Nella mia ingenuità…..

Nella mia ingenuità, quando ho letto questa notizia sul Messaggero.it:Bari, rapina la stessa farmacia per due giorni consecutivi: arrestato“, mi ero detto: se voleva proprio farsi beccare…., questo lo propongo per il Pirla d’oro 2010!

Poi mi è venuta l’idea di cercare su Google “rapina due volte” e ho trovato che di questi casi ce n’è una lunga sfilza. Provare per credere. Dev’essere la norma, non l’eccezione.

E allora? Non mi resta che auto-candidarmi per il Pirla d’Oro dell’ultimo decennnio. O anche peggio; fate voi.

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Per un bacin d’amor

La notizia è di ieri; così la riporta Il Tempo

«Il vero amore non ha mai conosciuto misura», sosteneva Properzio. Una massima che sicuramente troverà d’accordo quel tenerone di un autista Atac che martedì ha fatto evacuare in fretta e furia i passeggeri del «suo» bus con una scusa perché doveva andare a prendere la fidanzata. Sì, avete letto bene. L’uomo, sui 40 anni, non ancora identificato dall’azienda, tra il dovere e il piacere non ha avuto dubbi: ha scelto il secondo e, con lo stesso mezzo elettrico ormai libero dai poveri ed esterrefatti utenti, ha prelevato la ragazza che lo aspettava alla fermata successiva. A raccontare l’episodio è Cristiana. «Verso le 18,35 sono salita sul 116 in via del Tritone. Eravamo in tutto cinque a bordo e, a un certo punto, il conducente ha cominciato a parlare al cellulare con una donna. Lui diceva: “Sì, amore, incamminati su via del Corso che ti vengo a prendere lì. Giuro che lo faccio!”».

Conclusa la telefonata, in piazza Nicosia, l’uomo ha annunciato che i passeggeri dovevano scendere dall’autobus perchè c’era una deviazione a causa di un barcone incagliato sul Tevere. «Noi tutti abbiamo protestato e io gli ho anche detto che sarei andata in fondo a questa storia, che avrei fatto reclamo, come poi ho fatto – racconta ancora Cristiana – Ma lui ha spalancato le porte, ci ha costretto a uscire ed è ripartito blaterando qualcosa». Cristiana ha mantenuto la parola. Ha chiamato l’Atac per verificare se la storia del barcone era vera. Ha scoperto che era una balla e allora ha spedito un fax, riferendo nei dettagli quanto accaduto. Ora l’autista di quella che è stata ribattezzata «la corriera dell’amore» rischia severi provvedimenti disciplinari. Ma la sbalordita passeggera, malgrado il disagio subito, non ha nascosto una po’ d’invidia femminile: «Magari – ha detto – tutti gli uomini facessero cose del genere per la propria donna!»

Che bello !!! Adoro quel conducente. Ma come sempre: “Eva contro Eva”. E non perdona!

 

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L’escalation della violenza.

E’ ormai da mesi che cerco di esprimere tutta la mia preoccupazione per l’escalation di violenza che permea la politica del nostro Paese e condanno i burattinai che la fomentano.

Tra le grandi firme della stampa ho trovato spesso condivisione per questa mia preoccupazione negli articoli di Gianpaolo Pansa per “Libero” e per “Il Riformista“.

Quello che segue è per Libero oggi in edicola:

