L’inferno. Un po’ cerebrale, ma niente male.

Questa me la segnala Vincenzo, commentando: «Con cui si dimostra che Freud aveva ragione! E’ sempre una questione di sesso!». Grazie Vincenzo. 🙂

ACCADUTO REALMENTE ALL”UNIVERSITÀ DI GENOVA – CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA

Un professore di termodinamica ha assegnato un”esercitazione a casa agli studenti del suo corso di laurea. Il compito consisteva in una domanda:

“L”inferno é esotermico (libera calore) o endotermico (assorbe calore)?Sostenete la risposta con delle prove”.

La maggior parte degli studenti ha cercato di dimostrare le proprie convinzioni citando la legge di Boyle (un gas si raffredda quando si espande e si riscalda quando viene compresso), o alcune sue varianti.
Uno di loro, tuttavia, ha scritto quanto segue. “Innanzitutto, dobbiamo sapere come cambia nel tempo la massa dell”inferno. E quindi abbiamo bisogno di stabilire i tassi di entrata e uscita dall’inferno delle anime. Credo che possiamo tranquillamente assumere che, quando un’anima entra all’inferno, non è destinata a uscirne. Quindi, nessun”anima esce.
Per quanto riguarda il numero di anime che fanno il loro ingresso all’inferno, prendiamo in considerazione le diverse religioni attualmente esistenti al mondo. Un numero significativo di esse sostiene che se non sei un membro di quella stessa religione andrai all”inferno.
Siccome di queste religioni ce n’è più di una, e abbracciano una sola fede per volta,
possiamo dedurne che tutte le persone e tutte le anime finiscono all”inferno.
Dunque, stanti gli attuali tassi di natalità e mortalità della popolazione mondiale, possiamo attenderci una crescita esponenziale del numero di anime presenti all’inferno.
Ora rivolgiamo l’attenzione al tasso di espansione dell’inferno, poiché la legge di Boyle afferma che, per mantenere stabile la temperatura e la pressione dentro l’inferno, il volume dello stesso deve crescere proporzionalmente all’ingresso delle anime.
Questo ci dà due possibilità:
1) se l’inferno si espande a una velocità minore di quella dell’ingresso delle anime, allora temperature e pressione dell’inferno saranno destinate a crescere, fino a farlo esplodere;
2) naturalmente, se l’inferno si espande più velocemente del tasso d’ingresso delle anime, allora temperatura e pressione scenderanno fino a quando l’inferno non si congelerà.
Dunque, quale delle due é l’ipotesi corretta?
Se accettiamo il postulato comunicatomi dalla signorina Teresa Baghini durante il mio primo anno all’università, secondo il quale “fará molto freddo all’inferno prima che io te la dia”, e considerando che ancora non ho avuto successo nel tentativo di avere una relazione sessuale con lei, allora l’ipotesi 2 non può essere vera. Quindi l’inferno
è esotermico.

Lo studente ha preso l’unico 30.

Eh, eh … !!! 🙂 🙂 🙂

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Se hai una buona scusa, non utilizzarla

“Se hai una buona scusa, non utilizzarla”.

E’ sempre stata questa una delle mie regole di vita. Una delle più difficili da osservare e, lo confesso, non sempre ci sono riuscito. A volte per non essere scortese o dispiacere a qualcuno, altre per evitare guai peggiori, altre ancora per pura codardia nell’affrontare le responsabilità di un errore.

Ma sempre l’ho avuta ben presente.

Mi ci fa riflettere ancora una volta Francesco Alberoni con questo pezzo su Il Corriere ieri, 6 settembre.

Scegliere e prendersi responsabilità. Così nasce l’integrità morale“”.

