Elena ha 19 anni, vive a Napoli, da dove è intervenuta commentando, con garbo ed educaione, quest’altro mio post, per difendere la sua città. E’ una ventata d’aria fresca che ha colpito me ed Elisabetta, la quale he ne ha approfittato per chiederle cosa ne pensasse di certi programmi della nostra tv, «per i quali – dice Elisabetta – molti giovani fanno lunghe file e partecipano a numerose selezioni pur di essere tra i fortunati ammessi a tali trasmissioni….”. Ecco la sua risposta:
«Si, purtroppo l’ignoranza regna e questi programmi sono una prova evidente di quanto stiamo diventando un paese che mira all’esibizionismo,al guadagno facile e al dolce far nulla…
E’ comodo guadagnare facile alle spalle di chi scende tutti i giorni per andare a lavorare e portare un misero stipendio a casa…è comodo essere ignoranti alle spalle di chi la mattina si sveglia e va a scuola passando interminevoli pomeriggi sui libri…la cosa più brutta?accendere la tv e vedere dei cretini che non sanno chi è Garibaldi e non sanno coniugare dei verbi…E RIDERE! non so cosa ci sia da ridere sulla propria ignoranza…e non stiamo parlando di cultura…ma di cose che stanno alla base della comunicazione …ma vabbè a loro non serve comunicare con le parole…ci pensano i loro bei faccini e i loro fisici…per loro questo è tutto ciò che la vita gli offre…contenti loro! Io non saprei cosa farmene di un vita senza cervello e senza cultura…ma determinate persone e programmi non vanno neanche commentati»
Cinquantenne, professionista trevigiano, padre di tre figli, ha dilapidato i risparmi di una vita, in una sola notte in un casinò sloveno, appena dopo il confine.
Non solo i risparmi, ma anche una delle case di proprietà, una bella villa, alla quale ha dato addio quando si è trovato davanti al notaio, per avere altri soldi da giocare.
Slot machines roulette e lo hanno rovinato.
E quando, il mattino dopo, lo ha confessato alla moglie, lei lo ha sbattuto fuori di casa
.
Questa la notizia del Gazzettino.it (LINK).
Non dev’essere un caso unico, aggiungo io, se il notaio, pur di notte, è stato così immediatamente disponibile.
Ne hanno parlato tutti i TG e i quotidiani: 1.000 euro di multa per aver acquistato da un vù cumprà , tra gli ombrelloni della spiaggia. un borsellino taroccato da 7 euro.
È accaduto sulla spiaggia di Jesolo e la vittima è una turista austriaca di 65 anni, colta sul fatto da due agenti della polizia locale , appostati con il binocolo su un’ altana di salvataggio, nei pressi di Piazza Mazzini.
Ma dico io !!! Con tante che ce ne sono, e tante che comprano, proprio una turista austriaca e per di più di 65 anni dovevano andare a pizzicare?
Bellissimo questo articolo di Francesco Alberoni, per Il Corriere di oggi.(LINK)
Se le trappole dell’invidia distruggono i talenti migliori Uno schizzo di fango ed è facile passare dalla gloria all’insulto
Dopo aver ricordato alcuni casi clamorosi del passato:
Socrate, il padre della morale razionale, è stato condannato a morte, Scipione il vincitore di Cartagine è stato accusato fino al punto da costringerlo ad andare in esilio, Galileo il più grande scienziato della storia è stato imprigionato, il creatore della chimica Lavoisier è stato ghigliottinano fra gli insulti del popolo, Semmelweis lo scopritore della cura della febbre puerperale che faceva strage fra le donne è stato rinchiuso in manicomio.
Trae spunto dal caso Tortora per mettere in evidenza la misteriosa vicinanza che c’è fra la gloria e il ludibrio.
La stessa gente che gridava «evviva» ora grida «abbasso», chi gridava « ti amo » ora grida « ti odio», chi gridava «vita» ora grida «a morte». Però, attenti, questo mutamento improvviso di opinione non avviene spontaneamente, è sempre opera di qualcuno che odiava già da prima e approfitta del momento adatto per convincere gli altri. Infatti, tutti coloro che emergono, che valgono, che sono ammirati e amati, hanno sempre dei nemici che li odiano e li invidiano in modo feroce. Finché sono amati, ammirati e hanno potere, queste persone piene di livore e di odio brontolano, mugugnano ma non possono fare altro che rodersi il fegato e sognare la vendetta. Ma appena la persona di valore si indebolisce o fa un errore o qualcuno la accusa ingiustamente, le scatenano contro una campagna di calunnie e di diffamazione, diffondono ogni tipo di menzogne, urlano allo scandalo e la fanno apparire un farabutto. E poiché sono decisi e organizzati trascinano gli altri.