“Scontri in piazza Gli studenti usati come utili idioti”
di GIAMPAOLO PANSA

“Alla cacca sulla porta di casa della Gelmini non ci avevo pensato. Nel senso che non ritenevo il ribellismo studentesco, o presunto tale, così violento da arrivare a tanto. E non mi riferisco al materiale scaricato sull’uscio del ministro, bensì al posto scelto per l’Operazione Merda. Ossia un’abitazione privata, un domicilio sacro che dovrebbe sempre restare fuori dalla battaglia politica. Confesso che è proprio il luogo ad avermi fatto rimanere di gelo. Per un complesso di motivi che adesso spiegherò. Le abitazioni private sono sempre state prese di mira dal terrorismo, soprattutto da quello rosso. Carlo Casalegno venne ucciso dalle Br sotto l’androne del palazzo dove viveva. Il direttore di “Libero” ha visto arrivare sul pianerottolo di casa uno sconosciuto armato di pistola che non voleva certo recapitargli un biglietto di auguri. Potrei continuare con gli esempi. Ma si riferiscono tutti a una criminalità ben più sanguinaria rispetto a quanto vediamo in questo autunno di battaglie sulle strade.
Mi domando il pandemonio che si sarebbe scatenato se lo stesso carico di sterco fosse stato depositato sull’uscio di Nichi Vendola, di Pierluigi Bersani, di Pierferdinado Casini o di qualche megadirettore dei giornaloni italiani. Per esempio, all’ingresso della casa di Ezio Mauro, il capo di “Repubblica”. O di Ferruccio de Bortoli, il leader del “Corriere della sera”. O anche di Gianni Riotta, il numero uno del “Il Sole24Ore”

Tra l’altro, la testata della Confindustria è l’unico quotidiano ad aver dedicato alla vicenda appena una notiziola a una colonna. Per di più spartita fra due eventi: “Sterco davanti casa Gelmini. A Roma fermo per 12 studenti”. Mentre l’occhiello di quel titoletto praticamente invisibile era di un’ipocrisia senza pari: “Università. Le proteste”. Se ci fosse andata di mezzo la signora Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, il sinistro Riotta avrebbe di sicuro strillato come un’aquila. Quanto è accaduto al ministro Gelmini va considerato un precedente pericoloso. Chi ci garantisce che, domani, sulla porta di casa di un altro ministro del governo Berlusconi non venga depositata una bomba? I maneggioni dello sterco in azione a Bergamo avrebbero potuto farlo senza correre nessun rischio. La casa del ministro più vilipeso d’Italia non era sorvegliata dalla questura. Per questa imperdonabile dimenticanza, gli stercorari hanno agito senza incontrare nessun ostacolo. La cronaca di “Repubblica” racconta che avevano i volti coperti da passamontagna neri e le mani difese da guanti bianchi. Si erano muniti di uno striscione contro la riforma dell’Università, poi appeso alla cancellata. Quindi hanno depositato la loro merce. E infine sono stati così arroganti da diffondere un comunicato di vittoria. Secondo “La Stampa”, diceva: “La città ospita nella sua roccaforte alta il ministro più amato da tutti gli studenti d’Italia. Noi abbiamo violato questa roccaforte e scaricato davanti a casa Gelmini la ‘naturale’ reazione alla sua riforma”. I vecchi redattori capo raccomandavano a noi pivelli di stare attenti ai dettagli di un fatto perché è lì che si nasconde il succo di una storia. E il succo dell’azione a Bergamo è abbastanza chiaro. Chi si ferma a osservare i cortei, le strade invase, le stazioni occupate e gli scontri con la polizia, non agguanta la verità nascosta dietro tutto l’ambaradan che quotidiani e tivù ci raccontano ogni giorno.

La verità da scoprire è assai peggiore del caos che tiene in scacco molte città italiane. E riguarda la natura dei gruppi che guidano i movimenti di piazza. Ho già scritto su “Libero” che siamo in presenza di un ribellismo organizzato da nuclei politici o para-politici assai diversi dagli studenti che vengono condotti in strada. Che cosa sono questi nuclei? Chi li ha costituiti? Al ministero dell’Interno forse lo sanno. Ma di certo i giornali lo ignorano. Forse perché vogliono ignorarlo. Posso ragionare da giornalista anziano? Un tempo non era così. All’inizio degli anni Settanta, quando la stagione del terrorismo era appena agli inizi, più di un giornale non rimase ad aspettare lumi dal Viminale. Mandò i suoi inviati più svelti a scoprire che cosa c’era dietro quei sussulti violenti.