Dice:

«Io credo che ogni persona abbia un nucleo della personalità morale che si forma molto precocemente, che dura nel tempo e influenza tutti i suoi comportamenti. Questo nucleo non dipende solo dall’educazione o dall’ambiente sociale. Ci sono giovani cresciuti in mezzo alla camorra e che non sono diventati dei camorristi. Ho visto altri educati in un ambiente politico costituito da fanatici violenti e che fin da piccoli hanno capito che c’era qualcosa di sbagliato e non sono diventati né fanatici né violenti, ma critici, equilibrati, saggi. Ho visto ragazzi crescere in classi in cui nessuno studiava e tutti copiavano mentre loro studiavano e non hanno mai copiato, donne che sono vissute in mezzo alle prostitute e non si sono mai vendute»

[..] « E osservando bene il loro comportamento ci accorgiamo che, se hanno preso una strada sbagliata, se hanno compiuto un errore, anche gravissimo, non danno la colpa agli altri, se ne assumono la responsabilità. Se cercate di giustificare il loro sbaglio dicendo «ma quel tale era un farabutto, ti ha imbrogliato », ti rispondono «non dovevo farmi imbrogliare».

«La capacità di non dare la colpa agli altri, di riconoscere che sei stato tu, con la tua volontà, ad aver deciso di agire in quel modo è una grande forza. Essa ti consente di cambiare, di rifiutare le persone e gli ambienti che prima avevi accettato, di respingere chi ti ha deluso conservando un animo sereno, senza rancore, perché sei tu solo l’artefice delle tue scelte».

Io non so ho avuto anch’io quel “nucleo della personalità morale formato molto precocemente”, ma ho sempre ringraziato questa regola che ho trovato scritta tanti anni fa, in una vecchia rivista, abbandonata da chissà chi, in un sottoscala polveroso.

Grazie signor “Chissà Chi”

..

PS – La rivista era la “Selezione dal Reader’s Digest” che ha chiuso le pubblicazioni un paio d’anni fa. Pubblicava mensilmente articoli su vari argomenti: attualità, storia, sport, scienza, o interviste a vari personaggi.  Al termine di ogni articolo riportava una massima, una citazione o un detto famoso. Quella che avevo ritrovato era dei primi anni cinquanta. …..

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Centomila visite a questo blog

agosto visite

Non posso crederlo: anche in luglio ed agosto, tradizionali mesi estivi nei quali si concentrano le vacanze e che  poco invitano a stare attaccato al computer, tantissime sono state le visite a questo blog.

E’ così stato superato il traguardo dei centomila contatti: 100.576 per la precisione.

Che posso dire? Prima di tutto ringraziare gli amici che mi hanno seguito in questi mesi e poi dare il benvenuto ai nuovi lettori.

Da quando è iniziata quest’avventura ho pubblicato 946 articoli, con i quali mi auguro di aver saputo condividere qualche momento di svago, qualche spunto di riflessione e qualche sorriso.

I commenti sono stati 3.835, ivi comprese, per una metà circa , le mie risposte  che,ad ognuno, cerco di non far mai mancare. I commenti dei lettori sono il pepe di ogni blog; moltissimi sono stati ricchi di contenuti e di ulteriori spunti di riflessione. Non perdeteveli, spesso mi hanno anche consentito di completare un pensiero espresso troppo di getto nel post. A tutti coloro che hanno voluto darmi  questo prezioso  loro contributo, anche se con me in disaccordo, va il mio più sentito ringraziamento.

Un abbraccio a tutti.

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La fame aguzza l’ingegno: il “bubbling”

Ma guarda un po’ cosa si è inventato questo!

E’ un mormone e, come tale, gli è severamente proibito di guardare le donnine nude.

E allora si è inventata questa tecnica, che ha chiamato ‘bubbling‘. Se guardate l’originale della foto sotto, la cosa è abbastanza intuitiva.

Altre foto le trovate qui

Beh, niente male. Ma cosa non ti fanno fare le donne! Ed è proprio vero: la fame aguzza l’ingegno!

Ha anche pubblicato un manualetto, che trovate alla pagina seguente.