Certo, c’è anche chi non si fa convincere, ma la maggioranza li segue come un gregge di pecore. Così una minoranza di malvagi e di invidiosi spesso riesce a portare alla rovina chi è migliore di loro manovrando la diffidenza, i sospetti e la credulità delle masse.
Vero, tutto vero, verissimo. Quanti casi anche al giorno d’oggi L’invidia: il male del mondo
Ecco come a Burgos, in Spagna, pensano di purificare dal demonio i bambini appena nati.
Un imbecille si traveste da diavolo e compie un salto sopra i bebé, portando così via ogni traccia di demonio dai loro piccoli corpicini e dalle loro anime.
Debutto con infortunio per Michel Lagravere: ha 12 anni ed è il più giovane torero ad aver preso parte a una corrida in Messico. “Michelito” è riuscito ad uccidere un toro di oltre 400 chili, ma con il secondo animale ha avuto la peggio ed è stato incornato.”Sono contento e orgoglioso di come ho gareggiato”, ha detto il giovanissimo torero in ambulanza, prima di essere portato in ospedale per curare le ferite riportate.Soddisfatti anche i genitori del dodicenne che respingono le accuse e le polemiche per la giovane età di “Michelito”: “Nostro figlio è nato per fare il torero“
E voi per essere delle merde di genitori !!! Aggiungo io e chiedo scusa a chi legge per il termine, ma quando ce vò, ce vò.
Per questa volta non si era fatto nulla di serio.
E, comunque, se la piantassero anche lì con le corride, sarebbe solo ora.
Tanto in Messico quanto in Spagna, sono ormai una barzelletta. Leggo (LINK) che «il toro, prima di essere portato nell’arena, viene tenuto a digiuno per giorni, per farlo diventare debole; poi viene imbottito di anfetaminee tranquillanti vari. In questa maniera, quando entra nell’arena, fa fatica a reggersi in piedi. Certo, poi l’uso degli strumenti di tortura, come le banderillas (quei bastoni che si conficcano nella schiena del toro, e che sono dotati di una punta uncinata, fatta apposta per aprire una ferita che poi non si chiude più), provoca quel dolore che crea la reazione del toro. Ma è un toro che non ha la forza di muoversi. Sicchè uno deve solo fare un serio errore, per essere colpito, come è successo in questo caso»
Debrahlee Lorenzana è una di quelle donne che attirano l’attenzione degli uomini.
E’ alta 1.68, pesa 57 Kg, ha dolci occhi neri, pelle vellutata color bronzo, lato A e B alla J. Lo.
Veste da donna latina, non disdegnando di mettere in evidenza le proprie forme.
La sua storia è, forse, solo una delle tante, ma, per molti aspetti, può ritenersi emblematica di quel che può accadere, nel mondo del lavoro, ad una donna troppo bella o, comunque, troppo appariscente.
Debbie nasce 33 anni fa da madre portoricana e padre italiano. Dalla mamma eredita il tipico colore della pelle.
Si diploma come ‘tecnico per le emergenze mediche’ in un istituto di Manatí, una piccola città sulla costa settentrionale di Portorico.
Va negli Stati Uniti a 16-17 anni, per prendersi cura e dei suoi vecchi nonni, nel Connecticut.
Nel 1998, a 21 anni rimane incinta. Il padre non la vuole, né lei, né il bambino e si trasferisce, col bambino, a New York, da un amico, nel quartiere dei Queens.
Nel 2002 ottiene il suo primo lavoro in campo finanziario.
Vende prodotti bancari della Municipal Credit Union. Per questo lavoro si trasferisce a Jersey City . Lavora sodo e ha successo. Nell’aprile 2003, la proclamano miglior venditrice del mese. Un manager della banca, la nota e la convoca nel suo ufficio, con la scusa di chiederle un’opinione su una foto. L’immagine che appare a video, però, è quella del pene del manager. Protesta vivacemete. Nella lettera di dimissioni che scriverà, nel giugno 2003, due mesi dopo quel premio: “A causa della denuncia che ho fatto per le molestie sessuali subite, l’ ambiente di lavoro è diventato ostile, doloroso e insopportabile.”
Trova comunque ad altri posti di lavoro nel settore dei servizi finanziari. Riesce a piazzare un rilevante numero di assicurazioni sanitarie del Metropolitan Hospital agli immigrati dei Queens. L’ospedale, nel novembre 2003, la premia come numero uno per la sua capacità di “fornire ai clienti un servizio di livello mondiale”.
