Si fa presto a dire: tanto non cambia niente….

Fuciletto

Cerco sempre di essere il più equilibrato possibile nei miei commenti alle vicende politiche di questo Paese e cercherò di esserlo anche questa volta, ma non posso non rilevare che la vittoria inattesa di ieri da parte di Berlusconi va molto al di là dei tre voti di vantaggio alla Camera. Lo esprime molto bene Antonio Polito, su Il Riformista, con l’articolo che riporto di seguito e al quale ho aggiunto qualche grassetto per sottolineare il mio pensiero.

“Il berlusconismo muore soltanto se c’è un’alternativa.

Si fa presto a dire: tanto non cambia niente, tanto il governo è finito comunque. Eh no. Il voto di ieri alla Camera cambia le cose. E l’opposizione parlamentare, mai così ampia dall’inizio della legislatura (311 voti), deve chiedersi perché il meglio congegnato attacco finora mai condotto a Silvio Berlusconi sia fallito.
Lo sciocco ha la risposta pronta: abbiamo perso perché il Caimano si è comprato un pugno di deputati. Non dico che non abbia blandito, minacciato, sedotto e forse perfino pagato qualche onorevole, in un parlamento di impiegati, di gente assunta più che eletta, e che dunque non vede alcun problema nel cambiare azienda ogni qualvolta l’offerta è migliore. Ma c’è una ragione politica più profonda della sconfitta: ed è che la somma di coloro che volevano far fuori Berlusconi non è stata mai capace di indicare, nemmeno per grandi linee, con che cosa voleva sostituirlo.
Il parlamento se ne è accorto, è scattato il si salvi chi può, e le frange meno vergini si sono offerte al drago.
Che cosa cambia dunque, per la sorte della legislatura, il voto di fiducia di ieri, seppur così risicato? Intanto cambia l’inerzia psicologica del duello tra Berlusconi e Fini: questa è la prima volta dall’estate del «che fai, mi cacci?», in cui è Fini a prendere una lezione di professionismo politico da Silvio, perdendo tre parlamentari per la strada, costretto stavolta lui a gridare al tradimento. Ma il voto di ieri cambia l’equazione anche in un senso più politico e importante, perché ha reso ancora più improbabile, e dunque ormai quasi impossibile, l’ipotesi che da questo parlamento possa uscire una maggioranza diversa da quella che si poggia su Berlusconi e Bossi (al Senato certamente impossibile, visti i numeri).
La causa prima della sconfitta politica delle opposizioni, e cioè l’assenza di un’alternativa, diventa dunque da ora in poi per le opposizioni un ulteriore elemento di debolezza. Berlusconi sapeva benissimo che conquistare tre voti di maggioranza non gli avrebbe garantito il governo fino alla fine della legislatura: trenta membri del suo governo sono deputati, e alla Camera non ci vanno mai, a partire da domani può perdere tutti i voti che Fini decide di fargli perdere. Ma, fornita la sua prova anti-ribaltone con i numeri della Camera, ieri Berlusconi è potuto salire al Quirinale per promettere che tenterà, sì, di allargare la maggioranza all’Udc e fare un nuovo governo (ha perfino dato un bacetto sulla guancia a Casini ieri, subito dopo aver ottenuto la fiducia), ma ha aggiunto che se poi non ci dovesse riuscire anche Napolitano dovrebbe convenire che non c’è altra strada che le elezioni anticipate.
Nessun rischio, dunque, di «prodizzazione» del governo Berlusconi. Lì dove Prodi diceva che governare con due voti di maggioranza è «sexy», Berlusconi ha un’altra idea di che cosa sia sexy, e non ci pensa neanche a restare nel guado in cui è oggi. È per questo che oggi le elezioni sono più vicine di ieri, ma è anche per questo che Berlusconi può oggi cantare vittoria. Ha dimostrato urbi et orbi che dopo di lui ci sono le urne. A questo, e solo a questo serviva l’esibizione muscolare di ieri, per la quale tra l’altro il premier ha avuto l’opportunità di allenarsi un mese intero.
Che cosa insegna invece la giornata di ieri al campo degli oppositori, a coloro che hanno perso? Insegna che senza una proposta alternativa, senza un’idea di che cosa deve venire dopo Berlusconi, senza una omogeneità politica e programmatica almeno pari a quella dell’altro campo, non si convinceranno gli elettori domani esattamente così come non si sono convinti i deputati ieri. Che gli italiani siano sempre più stanchi di un uomo che comincia le legislature con grandi maggioranze e le finisce sempre in crisi e con un alleato che sbatte la porta, non c’è dubbio. Anche i sondaggi mostrano i segni profondi che la fine ingloriosa del Pdl ha lasciato sul volto di un partito sfregiato dalla rottura con Fini. Però, al momento del voto, non ci sarà verso di ottenere che gli elettori si decidano a sfrattare il berlusconismo se non c’è neanche l’ombra di qualcosa di alternativo che possa funzionare. E, diciamocelo francamente, tutte le ipotesi circolate in queste settimane, dal governo tecnico con l’unico compito di rifare la legge elettorale, fino al progetto di andare alle elezioni con tre poli per impedire che venga fuori una maggioranza al Senato, sfruttando così le contraddizioni di una legge elettorale che pure si dice di disprezzare, beh, non possono davvero essere presentate agli italiani come soluzioni plausibili alla evidente crisi politica del berlusconismo, come l’apertura di una nuova era.
Probabilmente non poteva che essere così, quando l’anomalia italiana consegna a un leader di destra come Fini la guida politica dell’opposizione a un governo di destra. Il quale Fini, da parte sua, deve rimproverarsi soprattutto una cosa. Tutti gli argomenti con cui ha attaccato Berlusconi sono corretti, ma messi insieme non fanno una linea politica. Finché a Berlusconi ha rimproverato il cesarismo, la mancanza di democrazia nel partito, la pretesa di comportarsi da padrone fino ad espellerlo, la gente ha capito. Ma come da tutto questo potesse derivare la richiesta di dimissioni del governo, era meno comprensibile.
E infatti Fini ha dovuto trovare un argomento politico per tradurre la polemica interna al Pdl in una mozione di sfiducia. Alla fine questo argomento è stato, ancora una volta, la cosiddetta legalità, e cioè la tendenza del premier a pensare ai suoi casi giudiziari. Purtroppo Fini ha finito così per scegliere un terreno di battaglia preso in prestito dal giustizialismo di sinistra, che avrebbe dovuto sapere insufficiente a fare da solo una politica, e per giunta sfortunato. In una parola: era debole la proposta politica alternativa, era debole l’argomento killer che avrebbe dovuto condannare il governo.