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I Quiz della Domenica nr. 2

 

ANELLI2

 

Speravate di farla franca, questa Domenica, senza un quiz?

E invece no, eccolo.

Durante una vacanza in un’isola del Pacifico, ritorni nella tua camera d’albergo e scopri che sei stato derubato. Ti hanno rubato il portafogli, tutti i soldi, carta di credito, etc.  Praticamente tutto !
Riferisci il fatto al direttore che, dopo aver riso, ti chiede di lasciare la stanza immediatamente poiché non puoi pagarla per un ulteriore soggiorno.
“Vuol dire che chiamerò i miei familiari e mi farò mandare i soldi” replichi al direttore, che, non contento, ti dice: “Questa è una settimana di festa per l’isola e sarà tutto chiuso, eccetto bar ed hotel. Così lei non potrà ricevere nulla prima di sette giorni. E poiché il nostro albergo non può farle credito, la invito a lasciare la stanza subito !”
In preda alla disperazione frughi nelle tue tasche, ma nulla !
Poi ti accorgi che ti è rimasta una catena aperta d’oro (costruita come quella della foto, che evidentemente non è d’oro, ma l’ho messa per aiutarti)  regalatati da un vecchio amore.
Allora proponi: “Questa è una catena d’oro, ogni suo anello è abbastanza pesante da poter pagare una notte in albergo e, guarda caso, ci sono proprio sette anelli…”
Il direttore la esamina  e dice “Va bene! Terrò la catena in pegno in pegno finché lei non pagherà l’albergo.”
Ma le cattive maniere del direttore ti insospettiscono al punto di pensare che sia coinvolto nel furto e che voglia rubarti anche la catena.
Allora proponi: “Ogni giorno le darò il corrispettivo del valore da pagare. Quindi oggi lei avrà un anello, domani ne avrà due, dopodomani tre e solo fra una settimana avrà tutta la catena. Allora io però avrò il denaro per poterlo riscattare…”
Il direttore accetta ma a questo punto sorge il problema: considerando che la catena ha un valore affettivo notevole e che quindi vorresti danneggiarla il meno possibile, quanti anelli, come minimo, dovrai aprire per poter fare ciò che hai proposto?

Pensaci un po’ e poi controlla la soluzione alla pagina seguente.

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Amicizia e Amore battono il porno (almeno sul mio blog)

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Gli articoli del mio blog hanno superato, a fine agosto le 100.000 visualizzazioni.

Per curiosità ho voluto vedere quali sono stati gli articoli più cliccati.

Come tutti sanno le parole più ricercate sui motori di ricerca sono le solite: sesso, porno, tette etc. etc, ma sul mio blog ho avuto una gradita sorpresa: tra gli articoli più cliccati vince alla grande:

Amicizia e Amore con 9.333 visualizzazioni, un post tratto da un articolo di Francesco Alberoni

Pur non essendo il mio blog di contenuto porno, non è che gli altri termini non manchino. Parlo, infatti, sovente, di sesso, di prostituzione e , perché no, anche di belle donne e delle loro cose stuzzichine; tuttavia solo con largo distacco seguono questi articoli:

“Donne di cuori” e stampa di merda. Che trattava del libro di Bruno Vespa, con 3.606 visualizzazioni

Le star senza mutande., un famoso “fuori onda” della Simona Ventura, con 3.095 visualizzazioni

Puttane a tredici anni. Da un articolo de La Stampa sulle tredicenni troppo emancipate, con 2.169 visualizzazioni

Seguono i post su “Amici 9”, sulla scuola, su Cavour e quelli stuzzichini sulle tette rifatte della Federica Cipriani e sul lato B della Nina Senicar.

Insomma: la ricerca di termini hot, non manca neppure sul mio blog, ma “Amicizia e Amore” sono la prime cosa che si incontrano.

Che bello. Fosse così su tutto il web! Che ne dite?

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Zittire i vivi e anche il silenzio dei morti.

“Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”.