Alberto Ronchey, in quel momento direttore della “Stampa”, mi spedì a Genova per capire chi fossero certi scalmanati che sembravano soltanto rapinatori da quattro soldi. Fu così che venne a galla l’esistenza di una banda politica, la 22 Ottobre, i tupamaros di Genova. Si ispirava al “Piccolo manuale del guerrigliero urbano”, scritto dal rivoluzionario brasiliano Carlos Marighella. E considerava le rapine, i sequestri e gli omicidi l’unico mezzo per abbattere il capitalismo. Davanti a un fatto violento di natura dubbia, i vecchi capi dei giornali ci dicevano: alzate il culo dalla sedia e andate a vedere di persona. Vorrei davvero che non fosse più necessario un incitamento del genere. Però la vita mi ha insegnato una verità: sapere tutto di un fatto, riduce di molto il rischio che può derivarne. Forse è bene tenerlo a mente.”

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Sanità in Sicilia. I premi ai soliti furbetti.

Da sempre sostengo che anche nel settore pubblico dovrebbe essere attuato un sistema che permetta di premiare il merito di chi ha ben lavorato.

Ne ho parlato più volte per la scuola, ma il discorso vale per molti settori di attività.

La condizione di un sistema di questo tipo è però che il merito si premia con i risultati ottenuti e che i risultati ottenuti devono essere misurabili.

I dati prima di tutto e solo in secondo piano gli elementi qualitativi.

Pare che invece che in Italia anche il premio al merito diventi uno strumento per i soliti furbetti per fregare  le casse dello Stato.

E’ quel che sembrerebbe leggendo l’ articolo ”Miracolo sanità in Sicilia. Premi a quasi tutti i medici”.  A firma  Sergio Rizzo per Il Corriere di oggi. Sottotitolo: “L’86% dei promossi nella regione del record dei decessi”

Dice: “Avevamo sbagliato tutto. Ma proprio tutto. Condizionati evidentemente dal pregiudizio, eravamo convinti che la sanità siciliana non fosse messa proprio benissimo. Un errore nel quale doveva essere scivolata anche una delle due Commissioni parlamentari d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale, quella della Camera presieduta da Leoluca Orlando. La quale, a ottobre di quest’anno, aveva tracciato un quadro sconcertante, secondo il quale in 503 giorni si sarebbero verificati nel nostro Paese ben 242 casi di malasanità. E indovinate quali Regioni ne avrebbero il poco invidiabile primato? La Calabria e la Sicilia, che avrebbero assommato da sole quasi metà dei casi di malasanità con il 54% dei morti. Rispettivamente 64 episodi con 50 decessi in Calabria e 52 episodi con 38 decessi in Sicilia- Dati che hanno fatto letteralmente imbestialire l’assessore siciliano alla sanità, l’ex pubblico ministero Massimo Russo, autore di una smentita categorica «I casi sentinella non sono 52 ma 31 e i decessi non 38 ma 8!». E adesso un’altra implicita smentita arriva dai risultati della sperimentazione prevista dalla legge del ministro dell’Innovazione Renato Brunetta per verificare la qualità professionale del personale sanitario. Si tratta della qualità «individuale», in base alla quale ripartire i premi destinati a chi si dimostra più bravo dei suoi colleghi. Un meccanismo che dovrebbe far penetrare la meritocrazia fino in profondità in un sistema tradizionale preda degli artigli della politica. Anche se gli esperti del ramo lo giudicano un po’ approssimativo, visto che si dovrebbe procedere per quote stabilite a priori: metà al 25%, ovvero a quelli considerati i più bravi e l’altra metà al 50%, ovvero a quelli giudicati così-così. Al restante 25%, vale a dire le schiappe, zero carbonella. E il fatto che a essere premiati dovrebbero essere soltanto i tre quarti della platea, già pone un bel problema. Perché la sperimentazione Brunetta, condotta in 22 aziende sanitarie siciliane con 4 mila addetti, ci dice che non il 75% del personale sanitario avrebbe diritto alla gratifica per la qualità individuale, bensì 1’86%. E che i bravissimi che dovrebbero avere la supergratifica non sono il 25%, ma addirittura il 46%.”