P.s: Ciò che è successo ieri a Roma è molto grave. Scene di guerriglia di quel genere non si vedevano nella capitale dagli anni Settanta. Ed è stato un terribile dejà vu, per quelli di noi che se li ricordano. Chiunque abbia voce in capitolo dovrebbe fare di tutto per fermare questa spirale, alla fine della quale c’è solo un esito possibile: che ci scappi il morto. Bossi dice che l’unica igiene è il voto. Sarà, ma immaginare una campagna elettorale in un paese in queste condizioni fa venire i brividi.

 

Eh sì, quando si spara non si deve usare un fuciletto a tappi !

 

Questo il link all’articolo su Il Riformista.it

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La madre dei cretini è sempre incinta

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Essere facili profeti e prevedere una forte escalation della violenza non è poi troppo difficile: è quello che più volte ha fatto Gianpaolo Pansa nei sui articoli che spesso ho riportato e condiviso. Quello che segue è il triste rendiconto della giornata di ieri per le vie di Roma, redatto da Flavia Amabile per La Stampa. Non è il solo caso; situazioni analoghe si sono viste anche in altre città.

A quando il morto?

Questo l’articolo:

“Chi c’è dietro gli scontri?”

“Una violenza annunciata tiene sotto scacco la città di Roma per ore, centinaia di migliaia di euro di danni”

“Lo sapevano tutti che ieri sarebbe stata una giornata senza pietà. Gli studenti l’avevano annunciato ovunque, su siti e profili Facebook. E la polizia l’aveva capito dalle intercettazioni del giorno precedente. Eppure è accaduto lo stesso, per cinque lunghissime ore Roma è stata vittima della follia e della violenza di un gruppo non numeroso ma ben organizzato e armato di black bloc, anarchico insurrezionalisti, centri sociali che con gli studenti in realtà hanno poco a che vedere.”

“Alla fine il bilancio riporta il calendario indietro di molti anni: centodieci feriti – 50 tra i manifestanti, 60 tra gli agenti – 41 manifestanti fermati, otto auto bruciate, semafori spaccati, cassonetti incendiati, scene di panico, linee di tram e autobus deviate, traffico impazzito.”