Pare che questo pensiero di Evelyn Beatrice Hall, apparso nel 1906 in The Friends Of Voltaire, la biografia del celebre filosofo, non sia proprio più di moda.

Ora pare che sia molto più abituale arrogarsi il presunto diritto di mettere a tacere chi la pensa in altro modo. Siamo arrivati anche a far tacere il silenzio dei morti in uno stadio di calcio, quello di Milano, in ben due occasioni (Inter-Roma e Milan-Juventus) dove i fischi hanno coperto quel minuto di raccoglimento che “il nemico” aveva voluto per onorare un uomo, Francesco Cossiga.

Ma non è tutto. Siamo già agli squadristi organizzati.

E’ stata, dapprima, la volta, il 30 agosto scorso, di Marcello Dell’Utri, impossibilitato a presentare a Como, gli inediti “diari di Mussolini” che lo stesso Dell’Utri avrebbe recentemente ritrovato.

E’ stata, ieri, a Torino, la volta del Presidente del Senato, Renato Schifani, invitato alla festa del PD ma lungamente fischiato e spesso interrotto dal grido di “schifati da Schifani, vattene”.

Sarà probabilmente, oggi, la volta di Gianfranco Fini a Mirabello (FE.)

Intendiamoci, niente di particolarmente nuovo, era già accaduto in passato, ma temo che tre volte nella stessa settimana siano davvero troppe.

Deve temerlo anche il Presidente Giorgio Napolitano che ha definito l’attacco a Schifani una «gazzarra intimidatoria».

Se n’è accorto persino Fassino che non ha esitato a battezzare col termine di “squadristi” la quarantina di persone di prevalente matrice ‘viola’ e ‘grillina’ che hanno gettato nel caos la festa del PD.

La cosa, invece, pare che stia benissimo a Beppe Grillo che ha dichiarato “Siamo solo all’inizio” e, prima ancora a Tonino di Pietro che aveva dichiarato: “Iniziamo a zittire quelli come Marcello Dell’Utri in tutte le piazze d’Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera… I fischi sono segnali positivi. Se personaggi come Dell’Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C’è ancora un’Italia capace di indignarsi”.

Ora che a Beppe Grillo riesca molto meglio fare il comico che il politico non ci sono molti dubbi, ma che Antonio Di Pietro continui ad assumere toni e a pronunciare sentenze che vanno molto al di là del normale dibattito politico, non mi sta proprio bene.

Già in passato avevo stigmatizzato certe uscite del nostro Tonino ritenendo che certi toni e sentenze possano indurre alla violenza della caccia all’uomo da parte di uno squilibrato o di quadristi di piazza.

Vedo ora, con piacere, che una grande firma del giornalismo di sinistra, Gianpaolo Pansa, si dichiara molto preoccupato per le stesse mie ragioni. Non se la prende con i burattini di piazza ma con i burattinai che stanno dietro e ne muovono le fila, e dice:

«Ben più grave è quel che è accaduto dopo l’assalto di Como. A salire sulla ribalta è stato Antonio Di Pietro. Attenzione: non sto parlando di un facinoroso abituato alle scazzottate nelle strade. Bensì del signor leader di un signor partito, l’Italia dei Valori, che aspira a governare il Paese. Tonino non ha perso tempo. E ha subito diffuso un proclama gonfio di violenza. Invitando a iniziare la caccia al mostro Dell’Utri.

[..] Qualcuno potrà osservare:sono soltanto parole, Di Pietro è un politicante abituato a spararle grosse. Ma io non la vedo così. Spesso le parole, come i fischi, diventano pietre. O petardi.

[..] Certo, si può fare finta di niente. Però sarebbe un errore fatale. Tutte le guerre civili iniziano con la caccia a un uomo solo, eretto a bersaglio esemplare. Di solito, però, non si fermano lì.