Di qui passa alla Bank of America, dove, nell’agosto 2006, riceve un diploma con questa dedica: «Debrahlee merita questo riconoscimento per aver dimostrato di essere capace di andare di sopra e al di là di ogni obiettivo”.
Ama il suo lavoro e, alla fine, riesce anche a guadagnare quasi 70 mila dollari l’anno.
Lo lascia per sposarsi, ma il matrimonio va subito in crisi e nel settembre 2008 deve rimettersi alla ricerca di un nuovo posto.
E ‘ questo il momento peggiore per Wall Street; ottiene comunque un colloquio con la Citibank, che ha appena aperto una filiale nel Chrysler Building .
Al colloquio – ricorda – indossava un abito nero di Armani che le andava stretto sul seno, “ma – dice – una taglia in più sarebbe stata troppo grande”. Ricorda che il direttore della filiale, Craig Fisher , fu molto gentile. Le chiese la sua opinione sulle strategie per l’acquisizione di nuovi affari e le chiese se avesse altre offerte di lavoro. Dal momento che ne aveva una della Washington Mutual, le propose uno stipendio di 70 mila dollari con tre settimane di vacanza. L’incarico doveva essere quello del “banchiere d’affari”, rivolto al mercato dei servizi per le piccole imprese.
Quando si presenta per il primo giorno di lavoro, un’impiegata ‘premusosamente’ le dice che quel ramo della banca è “noto per l’assunzione di belle ragazze”, e che lei aveva subito intuito che Debbie sarebbe stata assunta, fin dal momento in cui la vide entrare per il colloquio. «Beh – rispose Debbie –credevo che mi avessero assunta per le mie capacità».
Comunque il lavoro le piace; così come la retribuzione e le prospettive di avanzamento.
Per i primi due mesi tutto sembra andare per il meglio. Lei è quasi sempre fuori per i corsi di formazione. Quando, però, inizia a trascorrere più tempo in sede, Craig Fisher e un altro manager, Peter Claibourne , non tardano ad interessarsi del suo aspetto fisico.
Dapprima le dicono di non indossare vestiti troppo formali e di truccarsi, per non far sembrare ‘di avere un aspetto malaticcio’. «Io –dirà lei – mi presentavo intenzionalmente poco truccata, proprio per non attirare troppo l’attenzione». Un giorno ha i capelli increspati e Fisher le fa dire da una collega di stirarli, come sempre.
Poi le cose peggiorano.
Le viene detto che veste in modo troppo appariscente e che i colleghi d’ufficio ne restano troppo attratti, tanto da non riuscire più a lavorare.
A fine del 2008 i due managers la chiamano in ufficio. Lei indossa una camicetta rossa, pantaloni beige e una giacca blu marino. «’Deb – le dicono – abbiamo bisogno di parlare con te sul tuo abbigliamento di lavoro…. I pantaloni sono troppo stretti».
Anche il programma di formazione segna il passo, nonostante che lei chieda di ultimarlo per poter lavorare. Al fine di fornire un servizio completo ai clienti a Debbie mancano alcuni moduli di formazione, ma Fisher le dice di preoccuparsi solo dei primi contatti per poi passare le pratiche ai colleghi maschi.
Le viene ordinato di non indossare più maglioncini aderenti a collo alto, gonne attillate, tacchi alti e abiti firmati.
Sentendosi presa di mira, protesta e chiede ripetutamente di parlare col capo del personale, Morgan Putman. Gli dirà che altre impiegate vestono in modo assai più provocante, e mettono ben in mostra tutto quel che il buon Dio ha dato a loro. Per dimostrarlo , scatta anche qualche foto di altre impiegate in minigonna e con camicette scollate. «Hanno forme del corpo diverse dalle tue – le dicono – non attirano altrettanta attenzione».
Dopo l’incontro con Morgan Putman, le cose peggiorano ulteriormente.
Riceve da Craig Fisher una lettera di richiamo per scarsa produttività e per due assenze ingiustificate. Peccato che i due giorni in esame fossero un sabato e una domenica.
Chiede di essere trasferita e viene assegnata ad altro reparto della banca presso il Rockefeller Center , ma lì non c’è bisogno di un “banchiere d’affari”.
Ringrazia Morgan Putman per questo suo trasferimento, ma fa presente che sta lavorando praticamente solo a far fotocopie.
Nell’ agosto del 2009 il suo capo al Rockefeller Center, una donna, la licenzia. Le dice che non è adatta per la “cultura” della Citibank.