“[..] «Ricchi di merda, ricchi di merda», grida qualcuno. Tre ragazzi vestiti di nero, con caschi e sciarpe intorno al viso, si avventano contro l’auto con le loro mazze. Rompono i vetri e gettano dentro un candelotto. In un attimo il rogo si alza fino al terzo piano. Lo stesso avviene con una Smart e una Rover poco dopo. E’ solo l’annuncio di quello che sta per accadere a via del Corso dove il pomeriggio di shopping prenatalizio si trasforma in terrore: di nuovo sanpietrino, fumogeni, sassi , assi di legno, fioriere divelte, vetrine di negozi spaccate. Gli agenti caricano, intervengono le camionette blindate per respingere i violenti verso piazza del Popolo. Vorrebbero disperderli. In realtà ha inizio la battaglia finale.”

Unico mio commento: complimenti ai burattinai!

Su La Stampa.it trovate l’articolo completo

E qui uno dei miei precedenti post sull’argomento

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Che trovata quel siparietto !!!

Vi è per caso capitato di vedere il TG1 di ieri sera, quando è stato presentato il cast di Sanremo 2011: Morandi, Canalis, Belen, Luca e Paolo?

No ???

Non vi siete persi nulla.

Solo un obbrobrioso scatch anni 50, nel quale il conduttore finge di interessarsi ai suoi partner e poi non li lascia parlare.

Se il buongiorno si vede da mattino….

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Le foto della settimana: quella terribile sedia vuota

Dalle foto della scorsa settimana del Los Angeles Times ho scelto questa: ritrae il Presidente den Comitato Norvegese per l’assegnazione del Nobel per la Pace, Thorbjorn Jagland, che osserva sconsolato la sedia vuota dello scrittore Liu Xiaobo, imprigionato in Cina, che non ha potuto essere presente alla cerimonia, per ritirare il premio.

Le fotografie pubblicate sono come sempre bellissime, non perdetevele. Le trovate qui

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A proposito di escort

Per iniziare la settimana con un sorriso eccovi i gustosi luoghi comuni del simpatico “Manuale si Conversazione” (Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quello che si dice), di Andrea Ballarini, per “Il Foglio

Il tema dellla dettimana: Escort & Gigolò

Sono un bel modo per chiamare in un modo nuovo delle cose antiche.

Se le chiami escort le puoi invitare in tivù, altrimenti no.

– Ma con tutti i sinonimi che c’erano, proprio come una brutta auto degli anni ’60-’90 dovevano chiamarle?

– Non sono ancora riusciti a riaprire le case chiuse perché non hanno trovato un bel nome di rappresentanza per chiamarle.

–Se ti beccano a trans è l’infamia, se ti beccano a escort, può essere lo splendore sociale.

– Al casino si portava il figlio un po’ impacciato al compimento della maggior età. A escort, invece, ciascun per sé.

– Essere favorevoli alle agenzie di escort perché contribuiscono a tenere pulite le strade.

– Essere contrari alle agenzie di escort perché ledono la dignità della donna.

Essere disposti a discutere la legittimità delle agenzie di escort, nel caso in cui paghino le tasse, rivela una visione laica di tipo mitteleuropeo.

– Prima ero un cornuto, ma da quando la mia fidanzata fa la ragazza immagine, sono diventato un manager del turismo. Le parole sono importanti.

– Una volta le professioniste del settore avevano una carriera prefissata per la terza età, ora le escort anziane credo che le rottamino.

Nessuno è figlio di una escort anche se lo è.

– Il mestiere della meretrice ha nobili ascendenze culturali: Filumena Marturano, Cabiria, Rocco e i suoi fratelli, Bella di giorno ecc. Il mestiere dell’escort non ha lo stesso charme.

– In Norvegia a 111 km a Est di Oslo c’è un paesino di nome Puttane. Elogiare l’Edipeo enciclopedico della Settimana Enigmistica.

– Fino a poco fa fare la escort era un mestiere avvolto nella massima discrezione, oggi richiede grandi capacità mediatiche; neanche i ciclisti hanno avuto un’evoluzione paragonabile.

– I gigolò sembrano sempre usciti dalle fotografie in vetrina dei saloni da parrucchieri: Richard Gere in American Gigolò ha creato delle aspettative destinate a essere inevitabilmente deluse.

Abitualmente le escort sono belle, i gigolò non necessariamente. Anche qui la parità sessuale è ancora di là da venire

L’articolo originale lo trovate qui, su Il Foglio.it

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E sbatterli fuori, no?

Non sniffate mentre siete in servizio.