[..] Grazie a Dio, di squadre armate pronte a sparare non se ne vedono ancora in Italia. Ma questo non significa che non ne esistano. Ci sono, onorevole Di Pietro, stia pur certo che ci sono. E non si tratta degli squadristi che, a sentire gli Sherlock Holmes di Fini, la ministra Brambilla avrebbe già pronti per guastare la festa futurista di Mirabello. Sono tipacci rossi e neri. In grado di far apparire lo squadrismo verbale una pagliacciata da politicastri.
Di Pietro dovrebbe meditare di più, prima di lanciare proclami. Ma deve farlo subito. E dopo aver meditato, si calmi. Prima che sia troppo tardi. Anche per lui, un apprendista stregone che spesso non ci azzecca.»

Non aggiungo altro.

L’articolo è questo: “L’Intolleranza dei Valori – Di Pietro è rimasto l’ultimo squadrista”

Lo trovate qui.

Aggiornamento:
Leggo da Il Corriere del 6 settembre:

“Arlacchi lascia l’Idv :«Di Pietro insegue Grillo e fa il cattivo maestro»”

«Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti»
(…. vedi il mio commento per il seguito).

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A che cosa servono i sogni?

A che cosa servono i sogni?

Non parlo dei sogni ad occhi aperti, come quelli splendidamente cantati da Lucio Dalla ne “La casa in riva al mare”, ascoltateli, ne val la pena, ma di quelli veri, quelli ricorrenti.

Io ho una mia teoria, nulla di trascendentale intendiamoci, ma una semplice constatazione fatta su me stesso.

Sono ormai in pensione da una decina d’anni. Avevo una posizione importante e un’ottima retribuzione che avrei potuto mantenere ancora per diversi anni. Tuttavia, me ne sono andato appena ho potuto e quando l’ho fatto è stato senza alcun rimpianto, semplicemente pensando che era ora di godermi questi ultimi anni di vita, per dedicarmi alle tante cose che avevo ancora da fare e che gli impegni di lavoro mi avevano costretto a trascurare.

Non me ne sono mai pentito ed ho anche rifiutato, in seguito, alcuni incarichi di un certo prestigio.

In questi anni, però, si è fatto strada un sogno ricorrente che mi ripropone situazioni di lavoro, tutte con una particolare caratteristica: sono situazioni di stress.

Così ad esempio sogno spesso di essere in particolare ritardo con la documentazione necessaria per un’importante riunione del giorno dopo, oppure in difficoltà per un qualche imprevisto. Erano queste situazioni purtroppo abbastanza normali per il mio tipo di lavoro e chi ha avuto alte responsabilità, sa di cosa parlo.

Un altro sogno ricorre spesso. Tra gli anni più belli che ho trascorso ci sono quelli della scuola. Così sogno spesso di ritornare, da adulto e con tutti gli impegni di lavoro, a sedermi tra i banchi di scuola con i ragazzi. E’ l’anno della maturità e so che non potrò farcela perché non ho potuto frequentare troppe lezioni. Arriva il giorno degli esami, mi presento agli scritti delle materie che mi piacciono (allora si dava l’esame in tutte le materie) e poi rinuncio, col proposito di ripetere l’anno.

Non sono il lavoro o la scuola che caratterizzano il sogno, bensì lo stress e l’ansia delle situazioni che si vengono a creare.

Stress e ansia sono cose importanti nella vita. Sono una droga. In questa vita da pensionato, peraltro non senza problemi, forse mi mancano un po’ e il subconscio me le propone nei sogni.

Può essere?

Se sì, non sono le “cose sognate” la parte più significativa dei sogni, ma le “sensazioni”. Di quelle la psiche ha bisogno. E il sogno diventa lo strumento di compensazione.

Non vale certo per tutti i sogni, ma per molti forse sì. Pensateci.

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I box dell’amore a pagamento

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Sapete cosa sono quelli nella foto? Si trovano a Colonia, in Germania.

Sono box per auto. Sì ma un po’ speciali. Non sono per il parcheggio ma sono box del sesso, per sostarvi accompagnati da una prostituta.