“Attira gli uomini come il miele – dirà Tanisha Ritter , un’amica ed ex collega di Debbie – Li ho visti trasformarsi in una massa di idioti, intorno a lei. Ma come loro si comportano non è colpa sua e non dovrebbe essere un suo problema”.
Debbie afferma di esere stata discrimiinata e impugna il licenziamento; per la sua causa ci sarà un arbitrato.
Afferma di essere caduta in depressione e di essere diventata soggetta ad attacchi di panico. «Non ne posso più – dice – è tutta la vita che ho a che fare con questo problema. Devo lavorare quattro volte più degli altri per dimostrare che sono capace, ma spesso non basta: alla Citibank coglievano ogni piccolo pretesto per dimostrare il contrario. Non ne potevo più!»
Nel frattempo, continua a ricevere dagli uomini molte attenzioni indesiderate. “Per strada devo camminare guardando solo dritto davanti a me e devo evitare lo sguardo di tutti. Se essere meno belle – aggiunge -significa essere felici, trovare l’amore, non essere molestata sessualmente ed avere un lavoro dove nessuno ti dà fastidio, allora, sicuramente, mi piacerebbe essere più brutta. Lo penso ogni giorno “.
Qui finisce la storia. Che ne pensate? Vi propongo due sondaggi.
Votate !!! Date il Vostro voto , per favore, spuntando la casellina che Vi interessa (anche più di una) E, come sempre, grazie per i commenti.
Guardate un po’ cosa si è inventato questo qui, sul lago Gippsland, nello Stato Victoria, in Australia: una casa galleggiante sul lago, con tanto di verde intorno!
Incrediibile.
Foto: Rob Leeson/Newspix / Re/REX/SIPA per Le Figaro
E’ iniziata due giorni fa, a Mosca “Mars 500“, la simulazione di una missione completa su Marte: un’esperienza di isolamento di 520 giorni alla quale parteciperanno tre russi, due europei e un cinese che per quasi due anni si divideranno l’angusto spazio di circa 140 mq. divisi in quattro container (oltre a un quinto modulo che simulerà l’ambiente marziano dopo l'”atterraggio”).
Partecipa alla simulazione anche un italo-colombiano, Diego Urbina.
Le comunicazioni via radio in tempo reale col mondo esterno non saranno possibili che nei primi mesi: successivamente, occorreranno circa 20 minuti per far pervenire dei messaggi – non vocali
L’obiettivo è soprattutto quello di valutare gli effetti psicologici e fisiologici di un lungo isolamento e della forzata convivenza: non so se anche in assenza di gravità.
L’esplorazione vera del pianeta, peraltro è prevista solo tra trent’anni.
Auguri all’esperimento. Ma voi stareste 520 giorni senza. s…?
A commento di un altro mio post, ricevo questo intervento di un’amica, al quale credo di dover dare adeguao spazio, Lo trascrivo.
Caro Franz, c’era un tempo che anche qui in Alto Adige arrivava gente dal sud ad occupare posti di lavoro. Eravamo abituati che negli uffici pubblici i nostri interlocutori fossero napoletani, siciliani, calabresi.
I politici che governavano questa regione mal digerivano questa situazione e, dopo la ratifica del patto De Gasperi Gruber , nel 1972 si andò oltre. I rappresentanti del gruppo etnico tedesco che governano questa provincia, vollero competenze che nessuna minoranza etnica può vantare in uno stato libero.
Dopo i vari ricorsi e controricorsi al tribunale dell’Aia, al gruppo etnico tedesco venne concesso il cosiddetto”pacchetto”. Un insieme di norme a tutela della popolazione di madrelingua tedesca. In primis la dichiarazione etnica a cui tutti i cittadini si devono sottoporre ogni 10 anni. Questa per accedere ai posti di lavoro e anche all’assegnazione degli alloggi popolari. Secondo la “proporzionale ” ovvero i posti di lavoro e le abitazioni vengono assegnati in proporzione agli eletti in consiglio provinciale. Poiché nella provincia il gruppo etnico tedesco raggiunge l’80% della popolazione i giochi sono presto fatti.
Faccio un esempio: mia figlia fatto un concorso per ricoprire il posto pubblico. Ebbene su 10 posti , 9 erano riservati al gruppo di madrelingua tedesca e 1 solo al gruppo di madrelingua italiana. Questo indipendentemente dalle capacità degli esaminandi. Se i partecipanti di madrelingua tedesca non riescono a superare l’esame non è automatico che il posto spetti al concorrente di madrelingua italiana. Deve essere convocata la commissione dei sei o dei dodici non so bene, la quale valuterà caso per caso. Di solito i concorrenti di madrelingua tedesca non ambiscono i posti nell’amministrazione pubblica e quindi può verificarsi il caso , come per mia figlia, che vengano assunti candidati di madrelingua italiana laddove quelli di madrelingua tedesca rinuncino.