La sorprendente raccomandazione è contenuta in una circolare inviata ai medici da Giuseppe De Maria, direttore sanitario dell’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina, in provincia di Lecce. «Il personale deve astenersi durante gli orari di lavoro
dall’uso di cocaina e deve intraprendere un idoneo programma di disintossicazione» anche in collaborazione con l’azienda. Su iniziativa del direttore generale della Asl, Guido Scoditti, il documento è ora nelle mani della Procura
.

Ma come? Una “raccomandazione“?

E sbatterli fuori, no?

Da “Il test antidroga anche per i medici e gli infermieri“, sul Corriere di oggi. (link)

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14 dicembre e poi ?

E’ da qualche giorno che ho in animo di scrivere un pezzo sullo sgarrupato momento politico che sta vivendo il nostro Paese. Lo ha fatto per me Gianpaolo Pansa, oggi, su Il Riformista, con questo articolo al quale ho aggiunto qualche considerazione finale.

“Il film noir di martedì 14 dicembre”

“Ammaliato e coinvolto. Confesso di sentirmi così di fronte al capitolo finale della crisi politica italiana. Neppure una squadra di formidabili sceneggiatori, affiancati da un grande regista di film noir, avrebbe saputo costruire una storia tanto avvincente. E con un attore protagonista del calibro di Silvio Berlusconi. La sua maschera ci resterà nella memoria per molto tempo. Sia che vinca o che perda nel giorno del giudizio, il martedì 14 dicembre 2010.
La prima parte del film potrebbe avere per titolo “Dalle stelle alle stalle”. Il Cavaliere esce dal voto del 2008 con una maggioranza straripante, un blocco ferreo di parlamentari senza precedenti nella Seconda Repubblica. Ma a distanza di due anni, si ritrova in mutande e alle prese con il pallottoliere”

“Per capire quanti voti in più riuscirà ad avere rispetto all’ammucchiata delle opposizioni. Uno, tre, cinque? Berlusconi si dice sicurissimo di vincere. Tuttavia sappiamo che in politica, come nella vita, non esiste mai una certezza assoluta.
Infatti, anche il suo avversario numero uno sostiene di avere la vittoria in tasca. Sto parlando di Gianfranco Fini, il camaleonte più sorprendente dello zoo partitico nazionale. Lui doveva tutto a Berlusconi, a cominciare dall’uscita dal ghetto post-fascista. Eppure ha cercato di ucciderlo. Con una guerriglia continua, iniziata subito dopo l’ingresso nel Popolo della libertà. È inutile che gli scudieri finiani ripetano di continuo che Gianfry è stato espulso dal Berlusca. Gli italiani non sono fessi. E se avessero di fronte il duo Bocchino & Granata, li manderebbero a scopare il mare. Dopo avergli dato un consiglio: «Vallo raccontare a tua nonna!».”

“Adesso Fini, insieme a Tonino Di Pietro e a Pier Luigi Bersani, ha scovato l’ultima trovata prima del cruciale 14 dicembre: la denuncia del calciomercato dei parlamentari. S’intende quelli che dalle loro parrocchie passano, o tornano, sotto le bandiere del Caimano, in cambio di soldi o di favori. Non so dire se la faccenda sia vera. Ma se lo è, mi suscita un pensiero bizzarro.”

“Il pensiero è che i primi responsabili del traffico siano proprio i capi partito che oggi se ne lamentano. Se fossi un loro elettore, gli direi incavolato: ma chi mi avete fatto eleggere? Chi avete osato mandare alla Camera e al Senato? Siete stati voi a nominare dei quaquaraquà, pronti a cambiare casacca in cambio di una mancia. La colpa è vostra. Lo segnalo, rispettosamente, alla Procura della Repubblica di Roma. Nel caso le sembri un elemento utile all’inchiesta appena aperta.”

“Tuttavia, le sequenze cruciali del film noir saranno quelle del 14 dicembre. E avranno soltanto due possibili finali, A e B. Il finale A è quello della vittoria di Berlusconi. Al Cavaliere non importerà di farcela per pochissimi voti. O anche per uno solo. Pure il successo più striminzito sembrerà un trionfo rispetto alla sconfitta delle opposizioni. Che a quel punto si ritroveranno come il mitico don Falcuccio: nude di dietro e nude davanti.”

“La caduta della loro mozione di sfiducia provocherà un terremoto. Fini dovrà ritirarsi nel bunker futurista e verrà messo sotto processo dalle colombe del partito. La guida del Terzo polo andrà a Casini. Di Pietro dovrà cedere il passo a De Magistris. Il leader del Pd, Bersani, si troverà alle prese con un immediato calo d’autorità. A tutto vantaggio della talpa che gli sta scavando il terreno sotto i piedi, il Vendola dall’orecchino magico.”