“A questo punto? – direte voi – Siamo arrivati a questo punto?”.

Sì. E’ un modello che ha anche un nome: il cosiddetto «modello di Utrecht»: una serie di box destinati a far sparire, almeno dalla vista, le numerose prostitute che ad ogni ora del giorno e della notte offrono le loro prestazioni a cielo aperto.

Si tratta di box in legno o metallo all’interno dei quali i clienti possono accedere direttamente in auto, con la possibilità di avere a disposizione un posto discreto dove appartarsi. Un specie di drive-in, ma senza la proiezione dei films. Non molto diversi dai motels per gli amanti, insomma. E molto più economici.

La stessa idea è stata adottata in precedenza dall’Olanda e da molte città tedesche. Anche Zurigo ci si sta pensando: «La situazione è insostenibile – ha sottolineato il portavoce della polizia di Zurigo, Reto Casanova, – Non possiamo eliminare la prostituzione per cui dobbiamo imparare a tenerla sotto controllo».

In Germania si è provveduto a sistemare vicino ai box dei distributori automatici di preservativi e persino una caffetteria con snack-bar. Credo che facciano anche pagare un ticket per l’accesso. Un piccolo business, insomma.

Scandaloso? Squallido? Forse.

Ma molto meglio di quanto capita qui da noi. Leggete questa (e non è certo l’unico caso): “Treviso. Si apparta con una prostituta in camporella: presi a sprangate e rapinati”.

Ben gli sta?

Ma dai, donne, non dite così !!!!!

.

(Da: Il Corriere e Il Gazzettino)

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La vera molla che determina le azioni dell’uomo.

 

Piramide di Maslow

Un amico, l’altro giorno, mi ha detto una frase che mi ha fatto molto riflettere.

Mario è oltre la settantina; prima di ritirarsi in pensione ha avuto una vita importante.  Quando ha lasciato il lavoro, lo ha fatto per godersi in pace il calore della moglie, della figlia e dei nipotini negli ultimi anni di vita.

Nel frattempo però la figlia ha dovuto trasferirsi all’estero, in un lontano paese asiatico, per seguire il marito chiamato laggiù a un importante incarico. Li può solo più abbracciare un paio di volte l’anno, nelle grandi festività. Dopo un paio d’anni anche la moglie gli è venuta  a mancare. Ora Mario è solo e il suo desiderio sarebbe di veder ritornare in Italia la figlia e i nipotini.

Gli ho chiesto se pensa a un rientro in tempi brevi.

«No – ha risposto – non lo credo. Mio genero ha solo cinquant’anni e a quell’età è difficile rinunciare a …………».

Provate a completare voi la frase. Che cosa avrà detto Mario?

– rinunciare agli alti guadagni?

– rinunciare alla carriera?

– rinunciare alla vita agiata che solo laggiù può permettersi?

– rinunciare a quel mare e a quei tramonti?

– rinunciare agli amici del luogo o alla bella vita sociale?

Niente di tutto questo. La frase è stata: «Mio genero ha solo cinquant’anni e a quell’età è difficile rinunciare al comando».

Già, proprio il comando. E credo che Mario abbia veramente ragione. Il comando è la principale manifestazione del potere. E la ricerca del potere è la molla che muove le decisioni dell’uomo. Sia nei piccoli che grandi situazioni sociali. Siano essi un piccolo gruppo di persone, sia uno stato o una nazione. 

Diceva Sant’Agostino che non vi è differenza tra il potere di un re – che governa su una nazione – e il potere di un capitano pirata che governa sul suo piccolo bastimento. Si tratta di una semplice differenza di grado.

Ed è alla sete di potere che l’uomo è disponibile a sacrificare ogni cosa. Affetti, moralità, ideologie.

Ne abbiamo dimostrazioni ogni giorno, anche, e soprattutto in campo politico.

Voler comandare, volere esercitare il proprio potere!

O sbaglio?

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