Ma è mai possibile che in questo Paese non si riesca mai a far le cose con un minimo di serietà?

 

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E’ troppo comodo !

E’ troppo comodo causare gravi danni, comunicando pretestuosamente dati errati o incompleti a milioni di telespettatori, per risponderne a babbo morto quando ormai ci sarà magari anche qualcun altro al posto nostro che dovrà pagare per noi.

E’ quel che accade “normalmente” al sig. Santoro con Annozero, almeno stando a quanto lui stesso ha dichiarato, secondo Il Corriere.

Ascoltate questo video.

La vicenda è quella che vede la Fiat attrice nei confronti della Rai,  lamentando che «in modo del tutto strumentale Annozero abbia illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa ‘prova’ avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo»

Cosa risponde l’ineffabile sig. Santoro? Che è normale per una trasmissione di questo genere ricevere queste  richieste, che se ne ricevono molte, e che, beh,  fin tra quattro anni non sapremo la verità, riferendosi a quanto sarà lungo l’iter giudiziario.

Nel frattempo lui e i suoi degni compari avranno lasciato la RAI, intascando lauti compensi e liquidazioni.

Troppo comodo.

E’ mai possibile che per azioni denigratorie di questo tipo perpetrate davanti a milioni di telespettatori,  che  possono causare danni irreparabili e permanenti, non si possa avere un giudizio immediato?

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Toh !!!! Che la scuola si stia mettendo a far sul serio?

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Non illudiamoci troppo, continuiamo ad essere nella più aurea mediocritas, per non dire peggio, ma a si notano segnali di miglioramento.

Così almeno parrebbe stando ai risultati 2009 dell’ indagine Pisa, Programme for international student assessment, che valuta gli apprendimenti in lettura, matematica e scienze dei quindicenni di 74 Paesi del mondo.

Complessivamente risultiamo intorno ad un non troppo onorevole 30esimo posto circa su 74 paesi, ma i nostri quindicenni risultano essere più preparati nel 2009 di quanto non lo fossero nel 2003 e del 2006.

Per la lettura l’Italia ha conseguito un punteggio medio di 486, al di sotto della media OCSE, che è di 493, con questo trend per gli ultimi anni:

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Per la matematica l’Italia ha conseguito un punteggio medio di 483, al di sotto della media OCSE, che è di 496, con questo trend per gli ultimi anni:

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Per le scienze l’Italia ha conseguito un punteggio medio di 489, al di sotto della media OCSE, che è di 501, con questo trend per gli ultimi anni:

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In tutti e tre i casi i nostri risultati risultano, dunque, sempre sensibilmente inferiori a quelli della media OCSE e il trend di miglioramento è dovuto soprattutto ai risultati del Sud che, peraltro, rimangono ancora ben al di sotto della media nazionale. Risultano invece in flessione i risultati del Nord Est, pur rimanendo superiori alla media nazionale.

Conoscendo un po’ i nostri polli, peraltro, mi chiedo se tali improvvisi miglioramenti non siano dovuti anche a comportamenti opportunistici dei prof, ma mi auguro sinceramente di sbagliare. Ben vengano se sono reali!

Preoccupano in ogni caso i livelli di competenza, che sono inferiori alla media OCSE come percentuale di studenti eccellenti e superiori alla media OCSE per quella degli studenti insufficienti:

Lettura: Eccellenti 5,8% (Ocse 7,6%) Insufficienti 21% (OCSE 19%)

Matematica: Eccellenti 9,0% (Ocse 13,5%) Insufficienti 25% (OCSE 19%)

Scienze: Eccellenti 5,8% (Ocse 8,5%) Insufficienti 20,6% (OCSE 18%)

Su questo tema riporto, a pag,2, un interessante articolo “Cresce la distanza tra scuole buone e cattive” a firma Lorenzo Salvia per Il Corriere del 9 dicembre,

Tra le altre cose dice: Bisogna essere fortunati fin da piccoli. Perché scegliere la scuola sbagliata è un errore che ti può segnare per tutta la vita. Ed in Italia più che una scelta sembra una lotteria. Il nostro Paese è il secondo peggiore al mondo nella classifica della cosiddetta varianza, cioè la differenza fra scuole dove gli studenti hanno risultati buoni e scuole dove gli studenti hanno risultati mediocri……