“Restando sempre all’ipotesi A, la domanda delle domande è se il Cavaliere sarà in grado di governare anche con un margine minimo di voti in Parlamento. In proposito il Bestiario ha un’opinione che, per altro, non conta nulla: Berlusconi non ce la farà, soprattutto sul tempo lungo. Le imboscate della minoranza diventeranno quotidiane. E il proposito di durare sino al 2013 si rivelerà un’illusione inconsistente, una foglia destinata a cadere al primo soffio di vento.”

“Ci vorrà un’altra crisi di governo. Ma anche allora il Cavaliere rifiuterà di passare la mano. Infatti il giorno che dovesse lasciare ad altri, anche del suo partito, la poltrona di Palazzo Chigi, si troverebbe subito nel tritacarne della magistratura. Siamo abituati a dire che bisogna difendersi nei processi e non dai processi. Eppure vorrei vedere come si comporterebbero i tanti politici che predicano così.”

“Esiste poi l’ipotesi del finale B. Il Cavaliere perde in modo netto il match del 14 dicembre. Anche in una sola delle due Camere. A quel punto, il governo dovrà dimettersi e tutto finirà nelle mani del presidente della Repubblica. Ma neppure Giorgio Napolitano sa che cosa potrà accadere. O almeno così dicono le cronache. Non vorrei essere al suo posto. Per la stima che ho di lui, posso soltanto augurargli di saper trovare il finale giusto del film noir.”

“Da quel che capisco sondando alla buona gli umori delle persone che mi capita d’incontrare all’edicola, al bar, in trattoria, sul treno o a passeggio, c’è una soluzione che convince ben pochi, compresa anche gente non ha votato per il centrodestra. È il Governissimo del Ribaltone, con dentro tutti, tranne i vincitori del 2008, ossia il Pdl e la Lega.
Molti lo vedono come un trucco ignobile, per rovesciare un verdetto popolare. È vero che l’italiano qualunque vuole un governo che governi, soprattutto in questi tempi da lupi. Però il troppo stroppia. Siamo un popolo di formiche, pazienti e laboriose. Eppure è da saggi non dimenticare il vecchio adagio: talvolta anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano”.

Fin qui Gianpaolo Pansa.

Voglio aggiungere due parole. Lui si dichiara “Ammaliato e coinvolto”. Io sono invece fondamentalmente disgustato e non riesco ad esserne coinvolto più di tanto. Non ci riesco perché non vedo soluzioni possibili all’orizzonte e tutte le strade portano solo ad un orizzonte di instabilità.

Se si verificherà l’ipotesi A, il Cavaliere avrà solo un margine minimo di voti in Parlamento e non sarà in grado di governare stabilmente. Gli consiglierei di andare comunque al Colle e dichiaralo. Gli può giovare.

Se si verificherà l’ipotesi B, vedo questi possibili sviluppi.
– L’incarico per un nuovo governo di Cento destra, con allargamento a Casini, Fini e Rutelli. E’, probabilmente quel che questi ultimi vorrebbero, ma fanno i conti senza la Lega e senza parte del Pdl. Non è credibile e non ha basi solide per durare nel tempo.
– Il ribaltone. Ve lo vedete Fini e la sua banda di post-fascisti a braccetto con i post-comunisti di Vendola e i giustizialisti di Bersani? A Milano dicono “el dura minga”. Non può durare.
Un governo tecnico di transizione. Per fare che cosa? Una legge elettorale sulla quale nessuno si può trovare d’accordo?
Le urne. Che difficilmente daranno un responso molto diverso da quello ipotizzato in una delle ipotesi precedenti
Il baratro. Che, grazie ai nostri politicanti, mi sembra l’unica conclusione realistica.

Poveri noi.

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I Quiz della Domenica nr.16

Ed ecco i nuovi problemini della Domenica

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Il primo: Il Maialotto (facile-facile)
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Se un maiale pesa 30kg più la metà del suo peso, quanto pesa il maiale?

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Il secondo: Il Motoscafo (facile)
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Un motoscafo impiega 2 minuti per percorrere 2 km se procede nel senso della corrente e 4 minuti se avanza controcorrente. Sapendo che la corrente è sempre costante, quanto impiegherebbe il motoscafo a percorrere la stessa distanza in assenza totale di corrente?

