’è da sognare riduciamo tutto ai bisogni materiali e alla tecnica. Colpa (anche) del ’68

Abbiamo smesso di sognare, dice la gente. Non siamo in grado di accettare la realtà, dice la stessa gente. Due cose opposte, dice la gente, qual è vera tra le due? Ambedue. Come succede ai bambini, abbiamo scambiato il giorno con la notte. Provo su strada la filosofia, la porto in mezzo alla gente. So che sui giornali non si usa, ma io ci provo. Trovo conferma dei due modi di dire. La gente ha paura della vita, ha paura della realtà. Ha paura della violenza, ha paura dello straniero, ha paura delle malattie, ha paure dell’inquinamento, ha paura delle discariche e delle antenne. E ha paura di far figli, di uscire la sera tardi, di perdere il tenore di vita, ha paura del futuro ma anche del passato. E allora si rende schiava delle illusioni, che cerca in video, in fumo, nelle trasgressioni, in vacanza, nei carrelli della spesa. Non è una novità aggrapparsi alle illusioni, cambiano gli oggetti ma non i soggetti. In passato, un passato anche recente, le illusioni furono le utopie rivoluzionarie, le ideologie che promettevano paradisi in terra e società perfette. Le illusioni degli uni erano le paure degli altri, il terrorismo, la violenza, gli anni di piombo. C’era chi bruciava nel fuoco i sogni dopo aver incendiato la realtà e chi faceva il contrario. Ma i disagi, la violenza, le paure del presente sono passate dalla sfera pubblica e storica alla sfera intima e privata, ma rivelano la stessa cosa: abbiamo scambiato il sogno con la veglia. Quando dovremmo vivere alla luce del sole la realtà quotidiana, fare i conti con ciò che siamo davvero, con il mondo concreto che ci circonda, con la nostra vita, i suoi limiti e le sue imperfezioni, ci rifugiamo nei desideri, inseguiamo chimere, viviamo di universi fittizi, mondi perfetti, società inesistenti, fughe nella realtà virtuale; incapaci di vivere, ci abbandoniamo ai sogni, compreso il sogno della merce. E quando invece dovremmo sognare, lasciare il campo alla libera immaginazione, all’incanto o all’irruzione del mito, allora ci barrichiamo nelle ferree leggi della ragione, nella contabilità, nella tecnica e nei bisogni materiali. Così l’amore è ridotto all’atto sessuale, la religione è ridotta a proiezione nei cieli dei nostri bisogni e delle nostre paure, l’arte è ridotta alle condizioni economiche e materiali, le idee ai rapporti di produzione, la cultura all’egemonia. In più ci snaturiamo quando dovremmo vivere la natura e ci aggrappiamo alla natura quando dovremmo liberare i sogni soprannaturali. Funzionano a pieno regime le fabbriche dei sogni, dalla fiction all’astrologia: si veda a tal proposito il saggio di Theodor Adorno, Stelle su misura, ristampato in questi giorni da Einaudi (pp.134, E11.50) in cui il filosofo di Francoforte analizza questo trasloco nella veglia delle allucinazioni oniriche e delle psicosi notturne.

Questa inversione tra il giorno e la notte, tra il sogno e la veglia, trovò nel ’68 una formula di successo: l’immaginazione al potere. Il risultato fu rovesciare l’uomo, farlo camminare con la testa e pensare con i piedi, ribaltando così il rapporto con il cielo e con la terra. Se ci fate caso, i malesseri del presente – come i dolorosi furori del passato – hanno quella stessa matrice: sogniamo quando dovremmo vivere, viviamo quando dovremmo sognare. Dormienti di giorno, insonni di notte, apriamo gli occhi quando è buio, gli chiudiamo quando c’è il sole. Pesanti nella leggerezza e leggeri nella gravità.

Passo dalla realtà alla letteratura, senza citarvi testi di filosofia o romanzi dove sarebbe facile pescare quel che dico; ve ne cito solo due agli antipodi. Uno è di un ex presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Non è questa l’Italia che sognavo, un diario delle illusioni perdute nella repubblica italiana, il bilancio di una delusione. L’altro, all’opposto, è di un medico dell’anima, Ethan Watters, e si intitola: Pazzi come noi. Depressione, stress, anoressia: malattie occidentali da esportazione (B.Mondadori, pp.204, E.22). Watters racconta che succede quando si perdono i sogni di notte e la realtà di giorno. Non dice così, non voglio affibbiargli un mio pensiero; ma quella mi pare la chiave più giusta per spiegare la malattia occidentale che egli descrive. Vogliamo pestare il cielo con i piedi e camminare con la testa. Così i nostri dei sono pedestri, all’altezza delle nostre scarpe, e la nostra vita terrena si perde nel cervello, in quella tirannia dell’immaginazione sulla realtà, del cervello sulla vita concreta che Paul Celàn, prima di suicidarsi chiamava psicocrazia. Gli dei caduti in terra si chiamano malattie. L’immaginazione al potere ci ha resi schiavi, non liberi; alienati, non autentici. Viviamo bene solo in stato di sospensione e di incoscienza, da automi e fruitori dell’attimo. Quando viviamo male, i sogni si fanno incubi e la realtà maledizione. Così la vita diventa una confortevole patologia.

La terapia è semplice a dirsi, difficile a realizzarsi: restituire i sogni alla notte e la veglia al giorno, ridare il cielo agli dei e la terra agli uomini, ripristinare il duplice bisogno di sogni e di realtà che ci rende uomini, collocandoli però nel loro giusto tempo e al loro giusto posto. Facile a declamarla, provate sul serio a realizzarla. E’ quasi impossibile, ma a quel quasi conviene dedicare la vita.

 

Via:  Il Giornale

Pubblicato in Emozioni, pensieri, riflessioni e ricordi | Contrassegnato , , , | 2 commenti