Ho tratto questi dati dal fascicolo “Primi risultati di PISA 2009” dell’Invalsi, che trovate su questo sito, dal quale potrete trovare molte ulteriori interessanti informazioni di maggior dettaglio

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7 Dicembre: Sant’Ambroeus

Conosciamo spesso solo il nome dei santi e poco più. Oggi, 7 dicembre, è Sant’Ambrogio, per i milanesi Sant’Ambroeus, il patrono della città.

Ma chi è stato Sant’Ambrogio?

Vescovo, scrittore e uomo politico, fu una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo d.C.

Nacque forse nel 339-340 aTreviri (Gallia), dove il padre era prefetto del pretorio.
Destinato alla carriera amministrativa sulle orme del padre, frequentò le migliori scuole di Roma, partecipando poi alla vita pubblica della città e ricevendo un’educazione classica, in diritto,letteratura e retorica.

Dopo cinque anni di magistratura a Sirmio, nel 370 fu incaricato quale governatore della Liguria, poi dell’Emilia e, infine, giunse a Milano come governatore dell’Italia settentrionale, dove divenne una figura di rilievo nella corte dell’imperatore Valentiniano I.

Nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, Ambrogio fu acclamato vescovo da tutto il popolo al grido “Ambrogio vescovo!”; nonostante fosse di fede cattolica, egli inizialmente rifiutò decisamente l’incarico, non essendo preparato: non aveva ancora ricevuto il battesimo né aveva affrontato studi di teologia. Dopo la conferma della carica da parte dell’imperatore Flavio Valentiniano, nel giro di una settimana Ambrogio fu battezzato e ordinato vescovo. Altri tempi !!

Quando divenne vescovo, adottò uno stile di vita ascetico, elargì i suoi beni ai poveri, donando i suoi possedimenti terrieri (eccetto il necessario per la sorella Marcellina). Per molti anni Aurelio Ambrogio, quando divenne vescovo, ebbe vari scontri con Giustina, imperatrice di Milano, di fede ariana.

Uomo di grande carità, tenne la sua porta sempre aperta, prodigandosi senza tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure. Ad esempio, Sant’Ambrogio non esitò a spezzare i Vasi Sacri e ad usare il ricavo dalla vendita per il riscatto di prigionieri, disse che in questi casi era lecito spezzare questi Sacri Vasi anche se benedetti.

La sua sapienza ed il suo prestigio furono determinanti per la conversione di Sant’Agostino nel386, il suo seguace più eminente, che era venuto a Milano per insegnare retorica

La Chiesa cattolica venera la memoria del santo il 7 dicembre, la Chiesa ortodossa celebra la sua festa il 20 dicembre, mentre le Chiese vetero-cattolica e luterana lo commemorano il 4 aprile

Mi fermo qui, ma chi lo desiderasse può trovare molte altre notizie su Wikipedia, a questo link

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Sette vite sull’asfalto.

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Sette morti e tre feriti gravi tra un gruppo di ciclisti che stava percorrendo in direzione sud la Statale 18, nel comune di Lamezia Terme, al chilometro 372.

Il gruppo è stato investito in pieno da una Mercedes condotta da un marocchino, drogato,  con un bambino a bordo, rimasti a loro volta feriti.

Le condizioni dei tre superstiti, ricoverati uno all’ospedale di Catanzaro e gli altri due all’ospedale di Cosenza, sono gravi. Le condizioni dell’investitore e del bimbo che viaggiava insieme a lui, invece, non destano preoccupazioni.

Questa la fredda, terrificante notizia.

Come commentarla? Non lo so. E’ grossa la tentazione di parlare di certi risvolti dell’immigrazione, ma me ne astengo perché non ho dati sulla frequenza e sulla gravità degli incidenti stradali causati da immigrati. Forse le Compagnie d’Assicurazione ne sanno di più. Lo dicano.