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Il terzo: Il numero dei due armadietti (difficile)
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Alice e Chiara si iscrivono ad un nuovo corso di ginnastica artistica. Alle due ragazze vengono assegnati due armadietti contigui. Scendono negli spogliatoi e vedono che gli armadietti sono numerati dall’ 1 al 10.

Alice guarda il suo numero e dice a Chiara: «Io non so quale possa essere il numero del tuo armadietto».
Chiara risponde:«Nemmeno io so quale può essere il numero del tuo».
Alice, però, allora dichiara: «Adesso so che numero hai,  Chiara !»

Come può Alice essere sicura del numero dell’armadietto di Chiara? Ci sono quattro casi possibili. Li sai trovare?

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Il quarto: le 12 monete (un classico molto tosto).
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Hai 12 monete che sembrano identiche ma non lo sono. Una di esse ha un peso diverso dalle altre ma non sai qual è e neppure se è più pesante o più leggera delle altre.

Devi scoprire qual è la moneta di peso diverso, con 3 pesate comparative utilizzando una bilancia a due piatti.


Le soluzioni, a pag. 2

PS. Questi erano i quiz della scorsa settimana con le soluzioni

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Amici 10 – da Sabato 11 dicembre

Nella scorsa settimana:

Lunedì un’assurda maratona che ha regalato 15 stelline a Costantino e a Gabriella. Entrambe per me immeritate.
Martedì da dimenticare, è stato toccato il fondo. Scenate stile GF tra Giorgia e Francesca da un lato e Antonella dall’altro. Le prime due sono da cacciar via. Un mix di minacce, epiteti ingiuriosi, e atteggiamenti insopportabili.
Giovedì. Sfida tra Annalisa e Antonella: 10 stelline per la seconda. Poi Jurman sprona Giorgia a sfidare Annalisa. Stucchevoli le polemiche tra Jurman e Zerbi, ma per Giorgia niente da fare: 10 stelline per Annalisa.
Venerdì di sfide con risultati sorprendenti. Costantino batte prima Andrea, poi Vito e, infine, anche Riccardo: 15 stelline per lui. Inoltre l’oggetto misterioso Antonio batte Annalisa: 10 stelline per lui.

Questa classifica a Venerdì 10:

Non so quante puntate ci saranno prima del serale, siamo ormai al penultimo Sabato prima di Natale e la vedo dura per quanti sono ancora bassi in classifica, in particolare per molti cantanti, ma anche per Vito, Andrea e Giulia (grrrrrr!!!) tra i ballerini.

Ospite dell’undicesima puntata di oggi il cantautore inglese James Blunt, vincitore del premio MTV Europe Music Award come migliore esordiente, di due Brit Awards, di due MTV Video Music Awards, e di ben 5 nomination ai Grammy Awards: canta Stay the night.

Dopo James Blunt e la pubblicità si inizia alle 14,25 con la classifica del televoto settimanale, che vede primi di categoria Antonio Mungari e Andrea Condorelli: 10 punti ciascuno.

Poi ci propongono una classifica stelline che è già molto diversa da quella di ieri pomeriggio, in particolare per Denny 57 e non più 37 e Costantino 55 e non più 47. E’ verosimilmente frutto dei voti dati dalle commissioni per il recupero del numero di esibizioni da parte degli ultimi entrati ma, a questo punto, mi pare che la classifica stelline sia del tutto inaccettabile per i ragazzi, oltre che in totale spregio dei telespettatori che non hanno nemmeno avuto modo di vedere queste fantastiche performances  dei due beneficiati.

Si lamentano anche i cantanti che ritengono di manica eccessivamente larga i voti dati ai ballerini rispetto ai loro. Hanno probabilmente ragione ed, in particolare, ha ragione Andrea Vigentini che è rimasto al palo.

Si parte, comunque, con  Vito che sfida Denny.  Giudice Marco Pierin. Alessandra Celentano è stata  accusata, nel corso della settimana, da Cannito di aver scelto una variazione che mettere in eccessiva difficoltà Vito a favore di Denny e la cerbera ha accettato di cambiare il pezzo. Assolo, dunque, per entrambi, poi passo a tre con fusto-José e fusto-Amilcar per la gioia delle femminucce. Vince Danny, 5 stelline a lui.

Esibizione di Francesca in Sono Bugiarda. Voti: Vessicchio 8, preso da improvviso buonismo –  Brando 8, Menci 8,  Balestra 8 e Massara 8,  (8 la media) – Giordano 7, Laffranchi 6, Dondoni 6 (media 6) In totale 2 +2+0 = 4 stelline. Francesca si scusa per il comportamento e il linguaggio tenuto nel corso della discussione contro Antonella. Troppo facile.