Negli anni 50 dunque si cercava di italianizzare questa terra con trasferimenti di professori italiani che giungevano da ogni dove. Tutto questo è finito. Giorno dopo giorno la classe politica tedesca ha eroso il potere alla classe politica italiana.
Qui avevamo in genere 3 senatori che ogni tanto andavano a Roma a batter cassa. L’instabilità dei governi negli ultimi decenni, si trovava spesso nella necessità di mendicare voti. I cappelli piumati ottenevano tutto purchè si impegnassero a sostenere il governo. Qui sono arrivati soldi a palate ma la classe politica non era lo stesso tenera verso il governo. Anzi. Avendone capite le debolezze, ogni giorno avanzavano una proposta nuova. E noi “sissignore” sempre pronti a cedere. Un giorno volevano la Rai, un giorno volevano i fiumi e i torrenti, un giorno volevano la scuola e piano piano si sono presi tutto, non ci hanno lasciato nemmeno il rispetto.
Io, mi spiace dirlo, non vado a votare alle provinciali. A che serve. Qualsiasi partito si voti, loro scelgono il partner di giunta che più gli aggrada indipendentemente dai voti che questo partito ha preso. Allora a che pro andare a votare? Qui fanno, il gruppo di madrelingua tedesca, il bello e il cattivo tempo. Si alzano un giorno e decidono di cambiare i nomi delle vie e di metterli tutti in tedesco non ottemperando a precise disposizioni di legge. Interviene il commissariato e dice di ripristinare anche la lingua italiana.
Ma intanto il danno è fatto. Ci hanno provato. Oggi tolgono i cartelli tedeschi, domani li rimettono e avanti così, in spregio alla nostra Repubblica che qui manda una montagna di soldi. Nel corso della campagna elettorale di qualche anno fa, il gruppo estremo quello rappresentato dalla Eva Klotz, ha affisso per le strade un manifesto con disegnato un gabinetto dove la carta era la bandiera italiana. Gli italiani scandalizzati hanno rumorosamente protestato ma i nostri rappresentanti politici si appellavano alla”pacifica convivenza”.
Poi è stata la volta che presso un museo (non ricordo quale ) è stato commissionato un lavoro a due artiste milanesi , certe Chiara e .. – non ricordo- le quali a titolo artistico hanno messo il nostro Inno nazionale a mò di sciacquone del water. Ogni qualvolta si apriva la porta di questo museo, scrosciava l’acqua dello scqiacuone al suono dell’Inno. I nostri politici a minimizzare, che sarebbero da prendere a calcioni nel sedere. “Artistico” lo definivano. L’arte si prende così come è. L’arte non va censurata…… Ma andate al diavolo ….. ruffiani!
Qui nessuno sfila con la fascia tricolore . Al massimo il collare che non è cosi visibile! Qui niente parla dell’Italia. Prima la lingua tedesca, anche nei documenti ufficiali, poi quella italiana. A scuola, sugli autobus, all’ospedale. Anche i nostri documenti sono di colore diverso. Mai e poi mai con quei fascisti di Italiani dicono. E perché loro che cosa erano?
Nazisti. Noi dobbiamo espiare i torti che abbiamo loro fatti subire. Ah si, e loro che hanno sterminato gli innocenti, rinchiusi nei campi di concentramento ?. E poi ci dicono: di che vi lamentate? State bene. In effetti è cosi. Che governi la destra, che governi la sinistra, che governi il bianco o il nero per noi non cambia nulla. Stiamo bene. Tutto è in ordine, lindo e pulito ma in noi ogni passione politica è spenta. Il 25 aprile qui tutti lavorano. Non è la festa della liberazione.
In municipio a Bolzano il vicesindaco tedesco è arrivato a dire che la liberazione per loro è l’8 settembre.
Che volete che rappresenti qui il 2 giugno? D’altro canto diciamocelo: se costruisci sull’argilla , prima o poi la casa crolla.
Io comunque adoro il nostro Inno Nazionale. Quando lo sento mi si accappona la pelle.
Voi neppure immaginate come qui gli italiani, amministrati da tedeschi, amino l’Italia!
Bella o brutta che sia, è casa mia. A tutti i miei connazionali, il più cordiale saluto.