Diciamo allora che poteva capitare a chiunque? No. A chiunque no, ma a troppi sì. Non dimentichiamo mai che quando abbiamo un auto in mano, abbiamo un ordigno potenziale innescato pronto ad esplodere e usiamo la testa. Non c’è nulla al mondo che possa giustificare un assassinio sulle strade, perché di assassinio si tratta.

Ricordiamocelo.

 

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Le foto della settimana: freddo e neve.

Sono sempre eccezionali le  Big Pictures del Boston.com

Il tema di questa serie è l’inverno, col ritorno della neve e del freddo.

Questa che ho scelto è del 3 dicembre ritrae alcuni fenicotteri allo zoo di Amburgo.

Non perdetevele, le trovate qui

Foto: MALTE CHRISTIANS/AFP/Getty Images

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“Siamo già a Natale” …

Natale !!! Poteva il simpatico “Manuale si Conversazione” ovvero “Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quello che si dice”, di Andrea Ballarini, per “Il Foglio”, farci mancare la solita raccolta di banalità e luoghi comuni? Certo che no. Eccoveli:

– Siamo già a Natale.

– Come passa il tempo: solo ieri era Pasqua.

– Prefigurarsi il delirio degli acquisti e la frenesia del traffico. Esprimere il desiderio di risvegliarsi il 7 gennaio.

– Senza neve non è Natale.

– Avere abolito i regali qualifica come persone di grande indipendenza di spirito, restie ai compromessi della società consumistica. Spiare con compiacimento gli sguardi d’invidia degli astanti.

– Il Natale quest’anno non l’ho sentito per niente. Ogni anno sentirlo meno del precedente.

– Le pubblicità dei panettoni e dei pandori sono le stesse anno dopo anno, così hanno finito per diventare loro la vera tradizione.

– Detestare tutti i bambini delle pubblicità natalizie senza eccezione.

– Sono spariti gli zampognari. Dolersene.

– Sono ricomparsi gli zampognari. Rallegrarsene.

– Ricordare che Babbo Natale è un’invenzione della Coca-Cola suggerisce una visione laica e disincantata della vita.

– Ma Babbo Natale e la Befana hanno una relazione clandestina? E se sì, perché non la ufficializzano invece di continuare ad andare per tetti?

– Sostenere l’inopportunità di rivelare troppo presto ai bambini che non è Babbo Natale a portare i regali, affinché non diventino stronzi materialisti prima dell’adolescenza.

– A Natale si dovrebbe essere tutti più buoni, per questo, di solito, si litiga con i familiari: le aspettative sono una iattura.

– Ogni anno ripromettersi di mangiare normalmente, quindi lasciarsi travolgere dal cenone di sei ore.

– Ogni anno c’è sempre un invitato al cenone che non avete la minima idea chi sia.

– Ci sono due grandi partiti: quelli che aprono i regali alla mezzanotte e non un attimo prima e quelli che non resistono e all’antivigilia scartano i pacchi. Poi c’è una minoranza perniciosa che non sa trattenersi e rivela quel che c’è nel pacco.

– Per via della crisi le luminarie natalizie cominciano ad assomigliare a decorazioni funebri. Lagnarsene scuotendo la testa e ricordare anni in cui l’intera città era illuminata a festa.

– Dopo i pranzi natalizi resta sempre un panettone appena cominciato che poi viene intinto nel tè per la settimana seguente. Dirlo in tono sognante come se si trattasse della madeleine proustiana.

– Più che altro è una festa per i bambini, perché se fosse per me…

– Riciclare i regali è legittimo, il difficile è sapersi fermare. Per esempio, il set da parmigiano con il tagliere rotondo diviso in sei settori con relativi coltellini è già oltre.

– L’albero di Natale è laico, il presepe è confessionale, inoltre fa subito Natale in casa Cupiello.

– Il Natale allora sì che era una festa vera/cominciavo ad aspettarlo quattro mesi prima/i regali mi duravano una settimana… (Francesco De Gregori)

Questo è il link.

 

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