Esibizione di Costantino con wow-Martina. Voti: Francesca Bernabini 7, con 7 e 6 degli altri due commissari; totale 2 stelline. Garrison tanto per cambiare, contesta. Ma ha torto. Costantino è nettamente sopravvalutato.

Sfida dei poveri, solo 3 stelline, tra Andrea Vigentini, sfidante, contro Antonio; come a dire: Grazia De MIchele  contro Jurman. Per Marco Mangiarotti vince Antonio.

Inedito di Diana. Vessicchio 8 –  Brando 8, Balestra 8, Menci 8,  Massara 7  (8 la media) –  Giordano 9, Laffranchi 8, Dondoni 8 (8 la media) In totale 2 +2+2 = 6 stelline. Troppe, ma va bene così.

Finisce qui.

La classifica delle stelline, a questo punto: Annalisa 70, Denny 62, Costantino 57, Antonella 54, Debora 45, Riccardo 39, Francesca 35,  Antonio 37, Andrea C. 34, Virginio 32, Vito 31, Giulia 30, Gabriella 29, Diana 29, Arnaldo 16, Andrea V. 13, Giorgia 11. Ma la puntata prosegue lunedì.

Breve commento: il polpettone va avanti ma più passa il tempo e più risulta essere una ricetta raffazzonata con troppi ingredienti e dosi sbagliate.

Che peccato.

Lunedi 13

Sì che peccato! Perchè la parte trasmessa oggi pomeriggio era veramente gradevole. Bella la sfida tra Debora e Giulia (10 stelline per la mia cocca) e anche quella tra Annalisa e Virginio (10 stelline pr lui).

E questa è la classifica aggiornata:

Martedì 14

A sorpresa due nuove “maratone” con in palio 20 stelline per il primo classificato e 10 per il secondo. Personalmente trovo assurda la formula con cui si svolge quella di canto.

Vincono Annalisa e Debora, secondi Giorgia e Riccardo

Questa la classifica delle stelline a fine giornata: Annalisa 100, Debora 71, Denny 71, Costantino 57, Antonella 56, Riccardo 56, Virginio 44 , Giulia 43, Andrea C. 39, Francesca 37, Vito 37, Antonio 34, Gabriella 30, Diana 29, Giorgia 24, Arnaldo 17, Andrea V. 17.

Grossa polemica Mercoledì 15 tra Jurman e il resto del mondo. Motivo: lui decide di non accettare più sfide ad Antonella perché vuole che i ragazzi sfidino Giorgia che è indietro in classifica e che per lui merita il serale. Dice” c’è bisogno che Giorgia venga sfidata e quindi non accetterò sfide ad Antonella a meno che non le lancino i ‘miei’ Giorgia e Antonio”.

A Luca Jurman, questa volta, ha dato di volta il cervello.

I ragazzi, ovviamente, contestano perché Giorgia vale solo 5 stelline e Rudy Zerbi e Grazia Di Michele si chiedono se sia Jurman a decidere chi va al serale, tanto più che si è ricorsi alle commissioni esterne proprio per evitare che i professori incidano sul percorso dei ragazzi.

La discussione assume toni accesi viene deciso di  congelare temporaneamente il meccanismo delle sfide con stelline in palio.

Giovedì 16 c’è la sorpresa di una impegnativa prova estemporanea, per la quale i ragazzi hanno due ore per prepararsi senza l’assistenza dei docenti: si esibiranno per due minuti e mezzo cercando di dimostrare la loro preparazione, nonché la capacità di stare in scena, anche improvvisando cose nuove.. Ci sono in palio 50 stelline: 25 per il primo, 15 per il secondo e 10 per il terzo.

Per il canto il giudice esterno è Marco Mangiarotti che premia meritatamente, con le 25 stelline, Diana per una esibizione che definisce divertente e di sostanza (concordo), seconda Francesca che gioca a far Lady Gaga e terza Annalisa che si limita a cantare il suo “Inverno” Non male anche Arnaldo e Antonella, ma senza stelline. Diana sale a 54 stelline e Francesca a 52

A domani per i ballerini.

Venerdì 17

Per il ballo, giudice Roberto Fascilla, Giulia si aggiudica la prova estemporanea : 25 stelline pere lei. E brava la mia cocca! Poi Debora, 15 stelline, e Costantino, 10 stelline.

Dopo la lite tra prof riprendono le sfide-steline tra allievi che, d’ora in poi, saranno fatte sui soli cavalli di battaglia per evitare eccessivi carichi di lavoro a chi è oggetto di molte sfide.

Vediamo allora Francesca che si aggiudica 10 stelline contro Annalisa, giudice Marco Mangiarotti e Riccardo che si aggiudica 10 stelline contro Debora, giudice Mimmo Del Prete. Non capisco né un giudizio, né l’altro; soprattutto quello a favore di Riccardo per “miglior la tecnica”. Non lo capisce neppure la Celentano e neppure i ballerini professionisti che commentano con una risata dietro le quinte. Riccardo s’incazza, a ragione, ma il giudizio è quanto meno troppo “personale”.

A proposito di incazzature, va in onda anche quella di Arnaldo che è tentato di lasciare il programma per non rischiare di perdere fiducia e autostima, a causa dei giudizi severi che lo hanno relegato all’ ultimo posto in classifica. Non ha tutti i torti.

A questo punto la classifica direbbe:  Annalisa 110, Debora 86, Denny 71, Giulia 68, Costantino 67, Riccardo 66, Francesca 62, Antonella 56, Diana 54, Virginio 44 , Andrea C. 39, Vito 37, Antonio 34, Gabriella 30, Giorgia 24, Arnaldo 17, Andrea V. 17. Ma non è detto che resti tale fino a domani, se ci saranno altre prove nel frattempo.

A domani, ma attenzione, si partirà alle 13,40 e non alle 14,10.

Leggo, inoltre, che “Amici” nel periodo natalizio non andrà in vacanza e andranno in onda i day time quotidiani il 20, 21, 22 dicembre e poi il 27, 28, 29 e 30 dicembre alle 16.15.  Il prossimo appuntamento in diretta è previsto per sabato 1° gennaio 2011, alle 14.10.


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Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait….

Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait” , se i giovani sapessero, se i vecchi potessero, è il vecchio proverbio francese che Giovanni Sartori, nel suo editoriale odierno per Il Corriere, “Giovanilismo e rottamazione”, riscrive con le parole “gioventù è energia senza sapere, anzianità è sapere senza energia “.

Sartori fa riferimento a due aspetti della vita politica dei nostri giorni: quello dell’ascesa degli astri nascenti Matteo Renzi (35 anni, sindaco di Firenze) e Nicchi Vendola (52 anni, governatore della Puglia) nell’ambito della sinistra post-comunista, e quello dei giovani si battono contro la riforma dell’Università.

Del primo mi interessa assai poco, salvo a sottolineare l’incipit dell’editoriale che dice “Se Berlusconi non ride (perlomeno sino al 15 dicembre) la sinistra di Bersani e dintorni può solo piangere”. Anche noi, aggiungo io.

Del secondo invece mi interessa molto di più e non posso non rilevare queste sue considerazioni: “È una riforma senza soldi, e questo è il suo più grave limite. Ma, soldi a parte, la riforma Gelmini non è una cattiva riforma. Ed è una riforma necessaria perché affronta le insensatezze legislative e gli abusi «baronali » degli ultimi decenni. [..] i giovani di oggi che si battono contro la riforma universitaria Gelmini si battono a proprio danno e per il proprio male”.

Aggiunge Sartori:” Il giovanilismo non dura. È così per forza, perché i giovani diventano vecchi. Ma è anche bene che sia così. I giovani apportano un elemento — l’energia — che gli anziani non hanno più, mentre gli anziani apportano l’elemento che i giovani ancora non hanno, e cioè esperienza e conoscenze. Insomma, gioventù è energia senza sapere, anzianità è sapere senza energia. Le civiltà decadono per senescenza e quando diventano gerontocrazia. Però, nessuna civiltà è mai emersa da una paidocrazia, dal potere dei giovani.”

E conclude: “Non so se la generazione in agitazione sia, come scrive Barbara Spinelli su Repubblica, una «generazione bruciata». Ma è certamente una generazione allevata dalla promessa insensata delle «aspettative crescenti». Sì, i giovani di oggi avranno una vita dura. Ma fu dura anche la vita dei giovani che si trovarono, dopo la fine dell’ultima guerra, con un Paese distrutto e un avvenire che sembrava senza avvenire. Noi, i giovani di allora, ce la siamo cavata”.

Che dire di più? Speriamo che se la cavino anche loro, ma mi sembra dura.

Sarò troppo vecchio?

Questo l’editoriale di oggi sul Corriere.it

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